Lo sviluppo della Guidi multi(de)localizzatrice

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Quello con Il Fatto quotidiano è per me un rapporto di amore ed odio. Amore perchè è l’unico quotidiano che mi riesca a riconciliare con la categoria dei giornalisti. Di odio perchè non c’è miglior modo per farmi salire l’adrenalina e l’inc…..ura che aprirlo (sia il cartaceo che la versione online) e incominciare a leggervi le notizie riportate. Quella che mi ha fatto sobbalzare in questo caso è in realtà una dichiarazione della neo ministro allo sviluppo economico del governo Renzi. 

Guardate e sentite qua cosa ci ha raccontato in settimana… 

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Capite? Un’azienda come quella di famiglia, la Ducati energie che produce per il 70% all’estero in realtà non ha delocalizzato, bensì ha multilocalizzato!!! Deduco dalla rete, che gli stabilimenti sono in Croazia, Argentina, India e Romania. Ma trovo anche che nel 2011, fonte il governo serbo, era allo studio l’apertura di uno stabilimento in Serbia e la stessa Guidi sul finire del 2012 parlava di aperture in Cina ed in Russia. Non so se la cosa si sia concretizzata, non ho trovato conferme in merito e non voglio dare notizie che non ho verificato. Però voglio fare alcune considerazioni

Io non ho mai visto di buon occhio chi delocalizza, anche se andando avanti mi accorgo di capire sempre di più questi imprenditori (che purtoppo però sono spesso industriali dotati di grandi capitali e sempre pochi delle pmi) e la legge ovviamente non ne vieta la pratica. Ma la mia domanda è: come può diventare ministro allo sviluppo economico questa signora che ha già sviluppato la propria azienda in altri lidi? Quale grado di fiducia può infondere in chi in Italia dovrebbe ancora investire? Riporto uno stralcio dell’articolo di Filippo Burla per Il Primato nazionale.it che sottoscrivo in toto

 La ricerca di “migliori” condizioni (e cioé salari ridotti all’osso, diritti sindacali azzerati, ambienti di lavoro insalubri) non nasce certo oggi e l’azienda bolognese non ne é la capofila. Non esistono poi leggi imperative che, al momento, vietino queste scelte d’impresa.Ciò che risulta però singolare è il fatto che la Guidi non sia chiamata ad un ministero come l’istruzione o l’ambiente ma a quel ministero dello Sviluppo ai cui tavoli siedono le aziende in stato di crisi. Ivi comprese quelle realtà che minacciano ricatti salariali e chiusure di stabilimenti come strumento di pressione per strappare contributi o far digerire la pillola amara dei licenziamenti

Non c’erano altri elementi, politici o tecnici che siano, che non avessero questo pedigree? Oppure si deve pensare anche per lei ad una nomina per amicizia, per rapporti d’affari con “amici” in comune con Renzi, come sottolineato da L’Espresso al riguardo di tal Manes, amico del presidente del consiglio, finanziatore della Fondazione Open, nel cui consiglio figurano i fedelissimi Boschi e Carrai?

E per dovere di cronaca va ricordato anche che Del Rio, attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio, come riportato da Affari italiani, in qualità di presidente dell’ANCI firmò nel 2011 con la Ducati energia della Guidi, una commessa da 1,2 milioni di euro per l’acquisto di 1000 biciclette elettriche che finirono anche (tra gli atri comuni) a Firenze, dov’era sindaco Renzi. Ora, non voglio certo parlare di illeciti, ma non si possono certo negare le buone frequentazioni tra la Guidi e Renzi od altri elementi del governo ed affari che li hanno già legati in passato.

 Detto questo, voglio chiudere con una semplicissima riflessione, facendo riferimento alla visita presso le scuole del nostro caro leader Matteo Renzi. Lo dico sinceramente, non mi sono piaciute certe scene di bimbi osannanti e acclamanti il presidente del consiglio. Che probabilmente le ha subite e non dettate (chiediamone però conto al corpo docente della scuola). Si potrebbe però evitare la speculazione politica fatta sulla testa dei nostri figli, che ricorda davvero quella di un’epoca storica non certo edificante. Non sarei certo contento di sentire mio figlio parlare di capi politici di qualsivoglia partito in visita alla sua scuola, con tanto di telecamere al seguito ovviamente. Fosse in incognito potrei ancora concepirlo come il sincerarsi delle condizioni degli edifici scolastici, ma così, per non essere volgare, mi urta parecchio. Piuttosto vorrei che Renzi andasse in visita alle aziende. Ma non quelle amiche o che hanno ancora successo, magari delocalizzando la produzione. Piuttosto vorrei che andasse dalle PMI in difficoltà, magari le stesse la cui crisi è ancor più acuita dalle stesse aziende che hanno delocalizzato. E farlo con al seguito la multi/delocalizzatrice Guidi. A quel punto mi piacerebbe davvero sentire con che cori i due verrebbero accolti. Forse con quello di una famosa canzone del suo concittadino Masini? E dopo, Renzi potrà dire ancora che le sue guardie del corpo sono i cittadini?

 

 

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