Settimana 45 ovvero quella del sindaco ribelle

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D’accordo, sarà stato anche un gesto forte, non proprio istituzionalmente corretto, ma quello del sindaco di Messina, Accorinti (http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Accorinti), che sventolando la bandiera della pace alla festa delle Forze armate del 4 novembre ha voluto esprimere il suo dissenso alla politica militare italiana, a me ha ispirato grande simpatia. Spero vivamente che il suo sia un gesto sincero, non ispirato da opportunismo mediatico, come alcuni potrebbero pensare. Io voglio credere alla sua buona fede, nel manifestare apertamente e senza remore un sentimento condiviso da molti suoi concittadini e compatrioti. Ed il gesto è avvenuto proprio di fronte a chi è più coinvolto sulla sponda opposta, quelle forze armate che attualmente, forzando la nostra Costituzione nel suo articolo 11, sono protagoniste non solo nel presidiare e difendere i confini patrii da offese armate esterne, ma soprattutto  nel partecipare alle “missioni di pace” all’estero. Oltretutto ancor più significativo è quanto detto nell’occasione da Accorinti e cioè che si sono spesi 20 miliardi (!!!) in tre anni per gli armamenti, mentre molti italiani non hanno neppure da mangiare, come succede a molti suoi concittadini.  Meno il gesto è piaciuto al ministro D’Alia, che ha bollato la cosa come una provocazione demenziale e dicendo che il sindaco deve rappresentare tutta la cittadinanza e non solo una parte di essa. D’Alia ma cosa sta dicendo? Allora io se sono un ministro devo rinunciare alle mie idee per non scontentare quelle altrui? A me queste parole mi pare abbiano una matrice fascistoide, non so se voi la leggete allo stesso modo. Mi sembra un modo per zittire il dissenso, per lo più manifestato da chi vuole portare avanti le istanze dei ceti più deboli della società, quella maggioranza silenziosa che è sempre più stretta tra le mura, sempre più alte, costruite dalla minoranza ancora benestante.  Al di là delle idee politiche di ognuno di noi, vedo positivamente questo fatto poiché per me è il gesto di chi finalmente gira le spalle a chi è più in alto per volgere lo sguardo a chi è in basso, e che vota ancora, sempre più svogliatamente, nella speranza di trovare “uno di loro” ad amministrarli.

 

Tutto questo mi fa da preambolo per parlare del ruolo dei nostri amministratori locali, premettendo che parlo di quelli della valle Stura (Rossiglione, Campo Ligure e Masone) ma credendo che il discorso vada esteso a tutti i sindaci e le amministrazioni cittadine d’Italia. Altra premessa d’obbligo è che reputo il loro incarico, di questi tempi, gravoso e difficile e che non so se sarei in grado di fare di meglio. Ho seguito però da vicinissimo la vicenda TARES con gli aumenti abnormi giunti a tutti i cittadini ed ancor più ai commercianti, in particolar modo a quelli di Rossiglione ed ho letto con interesse il manifesto affisso per conto dell’Unione dei comuni (Mele, Masone, Campo Ligure, Rossiglione e Tiglieto) , che sta gestendo la raccolta dei rifiuti e l’imposizione fiscale che ne deriva. Vi ho trovato spunti interessanti (per la cronaca sono dovuto andare a leggerlo a Campo Ligure, poiché, non ne so il motivo, a Rossiglione dove risiedo non è stato affisso) che andrebbero dibattuti e in alcuni punti smentiti o approfonditi meglio. Ma la cosa che più mi ha colpito è il finale del manifesto in cui gli amministratori, dispiacendosi per l’accaduto, sottolineano come purtroppo il loro ruolo in materia fiscale sia ormai ridotto a quello di semplici esattori per conto dello stato. Ci sarebbe da dire che non è proprio così, che alcune scelte restano nelle loro prerogative ma prendiamo la frase per oro colato. Ora, siccome il mio blog è per mia scelta semiserio (v. excursus alla Settimana 43, https://casafeliceblog.wordpress.com/2013/10/26/settimana-43/), mi viene in mente una battuta presa a prestito da un carissimo amico. E cioè che nella storia di Robin Hood, lo sceriffo di Nottingham era ben più odioso del principe Giovanni. Ma restando seri, una resa così franca e chiara sinceramente è la prima volta che la leggo su un manifesto di un’amministrazione. E mi fa specie, mi fa imbufalire come dovrebbe fare imbufalire tutti i cittadini e ancor più quegli stessi amministratori che subiscono questa situazione e che vedono svilito così il loro incarico. E mi domando se non sia possibile e non sia quindi venuto il momento di gesti eclatanti da parte dei nostri amministratori, che non si limitino a scaricare il barile (sempre più pesante) su noi cittadini, ma facciano qualcosa come il sindaco di Messina. Quando mai verrà il momento di sentire un nostro sindaco, un nostro assessore parlare chiaro alla cittadinanza, spiegando la gravità della situazione e confrontarsi con la popolazione su cosa questa vorrebbe che si facesse in casi così gravi? Attenzione, non inseguo il credo grillino, come qualcuno mi potrebbe contestare, che tutto deve passare attraverso la rete e il consenso popolare. Questo no, si delega ad un’amministrazione ciò che è in suo potere di fare, con la massima indipendenza nei limiti del mandato. Ma di fronte a tanta impotenza, in misure così gravose per la popolazione o una parte di essa, perché non spiegare pubblicamente come stanno le cose? Ecco, lo ripeto, io non invidio i miei amministratori e non vorrei essere al loro posto in certi frangenti. Ma se ci fossi stato mi sarei, in un caso così serio, confrontato con i miei compaesani. Magari offrendo come gesto estremo le mie dimissioni (e non votando a favore una delibera così gravosa) e pensando, perché no, di far commissariare il comune pur di far sentire la mia voce a chi di dovere. Ora, immaginatevi (capisco che può sembrare folle) tutti i sindaci d’Italia a portare simbolicamente le proprie fasce tricolori e le chiavi di tutti i comuni in Prefettura. Credete che non si risveglino le pigrissime coscienze romane? Purtroppo, se la situazione è questa, uno dei problemi più grossi non è proprio ridiscutere il ruolo degli enti locali, che giustamente molti difendono coi denti, in quanto punto di contatto del cittadino con lo stato e presenti sul territorio in maniera capillare? Io non posso più sopportare di vedere quel barile rotolare sempre verso il basso e vedere i miei amministratori trasformarsi negli sceriffi di Nottingham senza un cenno di ribellione verso l’alto. Prima o poi qualcuno di loro, dovrà gridare “Che l’inse!”…io credo che a quel punto saranno in molti a seguirlo

 

La settimana iniziata col gesto del sindaco Accorinti, è proseguita con le succose rivelazioni che tutti gli italiani attendevano con trepidante attesa sui contenuti del nuovo libro di Vespa, colui che a dispetto del nome, non punge mai i potenti suoi ospiti. E naturalmente protagonista delle sue pagine non poteva che essere una volta di più Silvio da Arcore. Che, degno delle sue migliori battute, ha detto che i suoi figli sono perseguitati al pari degli ebrei sotto i nazisti. Ed infatti abbiamo visto Barbara Berlusconi al Camp Nou di Barcellona visibilmente terrificata. Il suo Milan, peraltro con la classica stella sionista sul petto, è stato umiliato e perseguitato per tutto il tempo da Messi e C., noti seguaci del Führer. E Barbara non possiamo immaginare che notte agitata avrà passato ghettizzata nella catapecchia di Macherio. Suvvia cavaliere, si vada, non dico a studiare che le porta via troppo tempo e lei ha sempre molto da fare, ma almeno a leggere la storia, quella della deportazione e dello sterminio degli ebrei. E poi si ghettizzi davvero tra le mura amiche, senza bisogno che sia un giudice a darle l’interdizione dai pubblici uffici, si interdisca da solo per la vergogna!

 

Nel nome del cavaliere la settimana si è anche chiusa, col fido Dell’Utri a dire che i figli di Berlusconi hanno già chiesto per lui la grazia presso il capo dello Stato. Il quale, probabilmente dispiaciuto, dice di non averla ancora ricevuta. Del resto Silvio, sempre tramite Vespa, ha fatto capire che aspetta che re Giorgio faccia tutto da solo, lui non si abbasserà a tanto. Per cui mi sa che il piccione viaggiatore di Dell’Utri o si sia perso o sia stato abbattuto. Ma in virtù di cosa Napolitano dovrebbe graziare il cavaliere? Come sottolinea Antonio Di Pietro (http://www.antoniodipietro.it/2013/11/la-grazia-sarebbe-onta-incancellabile?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-grazia-sarebbe-onta-incancellabile) la grazia può essere concessa solo per ragioni umanitarie. E quali sarebbero in questo caso? E se leggiamo tutto quel che dice Di Pietro, la grazia deve essere controfirmata dal ministro di giustizia, in questo caso la Cancellieri…chissà come mai il PDL si è subito schierato senza indugi dalla parte del ministro sulla questione della ormai famosa telefonata ai Ligresti…vuoi vedere che a pensar male si fa peccato ma ci s’azzecca?

 

 

 

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2 comments

  1. Siamo proprio in un clima di regime, se citare la nostra stessa Costituzione suscita scandalo. E’ stato un bel gesto quello del sindaco, oltre che istituzionalmente corretto. Non c’è fondamento giuridico per la nostra politica estera bellicista, questo è un fatto, piaccia o no.

    1. Concordo Marcella. Purtroppo la nostra Costituzione viene forzata o non rispettata abbastanza spesso, ad uso e consumo delle convenienze della nostra classe politica. O anche per le incapacità della stessa, basti pensare a cosa è oggi il mondo del lavoro in Italia, con una marea di leggi e di burocrazia che anzichè aiutare, penalizzano le assunzioni o la nascita di nuove aziende. Sulla politica bellicista no comment. Basti pensare all’ultima notizia apparsa oggi su La Repubblica, secondo cui una nave della nostra marina sta facendo un “tour” africano per promuovere, così si pensa, le nostre fabbriche d’armi. Che tristezza…

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