Separazione bancaria: una riforma (se la si attuasse) tardiva?

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Sono rimasto affascinato e preoccupato al tempo stesso da questo post dell’Abate Faria pubblicato su Il Contagio, in cui si cita un articolo dell’economista greco Yanis Varoufakis, il quale spiega l’evoluzione della crisi finanziaria e dei debiti sovrani nell’UE del 2011-2012. In sostanza, in quel periodo, come ricorderemo, ci fu una massiccia speculazione sui debiti dei paesi UE più in difficoltà, con la fuga degli investitori stranieri dai debiti sovrani ed il rialzo fortissimo dei tassi dei titoli spagnoli e italiani in particolare, con la Grecia sull’orlo del default. Nell’estate del 2012 Draghi annunciò che avrebbe salvato l’euro e i paesi coinvolti a qualsiasi costo. Nel frattempo, sul mercato USA vi fu una massiccia liquidità che si riversò sui fondi obbligazionari, circa 700 miliardi di dollari dal 2009, che col tempo si è rivalutata fino a 2000 miliardi di dollari attuali. E oltre a questi, dal 2012, altri 1200 miliardi (sempre di fondi obbligazionari) si sono immessi sui mercati extra USA. Secondo l’economista gran parte di questi soldi (sia i 2000 maturati negli USA che i 1200, per un totale di 3200 miliardi) nel 2012, in seguito all’annuncio di Draghi, si sarebbero spostati in Europa, visto il buon rendimento dei titoli di stato dei PIIGS, messi oltretutto in sicurezza dalle parole di Draghi su un possibile default. Il problema però qual è secondo Varoufakis? Che naturalmente la situazione, ad oggi, è peggiorata notevolmente ed il rischio di una nuova fuga di capitali dall’area euro è di nuovo fortissima

Per la cronaca, aggiungo io, guardate questi dati, sempre  di Italia e Spagna, già citate in precedenza

–  il rapporto debito/pil dell’eurozona, a fine 2013, è salito al 92,2% dal 90,6% dell’anno precedente. Solo l’Italia ha peggiorato del 3,3%, il doppio della media europea

– Il debito/pil spagnolo è salito dall’84,1% di fine 2012 al 93,7% di fine 2013. Quasi dieci punti percentuali e con lo sforamento del patto di stabilità del 3% deficit/pil

– La mole di denaro (3200 miliardi di dollari) è enorme. Per fare un paragone, il totale dei depositi degli italiani nel 2012 (prevista in calo nel 2013), secondo il rapporto Bankitalia, ammontava a 3323 miliardi di €, al cambio attuale circa 4585 miliardi di dollari.

Mi collego quindi alla seconda parte del discorso che è strettamente collegata a questa, la separazione bancaria tra banche d’affari (d’investimento) e banche commerciali. Per fare un po’ di storia, va ricordato che per fronteggiare la crisi del ’29, gli USA di Roosvelt, nel ’33, decisero di effettuare la riforma bancaria chiamata Glass Steagall Act in cui si separavano le banche commerciali da quelle d’investimento e lo stato si impegnava a salvare dal fallimento le banche commerciali, tutelandone così anche i correntisti. In Italia analogo provvedimento venne adottato nel 1936 dal neonato IRI (creato nel 1933), con le medesime finalità.

La Glass Steagall Act, con tutte le sue emanazioni nel mondo occidentale, rimase in vigore fino al 1999, anno in cui Bill Clinton, su pressioni del mondo finanziario che lo appoggiò in campagna elettorale, la sostituì (di fatto abolendola), con la legge Gramm-Leach-Bliley Act, con cui si concedeva appunto di tornare alla banca mista, sia speculativa che commerciale. In Italia riuscimmo addirittura ad essere precursori, fece tutto nel 1993 Mario Draghi! Sissignori, proprio lui! L’allora direttore generale del Tesoro, fu l’autore del Testo unico bancario in cui si ripristinava la banca universale. Per la cronaca, presidente del consiglio del tempo era l’ex presidente di Bankitalia, Carlo Azeglio Ciampi (!!!)

Naturalmente ho parlato di tutto questo perché una separazione delle banche, in una situazione del genere sarebbe auspicabile. Atti speculativi dagli effetti enormi come quelli ipotizzati da Varoufakis avrebbero presumibilmente effetti minori sull’economia reale delle nazioni. E per inciso sarebbe già stato minore il credit crunch di questi anni, in cui le speculazioni bancarie in perdita sono state assorbite togliendo denaro dai prestiti a famiglie ed imprese.

Ma forse la riforma, sarebbe a parer mio, già tardiva. Tardiva perché il processo richiederebbe del tempo e trasformazioni su strutture (le banche) già in forte crisi e con bilanci pesanti.

Ma al di là di questo, tutto ciò lo si vuole fare?

Ovviamente il mondo finanziario non vuole. Le banche possono guadagnare molto di più da un’operazione di borsa in poche ore di quanto guadagnino prestando denaro ad un’impresa.

Dico tutto questo mentre comunque incappo in questa notizia, secondo cui nei prossimi giorni la discussione approderà in Parlamento. Ed analoghe discussioni, stando a quest’altro  articolo, avvengono nel resto d’Europa. Ma all’interno del Parlamento UE la discussione langue, nonostante tutti a parole sembrino trovarsi d’accordo con la proposta di Liikanen, governatore della Banca di Finlandia, autore del testo presentato in Commissione europea nel gennaio scorso. Persino Draghi oggi sembra appoggiare la riforma, anche se per molti si tratta di un appoggio di facciata. Ed infatti, sarà un caso, ma questa pare già slittata e si parla addirittura del 2020 per la sua attuazione.

Tutto ciò, mentre oltreoceano Obama già nel 2010 aveva lanciato la proposta, rimediando segnali negativi da Wall Street che lo hanno fatto desistere. Oggi la battaglia è portata avanti da Lyndon La Rouche, discusso politico ed economista statunitense, che ha trovato appoggio sia alla Camera che al Senato con le proposte di diversi firmatari. Ma si sa di quanto le lobbies bancarie siano forti in America e questi discorsi sono già stati portati avanti anche in passato senza esito.

Chiudo perciò con alcune considerazioni:

– La separazione bancaria difficilmente vedrà gli albori in tempi brevi, a causa delle forti pressioni del mondo finanziario, a cui la politica è sempre più succube, vuoi per convenienza ma anche per impotenza

– Qualora succedesse che si possa infrangere questo muro, la cosa non può interessare solo una nazione, per quanto lodevoli possano essere i tentativi di alcuni parlamenti nazionali. Tutto il mondo bancario dovrebbe adeguarsi in fretta a decisioni che arrivino da USA ed UE, uniche forze che possono trainare le decisioni dei singoli stati

– Se anche la si attuasse, i tempi per vederne gli effetti positivi sarebbero molto lunghi, probabilmente non ci sarebbe più il tempo per fermare gli effetti della volatilità dei fondi obbligazionari citati da Varoufakis e dall’instabilità degli stati dell’area euro

In sintesi, a pagare saremo sempre noi. Il come lo sappiamo già.

 

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