Falchi, colombe ed allocchi (Settimana 46)

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L’altro giorno, comprando e sfogliando come tutti i giorni La Repubblica (ebbene sì, prima o poi mi disintossicherò e riuscirò a convincermi di non comprarla più), credevo in realtà di avere comprato per sbaglio Airone. Falchi, colombe e addirittura falchetti, messi in gioco dal giornalista nel descrivere le lotte interne al PDL. E la cosa è avvenuta anche nei giorni successivi, in cui non passava giorno che l’ornitologia non prendesse il sopravvento sulla politica, con noi lettori annoiati e schifati, a girar pagina alla ricerca di articoli più interessanti. Poi c’era la pitonessa Santanchè a sguinzagliare i falchetti, il cagnolino Dudù a svegliare Silviuccio al mattino (ma non era lui che non dormiva mai per colpa dei giudici cattivi?) leccandogli i piedi e il Vespa a scrivere il suo libro con le rivelazioni del cavaliere. Uno zoo insomma, come in effetti sembra la politica al giorno d’oggi.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. E mi riferisco al livello del nostro giornalismo, autore di questi mirabolanti articoli. O di scoop come quello de Il Corriere della Sera del 3 novembre (http://archiviostorico.corriere.it/2013/novembre/03/Dudu_saga_continua_giochi_con_co_0_20131103_f5bb866a-4452-11e3-ad67-3333ff2de28e.shtml) che ci ha parlato a lungo dell’amichetta di Dudù (ebbene sì, ancora lui, il cagnolino della fidanzata del cavaliere). Giornalismo che è ridotto quindi in molti casi alla ricerca di gossip più che di notizie. Ma anche giornalismo che quando va bene è solo pappa e ciccia nei confronti del potere, quando va male, non solo non informa (omettendo quindi ciò che fa comodo) ma addirittura disinforma e mistifica, che è anche peggio del non informare. E mi torna in mente a tal proposito un episodio del gennaio 2002, allorchè ci è stato raccontato della fuga nel deserto del mullah Omar, capo dei tabelani, a bordo di una motocicletta, braccato e circondato dai Marines e dalle forze armate statunitensi. Mi ricordo ancora la faccia impassibile di Giorgino al TG1 (a giudicare dalla sua espressione forse se l’era bevuta davvero) parlare di questa fuga inverosimile con gli elicotteri statunitensi che ne avevano perso le tracce. Ma se la zona era presidiata, secondo voi, gli USA non avranno avuto dei satelliti a controllare la zona e a vedere la direzione presa dal capo talebano??? E un elicottero, oltretutto, non sarà un po’ più veloce di una moto, sempre che il mullah ne avesse una? Peccato che sembra che Omar, nei giorni precedenti alla fuga, si fosse reso disponibile a collaborare e questo forse non piaceva veramente agli USA…

Poi ci sono volte in cui invece il giornalismo fa il suo mestiere e allora alla politica non sta bene. E questa settimana ci sono due casi di cui parlare in tal senso. Il primo riguarda il dossier de L’Espresso sulla “Terra dei fuochi” (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/13/news/bevi-napoli-e-poi-muori-1.141086) in cui si mette in luce di come, in seguito al seppellimento dei rifiuti tossici avvenuti nel tempo con la complicità della camorra, rivelati dal pentito Schiavone, le falde d’acqua in Campania siano altamente inquinate. Tanto che già nel 2008 uno studio americano (poi qualcuno mi dovrà spiegare perché sono dovuti venire gli americani ad indagare) aveva segnalato la tossicità dell’acqua, i cui valori erano talmente al di fuori dei parametri da rischiare di provocare tumori in chi ne faceva uso. L’Espresso ha così titolato la copertina “Bevi Napoli e poi muori” scatenando le ire dei politici campani, in primis del sindaco di Napoli De Magistris (che ad onor del vero, finora, avevo sempre stimato), il quale ha richiesto un milione di euro quale risarcimento danni al settimanale. Ora, capisco che l’immagine della Campania ne esca male dall’inchiesta, ma a danneggiare quell’immagine, in primis, sono le autorità che negli anni hanno permesso questo scempio del territorio. Ed allora perché non chiedere loro (presidenti di regione, di provincie, sindaci) questo risarcimento, anziché ad un giornale che non ha fatto altro che il proprio mestiere?

Altro caso è quello della telefonata, pubblicata dalla tv de Il Fatto quotidiano (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/ilva-audio-choc-di-vendola-risate-per-domande-sui-tumori-di-cronista-a-emilio-riva/253445/) di Vendola ad Archiná, responsabile delle relazioni esterne Ilva, in cui Vendola, presidente della regione Puglia, ride (e non poco!) del gesto felino, come sottolinea lo stesso Vendola, con cui Archiná strappa il microfono dalle mani ad un giornalista che stava chiedendo conto a Riva dei tumori accusati dagli abitanti di Taranto, messi in relazione alla presenza e all’operato sul territorio dell’Ilva. A prescindere dalla stupidità della cosa, per cui non riesco a capire cosa ci sia di tanto divertente, la gravità del gesto è enorme. Primo perché viene vilipeso il lavoro di quel giornalista, in barba al diritto d’informazione, secondo perché (e il contenuto della conversazione che segue lo dimostra) si capisce il rapporto confidenziale, troppo confidenziale, tra una carica politica così importante (presidente di regione) ed un imprenditore privato, per cui Vendola si dice sempre disponibile. Ora, la disponibilità è una cosa che credo sia giusta. Tutti vorremmo avere una classe politica disponibile ad ascoltarci. Ma intanto non a tutti accade, forse succede se ti chiami Ligresti o Riva. Per contro, l’essere così sfacciatamente compiacenti è tutt’altra cosa. Adesso Vendola, dopo aver chiesto giustamente le dimissioni della Cancellieri, con altrettanta velocità felina, pari a quella dell’amico Archiná, mi piacerebbe che si dimettesse egli stesso, anziché prendersela con Il Fatto quotidiano, parlando di manovra lurida e di sciacallaggio. Eppoi perchè quello che vale per gli uni (pubblicazione delle intercettazioni) non deve valere per altri? Se ci si schiera contro Berlusconi e il PDL che vogliono secretare le intercettazioni che li riguardano, perchè la regola non deve valere oggi per Vendola?

E così, dopo i falchi, le colombe e i falchetti, arriva Vendola a candidarsi per la figura dell’allocco. E direi che la candidatura avanzata in questo contesto è di tutto rispetto, per l’amor del cielo. Ma per questo ruolo Nichi non ha fatto i conti con noi elettori che, ci potete giurare, non gli daremo certo vita facile

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