Mese: aprile 2014

PMI I NUMERI DI UNA CRISI CHE CONTINUA

Aziende per blog

 

“Insomma, per chiudere, l’unica ripresa che vedo all’orizzonte è quella per il c..o, la realtà dice che non è ancora finita la discesa, per quanto strano possa sembrare che sia possibile andar peggio”

Questo era quanto scrivevo in chiusura del mio post PMI I numeri di una crisi senza uscita del 12 gennaio scorso, dopo aver snocciolato numeri da economia di guerra per quel che concerne le PMI italiane, vero fulcro economico nazionale, con l’80% degli addetti e il 70% del valore aggiunto all’interno del mondo imprenditoriale.

Purtroppo a quanto si legge in questi giorni ero stato buon profeta, anche se avrei fatto volentieri a meno di questa “vittoria”. Leggete qua (forexinfo.it)

Fallimenti aziende

Lo spettro della crisi aleggia ancora sull’industria italiana. Così se la disoccupazione raggiunge quota 13%, le aziende non se la passano meglio: nel 2014 i fallimenti registrano un +22% rispetto allo stesso trimestre del 2013.

In soli tre mesi ci sono stati più di 3.600 fallimenti, circa 40 al giorno, due all’ora.

Aumentano anche le procedure di concordato (577, +34,7%)…

L’artigianato è un settore che, a causa della crisi, sta affogando: in 5 anni l’Italia ha perso 75.500 imprese artigiane. Come spiega la CGIA di Mestre è giusto sostenere che

“l’artigianato è stato il comparto più colpito dalla recessione che si è abbattuta in questi anni nel Paese”.

Volendo analizzare cause e conseguenze è possibile asserire che, come in molti altri casi, le cause sono state:

  • la drastica riduzione dei consumi delle famiglie;
  • il forte aumento delle tasse e della burocrazia;
  • la restrizione del credito.

Evidentemente la crisi del settore ha avuti pesanti risvolti in termini occupazionali: molti artigiani hanno alimentato la platea dei disoccupati.

“Non potendo contare su nessun ammortizzatore sociale, dopo la chiusura dell’attività moltissimi artigiani non hanno trovato nessun altro impiego e sono andati ad ingrossare il numero dei senza lavoro, portandosi appresso i debiti accumulati in questi anni e un futuro tutto da inventare”.

Ed aggiungo da “Il Fatto quotidiano”

Unimpresa

Tre aziende su cinque chiedono prestiti in banca per pagare le tasse. Lo rileva un sondaggio del Centro studi Unimpresa condotto fra le 120.000 imprese associate sulla base dei dati raccolti al 31 marzo 2014 e secondo il quale il 68% delle micro, piccole e medie imprese italiane è stato costretto a ricorrere a un finanziamento per onorare le scadenze fiscali. In cima alla lista dei balzelli che hanno spinto gli imprenditori a rivolgersi agli istituti di credito c’è l’Imu, ora tallonata dalla Tasi. Quanto ai settori produttivi, sono gli operatori turistici (per gli alberghi), le piccole industrie (per i capannoni) e la grande distribuzione (per i supermercati) quelli maggiormente esposti con le banche a causa dei versamenti fiscali sugli immobili e, più in generale, per tutti gli adempimenti con l’Erario.

E così oltre 81.600 piccole e medie imprese associate a Unimpresa hanno chiesto soldi alle banche, lo scorso anno, per rispettare le scadenze tributarie. Le rilevazioni, che confermano una tendenza registrata già lo scorso anno, sono state effettuate a partire dall’inizio del 2014, attraverso le 60 sedi di Unimpresa sparse su tutto il territorio nazionale. Oltre all’Imu e alla Tasi, è l’Irap l’altra tassa che mette in difficoltà gli imprenditori italiani, tenuto conto che l’imposta regionale sulle attività produttive si paga anche quando i bilanci sono in perdita, dunque in assenza di utili. Quanto all’Imu, incrociando i risultati del sondaggio del Centro studi Unimpresa con i dati del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia sul gettito fiscale, si può sostenere che per effettuare i versamenti sono stati contratti nuovi prestiti per quasi 7 miliardi di euro.

Proseguo poi a parlare di tutto il mondo imprenditoriale col Corriere, che ci  porta finalmente una ventata d’ottimismo sul futuro

Tasse immobili imprese

Le tasse sugli immobili produttivi cambiano nome ma non diminuisce il loro impatto sugli imprenditori. Secondo le rilevazioni Confartigianato, nel 2014, con l’effetto combinato di Imu e della nuova Trise, la tassazione immobiliare sulle imprese aumenterà fino a 1,1 miliardi, vale a dire il 9,6% in più rispetto al 2013.

INCREMENTO DEL 14,8 IN TRE ANNI – In particolare per quanto riguarda l’IMU, le imprese nel 2014 pagheranno 7,3 miliardi (+50,4% rispetto al 2011), mentre per la Trise il costo a carico degli imprenditori sarà pari a 5,5 miliardi (+52,8% rispetto al 2011). Tra il 2011 e il 2014, l’aumento medio annuo della tassazione immobiliare sulle imprese è stato del 14,8%. Incrementi decisamente non proporzionali con l’andamento negativo dei risultati aziendali provocati dalla crisi: tra il 2010 e il 2013, infatti, il fatturato delle imprese manifatturiere è diminuito dello 0,5%, quello delle imprese di costruzioni è sceso del 9,4%, e per le aziende del commercio è calato dell’1,2%.

Ed infine chiudo con la parte più triste, quella ripresa da Il Sole 24 ore

Suicidi

Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. Nell’anno 2013 sono state complessivamente 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto agli 89 casi registrati nel 2012 di cui il 40% nel solo ultimo quadrimestre. 

To be continued?

IL MIO 25 APRILE

25 aprile

Lo so che con questo mio post mi procurerò le critiche e le antipatie di molti, ma piacere agli altri senza piacere a me stesso non è mai stato di mio interesse e non intendo farlo proprio oggi che compio 41 anni.

E so anche che sono sempre stato contento di essere nato proprio in questa data, che ha sempre avuto un significato molto importante per me e per ciò che rappresenta per il mio paese, la cui storia repubblicana è nata proprio dalle lotte partigiane portate avanti dai nostri nonni. I miei in particolare, sono sempre stati antifascisti, il primo già avanti cogli anni per servire la patria (che però difese nel 15-18) ebbe non pochi problemi in fabbrica per il rifiuto di prendere la tessera del fascio, il secondo fu mandato da Mussolini in terra d’Africa per difendere le colonie insieme a tanti altri ragazzi, i primi ad essere traditi proprio dalla patria in cui erano nati.

Lungi da me quindi non sentire questa ricorrenza ed il volerla abolire come esponenti in malafede della destra finiana e berlusconiana volevano fare immediatamente saliti al governo nel 1994.

Ma non mi si chieda per favore di festeggiare insieme a questa classe politica al potere, a chi (molti anche in buona fede) non sente una profonda distonia tra la lotta partigiana di allora (lotta di liberazione dal fascismo e dal nazismo imperante in buona parte d’Europa) ed una politica che ha svenduto i valori della nazione nati dalle ceneri di quella lotta.

Che ha fatto compromessi di potere proprio con coloro che volevano abolire il 25 aprile, quelli che davano ai vincitori e ai vinti lo stesso valore morale, alle morti di quegli anni la stessa importanza…

Una classe politica che ha rigettato le promesse di una campagna elettorale (quella per le politiche del 2013) abbracciando il nemico a parole di sempre (non sto a citare tutte le volte che la sinistra ha avuto la possibilità di distruggerlo politicamente) Silvio da Arcore, ma da sempre diversamente alleato nei fatti.

Che ha rieletto l’inciuciaro (misto di inciucista e puparo) di professione Napolitano (ricordiamolo, prima fascista in gioventù, poi comunista, poi vicino a Craxi e primo ad alzarsi dai banchi della minoranza nel 94 per stringere la mano al neo premier Berlusconi) per sancire le larghe intese, dopo aver rifiutato una possibile mano tesa da parte del M5S allineato sul nome del costituzionalista di sinistra Rodotà.

Un PD (insomma, di questo parlo, mi sembra evidente…partito di sinistra ormai per sola collocazione nell’emiciclo parlamentare) che in virtù di quell’abbraccio mortale già detto, per l’abolizione della rata dell’IMU promessa (con accordo di governo con FI peraltro già naufragato), ha dato vita ad un provvedimento vergognoso quale quello di Bankitalia. Con il regalo fatto alle banche della rivalutazione delle proprie quote all’interno della banca centrale nazionale. E che in occasione della protesta dei deputati del M5S, con un ostruzionismo parlamentare svolto regolarmente, ha accolto col Bella Ciao la vergognosa ed illegittima tagliola della Boldrini, che oggi dal palco di Marzabotto rivendicava quei valori della resistenza attaccando ancora Grillo ed il movimento, giudicando vergognoso il post su Primo Levi. Che io avrei evitato, sia chiaro, ma dove ho visto tutto tranne che antisemitismo e ridicolizzazione della Shoa.

E proseguo…un  PD che ci ha regalato gli ultimi due (anzi tre, pur non essendo Monti del partito) presidenti del consiglio non eletti, l’ultimo degno erede del padre Silvio, contapalle seriale ed elargitore di sogni a buon mercato. Che ha pensato bene, nonostante la condanna definitiva del Berlusca, di riesumarlo per discutere insieme a lui la legge elettorale, fatta ad hoc per sbarrare il passo al M5S, con un ballottaggio al secondo turno che però ora preoccupa un po’, visto che il M5S sembra aver superato nei sondaggi il centro destra. Strano che ora sia tutto in stand by, vero?

E dell’Europa che dire? Vogliamo festeggiare la liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti con chi ci vuole sempre più assoggettare all’ Unione Europea ed ai trattati voluti dalla troika sotto la supervisione della Merkel? Vogliamo perdere una sovranità recuperata col sangue dai nostri antenati? Devo festeggiare con chi ha firmato orgoglioso in massa il pareggio di bilancio e il fiscal compact, su cui Bersani nei mesi precedenti al voto, stupito, giurava che mai si sarebbe votato un qualcosa che avrebbe negato il futuro alla nazione? Non ci credete? Eccovi serviti il video

Mi spiace, lo so che molti sono in piazza in buona fede… anche tanti miei conoscenti e politici locali…ma io credo che il mio modo per  ricordare quegli uomini, donne e i loro valori, oggi debba essere nel privato, lontano dalle celebrazioni ufficiali, in cui trovo molta ipocrisia.

Non me ne voglia nessuno, ma non sia mai che nel “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti” del grande Faber, si debba parlare anche di me

I MIEI DIECI TWEET A RENZI

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Il nostro presidente è giovane, corre veloce e si affida a Twitter per presentare il decreto legge che eroga i famosi 80 € al mese a color che ne guadagnano 1500. Con dieci tweet dice quello che gli italiani vogliono sentirsi dire e promettere, non usando neppure tutti i 140 caratteri che la piattaforma del social network prevede. Si è certamente evoluto rispetto a papà Silvio, che con quattro battute tramite le reti di famiglia (ma non solo) faceva sognare agli italiani un domani più roseo. Pazienza se poi la situazione peggiorava, la gente alle urne si sarebbe ricordata dell’abolizione dell’IMU ed ancor prima dell’ICI (quando rischiò di strappare la vittoria a Prodi, rendendo l’ingovernabilità a sinistra un problema a breve insormontabile). E così credo succederà alle prossime europee per Renzi ed il PD. Mille promesse perdute in cambio di una realizzata (senza contare i risvolti negativi del caso) et voilà, clap and jump per Renzi anche dal popolo elettorale. Siccome al premier Twitter garba parecchio, non mi sono voluto sottrarre allo strumento per comunicargli i miei dubbi sul decreto. Sarebbero molti di più quelli che ho, ma ho voluto anch’io usare 10 tweet per par condicio. Partiamo

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Ed aggiungo: è di sinistra dare 30 € scarsi a chi guadagna 6000 € all’anno? Serviranno a rimettere in moto l’economia o semplicemente a non farsi staccare la corrente di casa?

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Ne avevo già parlato nel mio post di qualche settimana orsono. Si modifichi l’istituto della CIG in deroga, si leghi l’ammortizzatore sociale ai contributi versati, se ne accorcino i tempi, ma non si possono lasciare le aziende che non hanno la cassa ordinaria e la straordinaria senza quella in deroga. Si daranno quindi 80€ in più a chi già lavora e si aumenterà il numero dei disoccupati tra le aziende con meno di 15 dipendenti? 

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Non credo ci sia null’altro da dire se non complimentarsi con Obama…missione compiuta!

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Idem come sopra. Una delle tante promesse di cui non ci si ricorderà più. Chissenefrega dei debiti della pubblica amministrazione verso le aziende. Io intanto c’ho 80 euri in più in tasca

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Andiamo avanti…

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Leggetevi l’articolo citato. E poi quando arriverà l’estratto conto fatevi due conti per bene. Senza che si blocchi la possibilità per le banche di aumentare le spese bancarie a carico dei correntisti, quei soldi verranno presi a noi sull’estratto conto e girati allo stato, semplice no?

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Qua riporto una parte dell’articolo citato sperando in un chiarimento del governo

– 210 vetture pubbliche blindate, per una spesa fino 25 milioni di euro in due anni. La gara Consip per l’acquisto è iniziata a dicembre ed é terminata il 27 febbraio scorso, meno di una settimana prima dell’insediamento di Renzi. Coincidenze no?

– È in corso un’altra convenzione per l’acquisto di ben 1100 tra berline e utilitarie per una spesa pari 15 milioni di euro.

– E come se non bastasse, siccome il nostro é un governo attento all’ambiente, é in corso anche una convenzione per l’acquisto di auto blu e green, autovetture elettriche e ibride, valida fino al 2016.

– Per non parlare dei centri d’acquisto periferici, dove le prenotazioni continuano senza sosta. Fino al 2015 sono previste 4.045 auto e stavolta poco importa il green, quello che conta il blu: si acquisteranno macchine elettriche, a benzina, a metano e a Gpl, per una spesa di circa 40 milioni di euro.”

Siccome il dl 101/2013 citato vieta l’acquisto e il noleggio di auto da parte della PA fino a tutto il 2015 (permesso solo in casi eccezionali quello di auto “verdi” a basso costo ed impatto ambientale, quindi il terzo punto citato potrebbe essere bypassato), qualcosa non mi torna. Spero in una smentita del governo ai contenuti dell’articolo di Soldioggi

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Questo è uno dei punti che più mi fa inc…are! Il solito scarico di responsabilità fra gli enti pubblici. Mi ricorda il “Ce lo chiede l’Europa” del governo. C’è sempre un ente pubblico superiore che scarica verso quelli più bassi gli oneri di una manovra finanziaria. Secondo voi cosa faranno quindi le regioni se non agire su sanità e trasporti, i settori più onerosi di competenza?

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Devo aggiungere qualcosa? Mi pare sia sufficiente, ora aspetto solo che Matteo mi risponda. #iostogiàsereno

 

 

 

PADOAN E L'(IN)SOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL FISCO ITALIANO

 

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Sono molto contento di poter dire che l’Italia è uno dei sistemi fiscali più sostenibili tra le economie avanzate“. Non ci crederete ma lo ha detto Padoan, il nostro ministro dell’Economia, a Washinghton in un’intervista alla CNBC, durante un incontro per il FMI.

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Proprio così, qua trovate tutta l’intervista, che oltre a questa boiata incredibile, racconta altre cose interessanti su cui soffermarsi. Ma partiamo da questa affermazione…scusi Padoan, ma sostenibile per chi? Le sembra uno dei sistemi più sostenibili? Quanto più sostenibile e soprattutto rispetto a chi? Non posso credere che lei ignori questi dati e questi grafici

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Nel 2012 quarti per pressione fiscale nell’area euro e sesti in Europa. E nel mondo (area OCSE)?

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Il grafico è riferito al 2011 ma si legga questo articolo de Il Corriere. Nel 2012 la pressione è ancora salita (nessuno lo avrebbe immaginato, vero? 😉 ) di 1,4 punti a fronte di una media OCSE dello 0,5 ed inferiore solo agli aumenti (all’interno dell’OCSE) di Ungheria (1,8) e Grecia (1,4). Le quali essendo ben lontane comunque dai nostri parametri (indietro) non scalfiscono la nostra posizione.

E vogliamo parlare delle aziende che chiudono, licenziano o hanno difficoltà a pagare dipendenti, fornitori e ovviamente tasse (per cui devono accendere mutui spesso a tassi d’usura)? Si legga PMI i numeri di una crisi senza uscita, se i numeri le sono ignoti. Oppure vuole sapere quante aziende hanno delocalizzato negli ultimi 10 anni?

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Ma tutto questo forse Padoan lo ignora. O forse, ancor più semplicemente è in palese malafede.

E tornando al resto dell’intervista, che dire delle considerazioni molto politiche e poco tecniche come il suo ruolo avrebbe dovuto essere nelle intenzioni di Renzi (beh…parlando di lui i dubbi sono leciti, ovviamente)? Lodi sulle riforme che porteranno a “risparmi e ad un modo di governare più semplice”. Ho dei dubbi, caro ministro. Sul Senato, pur non piacendomi per nulla la riforma, ci saranno dei risparmi (non il miliardo di Renzi), sulle province credo che si siano fatti male i conti, ahimè, come già spiegato nei miei posts sul maxiemendamento Del Rio. E sul modo di governare più semplice sarà da vedere. Spiegate un po’ ad esempio a Pisapia, a Doria, De Magistris ecc… di fare contemporaneamente il sindaco della propria città, quello della città metropolitana ed il senatore. E molte delle competenze nella Del Rio saranno da redistribuire tra regioni e comuni, non credo si faccia dall’oggi al domani. Ed infine veniamo all’ultima frase dell’intervista

“Per ottenere risultati velocemente – ribadisce Padoan – servono grandi sforzi nell’attuarle, ma anche il supporto del ciclo economico”

Cioè, la politica faccia le riforme, gli altri facciano il resto. Molto semplicistica la conclusione, come se queste riforme e soprattutto, tutte le misure messe in campo economico dalla politica portassero giovamento al lavoro e non viceversa. Certo, se lo dice Padoan, “curatore” per l’FMI della crisi argentina, greca e portoghese, possiamo fidarci e soprattutto #STARESERENI

QUANDO IL PD SE LA PRENDEVA CON LA SOCIAL CARD

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Questa è l’introduzione del post sul blog di Beppe Grillo che torna su discorsi già fatti anche da me sui famosi 80 € ma non per tutti. In particolare per coloro che si vedranno togliere l’assegno famigliare per il coniuge a carico. La cifra diventerà pressapoco quella detta dal comico (ma per me più serio di altri…non dico chi, vediamo se ci arrivate…). Ora, mi sembrava di ricordare una campagna elettorale per le europee del PD in cui si criticava (e con ragione, secondo me) la social card. Solo che adesso qualcuno ha cambiato idea e/o strategia…e non sono certo io!). Guardare per credere

E queste erano le dichiarazioni di Bersani, che condividevo allora come le condividerei adesso se dicesse qualcosa in merito (e non lo appoggiasse e difendesse come probabilmente sarà nei fatti), sul nuovo DEF di Renzi. 

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Faccio solo una precisazione. Nel DEF di strutturale sembrano esserci solo i tagli alla spesa di 4,5 mld. di euro (1 o 2 miliardi dalla sanità, chissà su chi ricadranno). I restanti 2 mld. arriveranno dalla tassazione sulle plusvalenze bancarie in seguito alla porcata del decreto Bankitalia (prima o poi si ammetterà il regalo…) e dal gettito d’iva dovuto ai pagamenti dei creditori della pubblica amministrazione. Due coperture una tantum per coprire 7 mesi su 12. Dall’anno prossimo chissà, qualcuno provvederà. Non credo di dover aggiungere altro, aspetto solo di vedere nei prossimi spot per le europee i messaggi che passerano in materia. For
se basta seguire le anticipazioni del Corriere della ser(v)a e di Re(sa)pubblica

DA DEL RIO NE’ ABOLIZIONE NE’ RIORDINO MA MOLTO CAOS

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Dopo aver letto interamente il maxi emendamento Del Rio sul riordino delle province ritengo opportuno soffermarmi su alcuni punti non ancora toccati. Diciamo innanzitutto che Renzi e c. continuano a parlare di abolizione. A leggere il testo non solo l’abolizione è lontana anni luce, ma pure parlare di riordino è cosa grossa. E poi partiamo da una considerazione…alla voce città metropolitana leggo che i consiglieri saranno eletti tra i consiglieri comunali dell’area metropolitana, ma la cessazione dalla carica comunale comporterá la decadenza da consigliere metropolitano. Creando una sorta di andirivieni in consiglio metropolitano, visto che verosimilmente non tutti i comuni andranno al voto contemporaneamente. E con tutti i possibili intoppi burocratici. Non penso tanto a quelli politici, visto che chi succederà al decaduto arriverà dalla stessa lista di partenza (ed avrà presumibilmente la stessa appartenenza politica) quanto magari ad intoppi nei lavori di commissione e ad una minore celerità nei provvedimenti da prendersi. Trovo poi ancor più preoccupante questo passaggio

D’intesa con i Comuni interessati la Cittá metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive”

E lo trovo preoccupante perché sembra mettere le mani negli appalti dei comuni, dove, è bene ricordarlo, i consigli comunali vengono eletti dai cittadini, mentre nelle città metropolitane il sindaco è automaticamente il sindaco della città capoluogo e i consiglieri sono eletti non a suffragio universale ma dai sindaci e dai consiglieri dei comuni dell’area metropolitana. Insomma, la città metropolitana avrà più potere della provincia e questo potere sarà di natura politica e non elettorale se non in maniera indiretta.

Gli stessi rilievi poi valgono per le province, che verranno sì svuotate dei poteri, ma avranno comunque, seppur non retribuiti (al pari dei consiglieri della città metropolitana), consiglieri eletti tra gli eletti dei comuni. E tra le competenze che rimarranno alle province (sulla cui abolizione per via costituzionale non credo affatto) ci sarà l’edilizia scolastica su cui Renzi ha sempre detto di puntare molto e di impiegare risorse, fin dalla sua nomina a premier. 3 miliardi e mezzo l’ ultima cifra dichiarata. E quindi mi sorge un dubbio maligno: sarà un caso che restino certe deleghe alle province, che non saranno più, anch’esse, elette dal popolo, ma decise dagli amministratori comunali? Seppur in forma diversa, mi ricorda molto il caso delle partecipate…

E che dire a proposito della provincia di Milano, che perderà competenza sull’Expo 2015? Leggete questo passaggio al punto 49 del maxi emendamento…

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Le competenze passeranno alla regione Lombardia. Scrivo questo come spunto di riflessione, essendo apparentemente in antitesi col mio ragionamento di poche righe fa. Qua il controllo passerá ad un organo politico in carica, eletto a suffragio universale. Ma un organo più grande, sia a livello di risorse che politicamente. E che in passato ha già dimostrato di saperci fare con la gestione di denari pubblici in maniera non proprio cristallina.

E vengo ai comuni. Qua mi sento di difendere il decreto Del Rio, accusato di avere creato 25000 nuove poltrone. Premesso che con la riforma Calderoli (2011) e il decreto 95 della spending review del 2012, solo il 38% dei comuni è già andato al voto, con la nuova legge i comuni vedranno alzarsi il numero dei consiglieri ed assessori rispetto ai precedenti provvedimenti, ma diminuiranno comunque per quel 62% che ancora non aveva rinnovato i propri consigli e le proprie giunte. Per questi i numeri caleranno comunque e il Del Rio stabilisce che oltretutto non potrà essere variato il budget a disposizione degli amministratori rispetto alla legislazione vigente. Per cui nessun onere aggiuntivo per la collettivitá. Semmai si può parlare di fidelizzazione politica per chi verrà eletto nei comuni oggetto della revisione, ma credo sia anche un’occasione per i piccoli comuni per avere più persone coinvolte nella gestione amministrativa. Aumentando il numero degli assessori e dei consiglieri si può gravare meno il compito dei sindaci e degli assessori che già prestavano servizio e che nella maggior parte dei casi non esercitano questo ruolo a tempo pieno, non percependo indennità e diarie tali da lasciare seppur temporaneamente il proprio lavoro. Nel far male le cose, a volte (e purtroppo in piccolissima parte) si riesce anche ad azzeccar qualcosa

VISCO, PENSI ALLE BANCHE, PLEASE!

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Mi rendo conto di essere già in ritardo per parlarne, ma il rospo non l’ho ancora digerito. Mi riferisco alle dichiarazioni di Visco, il signore delle banche, governatore di Bankitalia. Il quale il 25 marzo già si era lanciato in questa considerazione

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 Raggiungere il pareggio di bilancio significa fare già sforzi notevoli, (in realtà l’obiettivo è quello di un rapporto deficit/pil allo 0,5% concesso dalla UE), ma questo hanno voluto Monti e la maggioranza che lo sosteneva…

Ma arrivare al 3% di crescita nominale, quando gli ultimi dati danno una crescita dello 0,1% ed un’inflazione allo 0,4% portando di fatto il pil nominale allo 0,5%, a me sembra pura follia. E se anche si “pompasse” l’inflazione come dicono alcuni (il come sarà da vedere), se questa arrivasse al 2,5%, con un pil reale allo 0,5%, è naturale che significherebbe comunque un aumento del carrello della spesa degli italiani. Per cui comunque sempre cattive notizie, anche se non so quantificarne le cifre

La seconda considerazione di Visco è però quella che mi sento di contraddire di più perché mi tocca nel vivo. Il successore di Draghi sottolinea come le imprese ed i sindacati frenino lo sviluppo, puntando su una ricerca di maggior produttività per far ripartire l’economia. Lascio stare i sindacati, sui quali mi trovo in buona parte in sintonia con Visco. Sulle imprese avrei qualcosa da dire. E’ bene ricordarsi, senza entrare in formule economiche, di cosa si parla quando si cita la produttività. Riporto dall’ISTAT:

La produttività del lavoro è definita come il rapporto tra una misura di quantità di prodotto e una misura della quantità di lavoro impiegato per produrlo. Per l’Italia nel suo complesso la misura della produttività del lavoro è ottenuta misurando l’output in termini di valore aggiunto in volume e l’input di lavoro in termini di ore lavorate

In sostanza, occorre far rendere meglio il tempo macchina/uomo lavorato,  lavorare di più e meglio, investendo sulla tecnologia e su macchinari più avanzati, per acquisire competitività sul mercato. Il discorso non farebbe una grinza, se non fosse che:

– Il mercato interno è stagnante, per cui cosa mi serve far rendere meglio il mio lavoro, se poi non ho mercato di sbocco?

– L’export non risente essenzialmente dei problemi delle nostre aziende, ma di una concorrenza di paesi extra UE coi quali è assolutamente impossibile competere, per via di costi del lavoro irrisori rispetto ai nostri. Più facile che arrivino col tempo ai nostri livelli che viceversa. Solo una svalutazione monetaria potrebbe cambiare le regole del gioco, all’interno dell’UE lo trovo impossibile o difficilissimo. A coloro che dicono che occorre puntare sulla qualità, ricordo che in moltissimi settori i tedeschi non sono da meno di noi (anzi…) e un euro loro è uguale ad un euro nostro. E sui prodotti di lusso o di nicchia su cui alcuni dicono si debba puntare…beh…una nazione mangia con le Punto, non con le Ferrari (cit.). Ditemi se non è vero

– Comunque l’export è un settore in cui specie le nostre PMI si difendono bene. Riporto testuale dal sito pmi.it

Secondo un recente report Confartigianato, le micro imprese e PMI rappresenterebbero il 26,3% delle esportazioni italiane nel mondo, con un fatturato (tra gennaio e settembre 2013) oltre i 72 milioni di euro (+4% rispetto al 2012) e performance migliore delle altre aziende italiane…

…le micro e piccole imprese italiane, attualmente oltre 4,1 milioni, che danno lavoro a 14,2 milioni di addetti e che – al netto dell’agricoltura – rappresentano il 94% del totale delle imprese italiane, impiegano il 59% degli occupati e realizzanoo il 62,1% del valore aggiunto” (pmi.it)

 Che le aziende siano indietro con gli investimenti non c’è che dire, ma diventa dìfficile avere prospettive di lungo corso in questo momento. Per molti le priorità sono altre. Le aziende richiedono sempre più finanziamenti per il breve periodo che non per il medio ed il lungo. In sostanza chiedono soldi alle banche per avere liquidità che serva nella gestione corrente. Ma se sei già in difficoltà di liquidi nel quotidiano, difficile che tu possa avere le forze (e la fiducia) per investire.

 Ma penso anche ad un’altra cosa. Se Visco giudica le imprese, chi giudicherà le banche? Glieli ricordiamo noi alcuni dati (qualcuno già citato da me in PMI I numeri di una crisi senza uscita)?

 Vogliamo dire delle 4 aziende su 10 che si sono viste rifiutare prestiti dalle banche e delle 4 che l’hanno visto concesso ma ridimensionato rispetto alle richieste? Del resto questo grafico parla chiaro, vero?

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Vogliamo dire di chi l’ha ottenuto a tassi da usura, per cui si trovano ormai cronache giudiziarie in quantità? Ne cito giusto una dal sito de Il Secolo XIX, in cui un prestito da 50 milioni di lire contratto all’inizio degli anni 90 è lievitato a 100 mila euro nel 2001!

O vogliamo parlare della vicenda MPSO vogliamo dire del famoso decreto Bankitalia, per cui richiamo al mio post Lungimiranza, questa sconosciuta? Cosa disse Visco in merito?

 

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Già, nessun regalo alle banche. Provare per credere, come diceva Guido Angeli, un Renzie ante litteram.

Insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra. E tornando a discorsi già fatti, trovare un giornalista che non infranga mai il muro della menzogna vomitata dall’alto, quando si trova ad intervistare i potenti di turno o a conferenze stampa degli stessi, è chiedere troppo