DA DEL RIO NE’ ABOLIZIONE NE’ RIORDINO MA MOLTO CAOS

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Dopo aver letto interamente il maxi emendamento Del Rio sul riordino delle province ritengo opportuno soffermarmi su alcuni punti non ancora toccati. Diciamo innanzitutto che Renzi e c. continuano a parlare di abolizione. A leggere il testo non solo l’abolizione è lontana anni luce, ma pure parlare di riordino è cosa grossa. E poi partiamo da una considerazione…alla voce città metropolitana leggo che i consiglieri saranno eletti tra i consiglieri comunali dell’area metropolitana, ma la cessazione dalla carica comunale comporterá la decadenza da consigliere metropolitano. Creando una sorta di andirivieni in consiglio metropolitano, visto che verosimilmente non tutti i comuni andranno al voto contemporaneamente. E con tutti i possibili intoppi burocratici. Non penso tanto a quelli politici, visto che chi succederà al decaduto arriverà dalla stessa lista di partenza (ed avrà presumibilmente la stessa appartenenza politica) quanto magari ad intoppi nei lavori di commissione e ad una minore celerità nei provvedimenti da prendersi. Trovo poi ancor più preoccupante questo passaggio

D’intesa con i Comuni interessati la Cittá metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive”

E lo trovo preoccupante perché sembra mettere le mani negli appalti dei comuni, dove, è bene ricordarlo, i consigli comunali vengono eletti dai cittadini, mentre nelle città metropolitane il sindaco è automaticamente il sindaco della città capoluogo e i consiglieri sono eletti non a suffragio universale ma dai sindaci e dai consiglieri dei comuni dell’area metropolitana. Insomma, la città metropolitana avrà più potere della provincia e questo potere sarà di natura politica e non elettorale se non in maniera indiretta.

Gli stessi rilievi poi valgono per le province, che verranno sì svuotate dei poteri, ma avranno comunque, seppur non retribuiti (al pari dei consiglieri della città metropolitana), consiglieri eletti tra gli eletti dei comuni. E tra le competenze che rimarranno alle province (sulla cui abolizione per via costituzionale non credo affatto) ci sarà l’edilizia scolastica su cui Renzi ha sempre detto di puntare molto e di impiegare risorse, fin dalla sua nomina a premier. 3 miliardi e mezzo l’ ultima cifra dichiarata. E quindi mi sorge un dubbio maligno: sarà un caso che restino certe deleghe alle province, che non saranno più, anch’esse, elette dal popolo, ma decise dagli amministratori comunali? Seppur in forma diversa, mi ricorda molto il caso delle partecipate…

E che dire a proposito della provincia di Milano, che perderà competenza sull’Expo 2015? Leggete questo passaggio al punto 49 del maxi emendamento…

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Le competenze passeranno alla regione Lombardia. Scrivo questo come spunto di riflessione, essendo apparentemente in antitesi col mio ragionamento di poche righe fa. Qua il controllo passerá ad un organo politico in carica, eletto a suffragio universale. Ma un organo più grande, sia a livello di risorse che politicamente. E che in passato ha già dimostrato di saperci fare con la gestione di denari pubblici in maniera non proprio cristallina.

E vengo ai comuni. Qua mi sento di difendere il decreto Del Rio, accusato di avere creato 25000 nuove poltrone. Premesso che con la riforma Calderoli (2011) e il decreto 95 della spending review del 2012, solo il 38% dei comuni è già andato al voto, con la nuova legge i comuni vedranno alzarsi il numero dei consiglieri ed assessori rispetto ai precedenti provvedimenti, ma diminuiranno comunque per quel 62% che ancora non aveva rinnovato i propri consigli e le proprie giunte. Per questi i numeri caleranno comunque e il Del Rio stabilisce che oltretutto non potrà essere variato il budget a disposizione degli amministratori rispetto alla legislazione vigente. Per cui nessun onere aggiuntivo per la collettivitá. Semmai si può parlare di fidelizzazione politica per chi verrà eletto nei comuni oggetto della revisione, ma credo sia anche un’occasione per i piccoli comuni per avere più persone coinvolte nella gestione amministrativa. Aumentando il numero degli assessori e dei consiglieri si può gravare meno il compito dei sindaci e degli assessori che già prestavano servizio e che nella maggior parte dei casi non esercitano questo ruolo a tempo pieno, non percependo indennità e diarie tali da lasciare seppur temporaneamente il proprio lavoro. Nel far male le cose, a volte (e purtroppo in piccolissima parte) si riesce anche ad azzeccar qualcosa

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