Stelle

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Sulle commemorazioni, secondo il mio punto di vista, ognuno può pensare ciò che vuole e può viverle come crede. Non sono neppure per l’introduzione del reato di negazionismo, come spiegato già nel post Settimana 43. Le idee si combattono con le idee e la storia va difesa con le parole quando sono parole a contrapporsi ad essa o a darne una versione sbagliata. Ciò non significa che io non sia un difensore delle commemorazioni, proprio per rendere viva ed attuale quella storia, fatta di soprusi fisici e della libertà delle persone, sia che ci si riferisca alla giornata della memoria di domani 27 gennaio sulla deportazione e sterminio degli ebrei, sia che si parli della lotta partigiana per la liberazione dell’Italia il 25 di aprile. Spiace solo in alcuni casi vederne sviliti i contenuti, anche senza malafede, ma per eccesso di superficialitá, dovuta anche al fagocitarsi degli eventi della giornata, consumata sempre più in fretta e sempre più globalizzata nell’informazione (che non per questo è ovviamente un male). Parlo anche e soprattutto per me in questo caso. Si lavora e nei ritagli di tempo, in pausa pranzo, dopo cena, anche in famiglia e spesso sacrificandone il dialogo, si cerca di informarsi su tutto, in tv (non tanto io in questo caso, che non le credo molto), sui social network, in rete. Passando da un argomento all’altro proprio nella brama di sapere e conoscere, lasciando spesso poco spazio all’approfondimento della singola questione. Ecco quindi che magari la giornata della memoria finisce (e mi riferisco ai social network ma la stessa cosa accade nei tg), relegata in un post in mezzo ad altri, che magari seguono il primo di pochi minuti e che parlano di legge elettorale, di stragi di balene, ma anche di calcio e di gossip (su questo io difetto e non me ne spiace neanche un po’).Insomma, non credo che siano atteggiamenti deprecabili, assolutamente, sono solo il segno dei tempi in cui viviamo, ma in fondo in fondo un po’ di amaro in bocca e di senso di colpa, non so a voi, ma a me lo lasciano. Ricordo comunque quelle tristi pagine di storia con un mio piccolo componimento del febbraio 2009 che da il titolo al post, dedicato a tutti coloro che hanno patito in maniera diretta o indiretta il dramma dell’olocausto

STELLE

 

Chiedi di loro alle soffitte che li hanno nascosti

e ti diranno dei loro silenzi di paura e della loro noia piena di angoscia,

del poco cibo portato da anime buone e delle loro lunghe notti di veglia

 

Chiedi di loro alle stazioni che li hanno visti partire

e ti diranno della loro compostezza e di quei bimbi senza giochi,

delle loro umili valigie e di quegli occhi spenti, come le stelle di cartone sul petto

 

Chiedi di loro ai vagoni che li hanno portati

e ti diranno dell’ossigeno risparmiato e del fetore di urina e di feci,

di quella carne da macello, peggiore di quella già portata prima

 

Chiedi di loro ai cancelli che li hanno fatti entrare

e ti diranno che erano meno di quelli saliti sui vagoni,

troppi perché andassero tutti a lavorare nei campi

 

Chiedi di loro ai piazzali dove sono scesi

e ti diranno delle famiglie separate e dei volti atterriti

del pudore perduto e del nome diventato un numero

 

Chiedi di loro ai giacigli di paglia dove si sono coricati

e ti diranno delle speranze sussurrate e delle certezze taciute,

delle preghiere silenziose e dei sogni traditi dal risveglio

 

Chiedi di loro ai carri armati russi che li hanno liberati

e ti diranno che non hanno trovato sopravvissuti ma solo resti umani,

svuotati di tutto tranne che del respiro

  

Chiedi di loro ai camini che li hanno fatti passare

e ti diranno di chi credeva di lavarsi e dell’amaro sorriso di chi aveva capito tutto,

delle stelle bruciate e del loro volo a punteggiare la volta del cielo

 

                                                                         Giacomo Oliveri

 

 

 

 

 

 

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