La terra dei cachi e quella dei tranvieri (Settimana 47)

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La settimana è iniziata come peggio non poteva, con le splendide terre di Sardegna devastate da piogge torrenziali che hanno lasciato dietro di sè solo morte, dolore e spazi da ridisegnare e ricostruire. Famiglie che piangono bimbi, uomini, donne ed anziani che sono stati colti dall’alluvione senza possibilità di salvezza. Ma la cosa che più di tutte fa incazzare in questi casi, ed in Italia almeno è sempre così, è che non è solo la forza distruttiva della natura a portare via vite, case e cose. C’è come sempre una correità gravissima di molti altri esseri umani dietro a queste tragedie. In primis, ma non per colpe maggiori, chi doveva dare l’allarme e non l’ha dato. O peggio chi non l’ha recepito per svariati motivi, per essere sordo, per non creare falsi allarmismi (magari perché prendersi le responsabilità che ti spettano non è da tutti), per negligenza e pigrizia. Ma ancor più grave è come al solito l’incuria del territorio, la cementificazione selvaggia che porta a costruire dove non si deve o dove non si può finché non arriva un condono edilizio a sanare la situazione, cosa puntualmente arrivata anche ad Olbia e dintorni. E chi ha causato questo, la classe politica di destra o sinistra che sia, adesso chiede aiuti e piange (per pochi giorni credo io, giusto il tempo di digerire le lacrime da coccodrillo) per le vittime dell’alluvione. Mentre alle spalle altri politici saranno già pronti a speculare su quel dolore per poter un giorno essere al posto di chi comanda oggi, facendo proclami su proclami per la messa in sicurezza del territorio. E ci sarà chi lo dice in buona fede, non potendo magari farlo per la solita mancanza di fondi che in Italia è ormai un mantra, chi invece non lo farà perché converrà non farlo, politicamente o per altri motivi facili da intuirsi. Però in un momento di crisi economica come quella attuale, ci rendiamo conto che la messa in sicurezza del territorio è la vera grande opera pubblica su cui investire per salvaguardare i cittadini e nel contempo creare posti di lavoro, aumentando quel maledetto Pil su cui si discute in termini decimali da tempo? …mi viene un sospetto…perché non si fa e si pensa alle grandi opere, a seconda del momento, solo in termini di TAV e di ponte sullo stretto? Forse molti miliardi su una singola opera si prestano meglio al controllo da parte di qualcuno? C’è troppa dispersività pecuniaria nel distribuirli a pioggia in paesi e città sotto il controllo di piccole amministrazioni locali, di solito più efficienti e scrupolose nell’amministrazione economica e patrimoniale, di quanto non facciano le grandi istituzioni del paese? Come sempre mi compiaccio nel fare peccato pensando male…

Sulla Sardegna si è assistito anche all’ennesimo scontro in casa PD tra le varie anime del partito. Credo che ormai ci sia disaccordo anche su come pagare le bollette della luce delle varie sezioni…nella fattispecie Civati ha proposto, giustamente, di devolvere i due euro di chi andrà a votare per le primarie alla Sardegna, mentre Renzi si è detto contrario (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/19/pd-civati-2-euro-primarie-alla-sardegna-renzi-meglio-far-rispettare-le-regole/783329/) dicendo che “un partito non affronta i problemi facendo regali”. Ora…Renzi è nato nove anni dopo l’alluvione di Firenze, ma avrà qualcuno in casa che gli racconterà, a lui sindaco di quella cittá, quello che hanno passato in quei giorni i suoi concittadini, magari anche i suoi parenti? Che non è un regalo quello proposto da Civati, ma una mano concreta, o volesse essere anche solo simbolica, a povera gente che ha perso tutto mentre lui era in tutte le Tv possibili a salmodiare e a parlare di tutto lo scibile umano, con supercazzole di cui non sarebbe degno neppure il conte Mascetti? In altri momenti confesso di averlo sentito più concreto, più con i piedi per terra e di avere anche visto con interesse la sua candidatura. Ora mi pare voglia davvero esagerare. E non mi sembra proprio tempo di voli pindarici.

Renzi e Civati, al pari di Cuperlo, hanno tuonato nei primi giorni della settimana, contro la Cancellieri, arrivando a chiederne a gran voce le dimissioni. E spingendosi fino, nella fattispecie Civati, a dire che se il partito non voleva per presa di posizione (!!!) votare la mozione dei  5 stelle sulla sfiducia al ministro, il suo gruppo ne avrebbe presentata una autonoma interna al PD. Dopo tanto abbaiare è bastato che Letta minacciasse una caduta del governo (vuoi vedere che il regista dell’operazione fosse ancora il solito ottuagenario???) per fare rientrare tutti nei ranghi, Cuperlo e Renzi per primi ed il leone da tastiera Civati per ultimo. Che non ha mancato di esprimere il dissenso come i bambini a cui viene tolto il giocattolo nell’ora della pappa, lamentandosi e frignando sui social network. Caro Civati, lasciami dire una parola, facendo così sarai sempre funzionale a Letta tanto quanto i Cuperlo o i Renzi (il più scaltro dei tre e per questo quello che mi fa più paura). Ad una cane non basta togliersi la museruola per essere pericoloso, bisogna che qualcuno gli tolga il guinzaglio e se non c’è chi lo fa, i cani davvero incazzati lo rosicchiano tanto finché non se lo strappano dal collo. Io credo che sia giusta la battaglia che tu fai o dici di fare all’interno del tuo partito. Ma è davvero efficace, cui prodest? I numeri ti stanno dando torto, perché non capisci che lì dentro stai combattendo (se lo fai davvero) una battaglia già persa? Perché non pensi a dar vita ad un nuovo soggetto politico, visto che sei in disaccordo praticamente su tutto quello che sta portando avanti il partito? Lo farai una volta perse le primarie? Continuo a pensare male e a non pentirmene…e quindi credo di no, forse proprio per il fatto che ti spaventa l’esiguità dei tuoi numeri ed hai paura a cercartene altri al di fuori del PD e ti dirò che finché ci sarà il porcellum ti gioverà (è questo il vero motivo per cui neanche voi avete appoggiato la mozione di Giachetti, se non a parole come sempre?) perché, nel nome del pluralismo, farà sempre comodo al partito una voce dissonante, se arriva da chi ha il dito pronto a pigiare sempre sul pulsante giusto

Per un’Italia che da troppo tempo ormai mi fa vergognare, questa settimana a Genova ne ho trovata una che mi riempie d’orgoglio, quella dei tranvieri e dei lavoratori dell’Amt che per tutta la settimana hanno incrociato le braccia per protestare contro la ventilata, o forse già decisa, privatizzazione dell’azienda di trasporto pubblico locale. Con una straordinaria unità dei tranvieri che non hanno arretrato di un passo neppure di fronte alla precettazione del prefetto e una solidarietà arrivata da gran parte della città, pur messa in grande difficoltà dallo sciopero, il comune, l’azienda stessa e la regione Liguria hanno trovato l’accordo (e i soldi) per tamponare la situazione e scongiurare la privatizzazione del trasporto pubblico. Quello che comunque ha messo in evidenza questa battaglia è lo scollamento tra la classe politica e le istanze della gente. Una politica che in questo caso non solo non ha appoggiato la battaglia ma ha fatto di tutto per osteggiarla fino alla resa finale. E personalità politiche davvero di basso livello visto come ne sono uscite dalla trattativa. Il “buono per tutte le stagioni” (specie quella autunnale dei funghi) Burlando, mai in mostra e silente fino alla fine, visto il raggiungimento dell’accordo che coinvolge la regione, forse ne è pure uscito discretamente, da politico di professione qual è. Anche se di certo non credo riscuoterà più molte simpatie (se ancora ne aveva) tra i manifestanti. Sempre in primo piano invece il sindaco Doria, visibilmente in balia degli eventi e impaurito dalla rabbia della gente (umanamente comprensibili sia la rabbia che la paura). Sarebbe interessante capire se Doria sia arrivato nel momento sbagliato o nel momento giusto per coloro che lo hanno lasciato da solo a metterci la faccia…Comunque mettiamola così…io non so se quello raggiunto sia un buon accordo. Ho molti dubbi ma pochi elementi per giudicare. Ma credo che qua ci sia stata una svolta importante, la presa di coscienza di una forza che se parte dal basso, con delle ragioni, difficilmente la si può imbrigliare. E il fatto che se glí accordi verranno disattesi questa gente avrà ancor meno paura di prima, con i politici che si sono accorti di non essere intoccabili. Egoisticamente devo anche però aggiungere una cosa: è un peccato che non ci sia stata la possibilità di vedere via via mobilitata l’Italia intera, poteva essere una bella occasione per tutti, non solo per i tranvieri. Comunque per il momento mi accontento di respirare già un’aria più pulita…

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2 comments

  1. Bravo Jack, molto interessante questa settimana. Due note riguardo alla Sardegna:
    1) la prevenzione, purtroppo, non la fanno perche’ non porta risparmio immediato, e al momento in Italia ci siamo ridotti a dover puntare solo su quello
    2) Dopo quel che e’ successo a Genova, in Val di Vara etc.etc…., sembra assurdo che si debba ancora vedere il solito palleggiamento di responsabilita’ tra sindaci e protezione civile. Sono state fatte riunioni perche’ tutti sappiano come interpretare gli allarmi e come agire di conseguenza? Evidentemente no…

    1. Sulla prevenzione credo che i fattori in gioco, come ho scritto siano anche altri. A prescindere che molto probabilmente quello che dici tu è il principale, bisogna anche dire che in questi anni con la soppressione ad esempio delle Comunità Montane o la futura probabile soppressione delle provincie, ci sono competenze che passano da un ente all’altro senza forse neanche la possibilità che qualcuno possa partire con la messa in sicurezza e i lavori atti a prevenire le catastrofi. Però c’è anche una cementificazione che difficilmente, finchè ci saranno interessi a farlo, si potrà arginare. Quindi ci sono sì esigenze di cassa (non proiettate al futuro come dovrebbe essere, ma solo esclusivamente al presente) ma anche operazioni politiche poco chiare dietro a certe decisioni sul fare e non fare. E faccio un’ulteriore precisazione: so per certo che negli anni 90 (e spero che le cose siano state cambiate nel frattempo) che la legge per la pulizia degli alvei fluviali si finanziava con gli stessi fondi a cui attingeva la legge sulle calamità naturali. Ergo, se c’è un’alluvione avrò i soldi per mettere a posto i danni ma non per fare la prevenzione futura nei posti non toccati dagli eventi, ma che potrebbero esserlo soggetti in futuro. Un anno la Comunità Montana della Valle Stura non potè sistemare gli alvei a causa dell’eruzione dell’Etna, sembrerà strano ma così successe, a quanto mi disse il presidente dell’epoca. Sugli allarmi non so cosa dire…francamente contando che siamo in Italia non so neppure se vi sia uno specifico protocollo da seguire, stando anche alle lamentele dei sindaci interessati. Però sappiamo che il gioco delle responsabilità in Italia non finisce mai e non porta mai da nessuna parte

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