Settimana 44

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In tutti gli ambienti nei quali si è formata la nostra educazione (casa, scuola, associazioni sportive, oratorio, tanto per citare le mie esperienze), fin dai primi anni della nostra vita, ci è stato insegnato che le gratificazioni seguono I nostri meriti. Nella vita politica del nostro paese, invece questi valori vengono spesso sovvertiti, con buona pace di noi cittadini. Tanto per portare esempi concreti, basti pensare a quanto vengono pagati i manager delle aziende pubbliche, che spesso saltano dalla poltrona di un consiglio d’amministrazione ad un’altra, facendo più danno delle gestioni precedenti ed uscendo da ogni incarico non con denunce e decurtazioni economiche bensì, spesso, con bonus milionari poiché cacciati prima della scadenza del contratto, al fine di limitare i danni dovuti alle loro azioni. Salvo poi, dopo essere defenestrati, vederli rientrare dalle porte principali di nuove aziende con incarichi ancor più importanti e magari più remunerativi. E dunque ti vengono sospetti sul perché accada tutto ciò…che i politici che li hanno nominati siano tutti matti? Io credo che se c’è una cosa di cui i nostri governanti e/o parlamentari non li si possa accusare, questa sia proprio la pazzia. Ed allora qual è questa ragione? Che forse questi manager siano anche o non solo, i custodi degli armadi nei quali vengono riposti gli scheletri della nostra classe politica? Comunque questo lungo discorso in realtà è solo un preambolo per parlare, vabbè, lo ammetto, in questo caso con un po’ di forzatura, del nostro amatissimo ed arzillo presidente Napolitano. Lo so, è più forte di me, ma come diciamo a Genova, proprio non lo “camallo”, non lo sopporto. Solo io trovo ipocrita e l’ennesimo fumo negli occhi per noi cittadini, la sua dichiarazione sugli aiuti che le banche dovrebbero dare alle imprese, soprattutto medie e piccole, per aiutarle in questi momenti difficili e per poter ridare slancio all’economia? Non è un giorno, ormai, che le banche non fanno più questo “servizio” (a pagamento, e che pagamento!) o lo fanno poco e male. Dapprima viene permesso loro da Bruxelles di comprare denaro dalla BCE all’1% per poter comprare debito pubblico attraverso titoli dallo stato italiano (salvo scoprire che continuano a far pagare fidi in essere alle aziende a tassi di usura), poi nelle varie leggi finanziarie…pardon di stabilitá…(questo termine proprio non riesco a metabolizzarlo, vedi excursus della settimana 43 su questo blog) scopri dei continui aiuti che vengono dati loro (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/17/bancheda-legge-stabilita-benefici-su-utili-in-testa-bper-creval-mediobanca-sec/747079/ ). Ed allora ti domandi (ecco finalmente la chiusura del cerchio): ma perché certi aiuti non vengono subordinati a quanto di meritorio (che poi non sarebbe che compiere il loro dovere istituzionale), dovrebbero fare gli istituti di credito? Ripeto, sarà una forzatura e chiedo anche a voi cosa ne pensate in merito, ma non vi sembra che qualcosa anche qui non torni? A volte fare esempi banali sarà anche troppo semplicistico, ma mi vengono in mente uno studente che va a scuola e un professore che gli assegna un ottimo voto senza interrogarlo, salvo raccomandargli di studiare in un secondo tempo. Secondo voi studierà? O il dipendente al quale viene assegnato un aumento di stipendio, non in virtù di quanto fatto, ma di quanto farà.

Sempre il nostro presidente (a volte mi sembra di sparare sulla Croce Rossa, poi ci penso bene e mi rendo conto che Napolitano in realtà fa parte del plotone di esecuzione), alcuni giorni orsono si è distinto per un’altra dichiarazione che mi ha lasciato a bocca aperta (non ci farò mai l’abitudine). Egli ha infatti detto che è a disposizione dell’autorità inquirente per chiarire, pur dicendo di saperne poco, le sue conoscenze sulla trattativa Stato – mafia. Ovviamente dopo aver tuonato con i (pochi) media che hanno portato avanti le inchieste ed aver richiesto la distruzione delle conversazioni telefoniche che vedono protagonista lui ed il suo ex segretario morto suicida, in merito alla questione. Chissà di cosa vorrà parlare coi magistrati…mah…

Il ministro Cancellieri lo reputavo sinceramente una delle persone più distinte e serie del governo in carica. Mea culpa, lo ammetto, bastava sfogliare le cronache di alcuni giornali per capire che anche lei non era immune da conflitti d’interesse e che quindi anche il suo operato potesse non essere coerente col bene supremo della nazione (paroloni obsoleti nell’Italia d’oggi). Nell’ottobre di un anno fa Il Fatto quotidiano riportava di una buonuscita cospicua che il figlio aveva ottenuto da Fondiaria Sai dopo un solo anno di operato presso il gruppo assicurativo. Anche se non si fosse saputo questo, già faceva specie la telefonata fatta dalla Cancellieri al carcere torinese dov’era detenuta la figlia di Ligresti, per sollecitarne la scarcerazione per motivi di salute. Un’interferenza grave non al pari di quella riguardante la “nipote di Mubarak”, dove alla base di tutto vi erano gli intrallazzi e i presunti reati di Silviuccio. Ma comunque un atto non consono all’indipendenza e all’essere ministro di tutti e non di pochi. Tornata a galla la questione del figlio e il tono ed il contenuto della telefonata tra la Cancellieri e la moglie di Ligresti, la strada più accettabile per me è quella delle dimissioni. Pur pensando che con tutti i problemi dell’Italia, non è questo quello principale di cui preoccuparsi. Mi interessa però notare che tra tutti i partiti quello più tollerante sia il PDL. E qua si distingue una volta di più la Santanchè, amazzone moderna del cavaliere, che ha già paragonato l’atto della Cancellieri proprio al comportamento del Berlusca nel caso Ruby. A proposito di amazzoni, mi tornano in mente quelle famose e sfortunate di Gheddafi. Ed allora vado a cercare notizie sulla Libia di oggi, una nazione che ha forse meno pace e serenità di quante non ne avesse col colonnello (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/28/libia-guerra-e-finita-da-due-anni-ma-non-per-tutti/756415/ ). Quando capiremo che il principio di autodeterminazione dei popoli non è solo un modo di dire e che certe nazioni non possono essere governate democraticamente perché la democrazia non è nel loro dna istituzionale, forse faremo meno danni in girp per il mondo. O forse saremo meno ipocriti dicendo che degli altri popoli non ci frega nulla se non quello che essi hanno da offrirci (o regalarci) dalle loro terre.

Chiudo questo articolo settimanale col consenso della giunta per il regolamento del Senato al voto palese sulla decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore. Francamente tutte queste discussioni mi hanno veramente nauseato. Voto segreto o palese, palese o segreto. Liquido la questione con una battuta, in questo post così poco ironico per me: non è un segreto che ci hanno palesemente triturato I maroni. Sempre a parlare di cose, sì importanti, ma per loro più importanti dei malesseri e dei malumori dei cittadini. Sintomo di un’Italia sempre più al servizio della propria classe politica e non viceversa come dovrebbe essere in ogni stato che si rispetti. Uno stato (e qui mi sale l’indignazione) dove la morte di un imprenditore in difficoltà economica passa sempre in secondo piano rispetto alle tette della Canalis o al pancione della Hunziker (o alle tette e al pancione, a seconda del tempo, di Belen). Dove un alluce di Totti è più importante delle mani di un artigiano o di un artista o dei libri di un professore. Non passerà ancora molto tempo che sui barconi che oggi portano I disperati dalle coste africane nel nostro paese (sempre più di passaggio e sempre meno meta finale del viaggio), saliremo noi italiani alla volta di paesi più civili e più evoluti, non tecnologicamente, ma culturalmente e socialmente. E credo che trovarne non sia poi così difficile.

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