Poveri parlamentari

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Lo spettacolo dell’aula di Montecitorio semivuota durante l’intervento della De Girolamo è stato davvero desolante. Mentre tutta la politica ruota attorno a Renzi ed al suo incontro con Berlusconi, il PD con Oliverio aveva presentato un’interpellanza sul comportamento della De Girolamo sulle note questioni riguardanti la ASL di Benevento. Bene, in aula, mal contati e tra un andirivieni e l’altro figuravano al massimo 86 deputati. Tra i più assenti, stando alle cronache politiche, proprio i deputati del PD, il partito che aveva presentato l’interpellanza. Tuttavia se si prova ad informarsi su quali sono le presenze dei parlamentari ed il loro trattamento economico, forse si capisce un po’ di più il fenomeno o quanto meno gli si da una chiave di lettura interessante. Vado perciò sul sito della Camera dei deputati e guardo al trattamento economico che noi cittadini riserviamo agli stessi.

– Indennità parlamentare netta € 5000,00 (a noi costa, lorda, € 10435). Questa spetta semplicemente per essere parlamentari, indipendentemente dall’attività svolta. Vi sono riduzioni del 10% per chi eccede i 90000 € (non specificando, immagino che si parli di cifre al netto dell’indennità parlamentare, visto che quella lorda eccede di già), del 20% per chi col cumulo da lavoro superi i 150000 € lordi annui e del 40% per chi ottiene un reddito da lavoro uguale o superiore del 15% di quello da parlamentare

– Diaria mensile pari ad € 3503,11, decurtata di € 206,58 per ogni giorno di assenza nei giorni in cui si procede a votazioni elettroniche. L’art. 2 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261 recita che “Ai membri del Parlamento è corrisposta una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese”. Cosa significherà? A me sembrava più semplice e chiaro dire che occorreva che alla Camera e al Senato si svolgesse attività di voto e/o di commissione per almeno 15 giorni al mese. Comunque andiamo oltre. Dal sito della Camera si nota poi che basta che un deputato presenzi almeno al 30% delle votazioni della giornata per percepirla ugualmente. E qui facciamo un piccolo ma significativo excursus. Prendo non a caso il mese di ottobre perché ha 31 giorni senza festività e non è un mese balneare in cui si sa che i nostri parlamentari legiferano malvolentieri. Dovrebbe quindi essere uno dei mesi più prolifici. Andando a verificare sempre sul sito della Camera le votazioni elettroniche giornata per giornata, si desume che i deputati hanno votato 160 provvedimenti in 16 giorni (esattamente 10 votazioni a giornata). Se qualcuno dei nostri deputati non avesse mai partecipato, interpreto male se dico che avrebbe comunque avuto una riduzione di € 3305,28 a fronte di quella spettante di € 3503,11? La vogliamo chiamare “cresta” di duecento euro circa? Magari mi sbaglierò, ma se le cose fossero state trasparenti, in questi momenti in cui i nostri politici sono sempre più sotto i fari dell’opinione pubblica (parlo della gente incazzata a leggere le cronache giudiziarie e di cui i giornali non possono fare a meno di parlare, cercando spesso di rendere il boccone meno amaro o cercando di distogliervi l’attenzione), per che motivo non spiegare meglio le cose? Non si sarebbe potuto rimborsare la diaria per i giorni effettivi di presenza in aula al momento del voto? E poi, facendo i conti della serva, il 30% delle votazioni giornaliere significano 3 votazioni al giorno, che grosso modo non impegnano più di 2-3 ore (contando che sono 10 nell’arco della giornata). Chi prende la diaria intera in 16 giorni di votazioni (sempre riferito ad ottobre), prende tremilacinquecento euro per 48 ore di votazioni (abbondando). Capito la storia delle presenze in aula? Se c’è un’interpellanza mica si vota…

– Rimborsi spese da € 3690,00 di cui una metà rendicontati (spese per collaboratori, consulenze, ricerche ecc…non facciamo altri discorsi sulla legittimità e trasparenza, ognuno pensi quel che crede), una metà forfettari, per cui da non giustificarsi. Sei un deputato? Un po’ di rimborso te lo do lo stesso anche se non l’hai speso

– Spese di trasporto. Qua il discorso è nuovamente interessante. I deputati sono completamente spesati sulla rete ferroviaria, autostradale e negli spostamenti in aereo. Ma inoltre spetta loro un rimborso per gli spostamenti da casa verso l’aeroporto più vicino e da Fiumicino a Montecitorio. L’importo è  trimestrale ed ammonta ad € 3323,70 nel caso in cui l’aeroporto più vicino a casa disti meno di 100 km. Nel caso sia più alto è di € 3995,10. Del resto lo sanno anche i parlamentari che la benzina costa… Che poi molti parlamentari in settimana vivano a Roma senza spostarsi se non per attività istituzionali, magari con auto blu, questo è trascurabile

– Spese telefoniche annuali per € 3098,74. La Camera ci tiene però a precisare che non vengono forniti telefoni cellulari ai deputati, che poverini dovranno comprarseli. Provate un po’ a fare un contratto con una compagnia telefonica che vi dia tutto, ma proprio tutto compreso e guardate quanto spendete al mese! Ad oggi, confrontando le varie compagnie telefoniche (ho fatto anche questo per scrupolo), con al massimo 900 € all’anno si hanno piani telefonici illimitati (ma si può spendere anche molto meno) sia per la telefonia che per la navigazione. Ed è facile capire che acquistando un telefono nuovo all’anno (sapete come si usurano i telefoni…) la cifra resta comunque altissima rispetto alle reali esigenze

– Assistenza sanitaria. Molto vaga la descrizione sul sito della Camera, perché non dare un’occhiata a questa pagina di investireoggi.it?  Abbreviamo dicendo che a Montecitorio sono presenti un’infermeria ben attrezzata, 5 studi medici, un centro fisioterapico e un centro benessere (volevamo farcelo mancare?). E poi rimborsi spese come se piovessero per i parlamentari e per i propri famigliari (comprese anche le prestazioni per loro, avete capito bene). Il tutto con una trattenuta lorda per il deputato di 526,66 euro

– Assegno di fine mandato. A fronte di una trattenuta lorda mensile di € 784,14 il deputato a fine mandato riceve un assegno pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato. Manca qualche tassello e voglio approfondire. Andando sulla pagina di fisquoequo.it , leggo che l’assegno di fine mandato non è soggetto a tassazione, a differenza del TFR dei normali lavoratori. Per cui, trattenuta sul lordo, importo finale calcolato sul lordo, ma assegno al netto delle imposte. E poi spesso qualcuno li crede stupidi i nostri parlamentari…

– Sulla pensione si sa che ai 65 anni d’età un deputato matura la pensione anche per soli 5 anni di legislatura, ragion per cui molto spesso i governi vacillano ma non cascano, a meno che non ce ne sia uno dietro l’angolo pronto a subentrare senza dover ricorrere al voto.

Per concludere, a conti fatti, conoscete un investimento più redditizio di una bella campagna elettorale per entrare in Parlamento?

 

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