PMI I NUMERI DI UNA CRISI CHE CONTINUA

Aziende per blog

 

“Insomma, per chiudere, l’unica ripresa che vedo all’orizzonte è quella per il c..o, la realtà dice che non è ancora finita la discesa, per quanto strano possa sembrare che sia possibile andar peggio”

Questo era quanto scrivevo in chiusura del mio post PMI I numeri di una crisi senza uscita del 12 gennaio scorso, dopo aver snocciolato numeri da economia di guerra per quel che concerne le PMI italiane, vero fulcro economico nazionale, con l’80% degli addetti e il 70% del valore aggiunto all’interno del mondo imprenditoriale.

Purtroppo a quanto si legge in questi giorni ero stato buon profeta, anche se avrei fatto volentieri a meno di questa “vittoria”. Leggete qua (forexinfo.it)

Fallimenti aziende

Lo spettro della crisi aleggia ancora sull’industria italiana. Così se la disoccupazione raggiunge quota 13%, le aziende non se la passano meglio: nel 2014 i fallimenti registrano un +22% rispetto allo stesso trimestre del 2013.

In soli tre mesi ci sono stati più di 3.600 fallimenti, circa 40 al giorno, due all’ora.

Aumentano anche le procedure di concordato (577, +34,7%)…

L’artigianato è un settore che, a causa della crisi, sta affogando: in 5 anni l’Italia ha perso 75.500 imprese artigiane. Come spiega la CGIA di Mestre è giusto sostenere che

“l’artigianato è stato il comparto più colpito dalla recessione che si è abbattuta in questi anni nel Paese”.

Volendo analizzare cause e conseguenze è possibile asserire che, come in molti altri casi, le cause sono state:

  • la drastica riduzione dei consumi delle famiglie;
  • il forte aumento delle tasse e della burocrazia;
  • la restrizione del credito.

Evidentemente la crisi del settore ha avuti pesanti risvolti in termini occupazionali: molti artigiani hanno alimentato la platea dei disoccupati.

“Non potendo contare su nessun ammortizzatore sociale, dopo la chiusura dell’attività moltissimi artigiani non hanno trovato nessun altro impiego e sono andati ad ingrossare il numero dei senza lavoro, portandosi appresso i debiti accumulati in questi anni e un futuro tutto da inventare”.

Ed aggiungo da “Il Fatto quotidiano”

Unimpresa

Tre aziende su cinque chiedono prestiti in banca per pagare le tasse. Lo rileva un sondaggio del Centro studi Unimpresa condotto fra le 120.000 imprese associate sulla base dei dati raccolti al 31 marzo 2014 e secondo il quale il 68% delle micro, piccole e medie imprese italiane è stato costretto a ricorrere a un finanziamento per onorare le scadenze fiscali. In cima alla lista dei balzelli che hanno spinto gli imprenditori a rivolgersi agli istituti di credito c’è l’Imu, ora tallonata dalla Tasi. Quanto ai settori produttivi, sono gli operatori turistici (per gli alberghi), le piccole industrie (per i capannoni) e la grande distribuzione (per i supermercati) quelli maggiormente esposti con le banche a causa dei versamenti fiscali sugli immobili e, più in generale, per tutti gli adempimenti con l’Erario.

E così oltre 81.600 piccole e medie imprese associate a Unimpresa hanno chiesto soldi alle banche, lo scorso anno, per rispettare le scadenze tributarie. Le rilevazioni, che confermano una tendenza registrata già lo scorso anno, sono state effettuate a partire dall’inizio del 2014, attraverso le 60 sedi di Unimpresa sparse su tutto il territorio nazionale. Oltre all’Imu e alla Tasi, è l’Irap l’altra tassa che mette in difficoltà gli imprenditori italiani, tenuto conto che l’imposta regionale sulle attività produttive si paga anche quando i bilanci sono in perdita, dunque in assenza di utili. Quanto all’Imu, incrociando i risultati del sondaggio del Centro studi Unimpresa con i dati del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia sul gettito fiscale, si può sostenere che per effettuare i versamenti sono stati contratti nuovi prestiti per quasi 7 miliardi di euro.

Proseguo poi a parlare di tutto il mondo imprenditoriale col Corriere, che ci  porta finalmente una ventata d’ottimismo sul futuro

Tasse immobili imprese

Le tasse sugli immobili produttivi cambiano nome ma non diminuisce il loro impatto sugli imprenditori. Secondo le rilevazioni Confartigianato, nel 2014, con l’effetto combinato di Imu e della nuova Trise, la tassazione immobiliare sulle imprese aumenterà fino a 1,1 miliardi, vale a dire il 9,6% in più rispetto al 2013.

INCREMENTO DEL 14,8 IN TRE ANNI – In particolare per quanto riguarda l’IMU, le imprese nel 2014 pagheranno 7,3 miliardi (+50,4% rispetto al 2011), mentre per la Trise il costo a carico degli imprenditori sarà pari a 5,5 miliardi (+52,8% rispetto al 2011). Tra il 2011 e il 2014, l’aumento medio annuo della tassazione immobiliare sulle imprese è stato del 14,8%. Incrementi decisamente non proporzionali con l’andamento negativo dei risultati aziendali provocati dalla crisi: tra il 2010 e il 2013, infatti, il fatturato delle imprese manifatturiere è diminuito dello 0,5%, quello delle imprese di costruzioni è sceso del 9,4%, e per le aziende del commercio è calato dell’1,2%.

Ed infine chiudo con la parte più triste, quella ripresa da Il Sole 24 ore

Suicidi

Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. Nell’anno 2013 sono state complessivamente 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto agli 89 casi registrati nel 2012 di cui il 40% nel solo ultimo quadrimestre. 

To be continued?

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