Il punto sul M5S

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La questione sui parlamentari espulsi dal M5S, secondo me va scissa in due: quella sulla democraticità della decisione e quella sull’opportunità politica, vista nell’ottica del movimento.

Precisiamo subito che è mancata un po’ di chiarezza. O meglio, si sono sovrapposte un po’ di motivazioni alla base della procedura di espulsione. Si è parlato di sfiducia dal territorio per la scarsa presenza dei parlamentari, del loro operare alla creazione di formazioni politiche alternative al movimento o a correnti interne allo stesso, si è criticata la loro presenza sui media a dissentire e a sminuire le battaglie del movimento. Tutte cose che hanno però un fondamento (ne ho la certezza o la presunzione tranne che per la presenza sul territorio che non sono in grado di giudicare). Aggiungiamo poi la questione dei rimborsi non restituiti dai deputati Tacconi e Catalano, come da codice di comportamento interno. I due, sotto procedura d’espulsione, secondo Di Maio, si sarebbero dimessi anticipando la decisione del movimento, giustificando le dimissioni con la solidarietà verso Orellana e c. Se non fosse vero, presumibilmente partirebbero delle denunce, senza le quali non si può, a rigor di logica, che dare ragione allo zoccolo duro del movimento.

Detto questo, gli iscritti e i parlamentari sanno che il loro operato è sotto giudizio e si possono indire votazioni per deciderne la bontà o meno, che tradotto significa espulsione o no. Per cui, si può discutere sul fatto che il regolamento piaccia o meno, ma non si può quindi dire che non sia legittimo far votare in rete gli iscritti su cose che i parlamentari già sapevano ed avevano sottoscritto. E diciamo pure che Grillo avrà sicuramente gioito in cuor suo per le espulsioni, ma queste sono state decretate da 30000 votanti su 40000 circa, per cui o parliamo di lobotomizzazione di questi 30000 o si deve accettare che il responso sia avvenuto in maniera democratica. Semmai si discuta se il “non statuto” vada modificato oppure no, se il sistema non sia da perfezionare per certificare il risultato da entità che non siano la Casaleggio e associati come è attualmente, ma sono tutte cose che poco hanno a che vedere con l’esito del voto (sempre che i malpensanti non possano dimostrare che Casaleggio e c. abbiano manomesso i dati, ma allora dovremmo discutere allo stesso modo di quelli delle primarie del PD e mi sembra che i media su questo non abbiano fiatato…strano vero?). E se devo dire la mia sul regolamento, per me è fin troppo democratico, credo che non tutte le decisioni debbano passare dalla rete e sulle espulsioni debba decretare come nei partiti una direzione, che sia composta da Grillo, Casaleggio e/o dai parlamentari questo lo si può discutere. Per chiarire meglio come credo si debba guidare un movimento rivoluzionario o anti sistema, sentitevi questa intervista di Massimo Fini e capirete cosa intendo (lunga ma ne vale la pena)

http://www.lintellettualedissidente.it/io-non-sono-democratico-massimo-fini-su-raz24-parla-del-confronto-renzi-grillo/

E comunque sia, per chiarezza occorrerebbe dire che Orellana e c. non erano dissenzienti da poco e su una singola questione. La loro era una critica sull’intero operato del movimento, quello dei colleghi deputati e senatori e quello dei leader Grillo e Casaleggio. Tanto per capirci erano un po’ i Civati del M5S. Quel Civati che domenica ha detto:

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Quel Civati che, lo dico da un anno, se fosse coerente (e coraggioso) avrebbe già dovuto lasciare il partito, visto che sembra al suo interno (almeno a parole) un pesce fuor d’acqua

Ed ora parliamo del’altro aspetto, quello dell’opportunità politica. Intanto diciamo che Grillo e c. rifiutano da sempre il discorso della strategia politica, dell’opportunità di un gesto o di un modo di fare piuttosto che di un altro. Perché il loro agire, dicono sia dettato solo dai principi fondanti del movimento e dalla condotta che ne deriva senza preoccuparsi dell’immagine all’esterno. Io non sono proprio di questo avviso, anche perché reputo troppo astuto Grillo. Credo che sia giusto per ogni partito o movimento politico avere una strategia e dover valutare cosa comporta ogni decisione presa per il proprio elettorato ma anche per avvicinare elettori di altri partiti, senza ovviamente snaturare il proprio credo. In questo caso la tempistica della decisione secondo me non è casuale ed è anche azzeccata. Quale momento migliore, in cui il governo Renzi è alla ricerca di elementi che possano consolidarne la maggioranza, cercando appoggio anche tra i dissidenti grillini? Quale momento migliore per far uscire le velleità di alcuni di questi e poter giustificare meglio la decisione dell’espulsione, nel caso si schierino a favore di Renzi? Ed inoltre, già in passato il M5S ha accusato alcune scelte, perdendo consenso elettorale, ma è riuscito a riprendersi grazie soprattutto all’operato coerente del gruppo parlamentare e alla loro presenza in tv, dapprima abiurata e poi rivalutata, col risultato di far conoscere i vari Di Maio, Di Battista, Taverna, Morra, Fraccaro, Sarti, Lezzi al pubblico di massa e a recuperare il terreno perduto. Per quel che possono valere i sondaggi, spesso disattesi al momento del voto, il M5S è comunque dato in crescita fino a recuperare la soglia del 25% raggiunta alle politiche del 2013. Bene, credo che anche questa mossa porterà ad un passo indietro nel consenso (non per quello zoccolo duro già citato diverse volte che verrà rafforzato). Ma le elezioni europee, vero banco di prova per tutti i partiti e specie per quelli euroscettici (tra cui il M5S), sono ancora lontane e c’è tempo quindi per recuperare, specie dopo aver ritrovato l’unità dei gruppi parlamentari.

Faccio poi un’ultima considerazione: si critica Grillo per la scelta dei parlamentari, visto che lui stesso ha detto che era meglio che i dissidenti non fossero stati eletti. Ma i parlamentari sono stati scelti in rete dagli iscritti, con metodi criticabili quanto si vuole ma non certo antidemocratici ed imposti dall’alto. Un sistema più democratico di quello delle parlamentarie del Pd ad esempio, dove le candidature sono state decise dal gruppo dirigente del partito e alcuni parlamentari attuali sono stati esentati dal voto per deroga.

Un PD che sarà comunque il principale alleato del M5S per farne ricrescere i consensi, ne sono certo. In questo il PD non mi ha mai deluso, prima solo col diversamente alleato Berlusconi (e lì mi spiaceva), ultimamente anche col movimento. E la nomina dei ministri e soprattutto dei sottosegretari mi fa convincere che anche Renzi, il rottamATTORE, sia partito col piede giusto. Credo che all’interno del movimento si possa per una volta dire che Renzi sia un buon alleato…MENO MALE CHE RENZI C’E’!!!

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