Mese: maggio 2014

NON E’ UN PAESE PER GIOVANI: 4 SU 5 CERCANO LA RACCOMANDAZIONE

Omaggio al mio carissimo amico Abate Faria. La sua frequentazione mi ha aperto molto gli occhi sullo stato della nostra nazione, mi ha dato più consapevolezza di quanto già vedevo e che in fondo mi sembrava meno peggio di quel che è. A lui devo anche il nome del mio blog, allorchè mi disse che siamo entrambi sulla Cattiva strada (in direzione ostinata e contraria aggiungo io), citando il grande Faber. A differenza sua io vorrei restare e vorrei restasse anche mio figlio, ma se quando sarà grande la situazione restasse tale, non esiterei ad invitarlo a lasciare l’Italia. Questo paese è fatto di tanta gente onesta, volenterosa ed intelligente. Ma purtroppo manca una effettiva meritocrazia e i dati espressi dall’Abate la dicono lunga in merito. Serve un cambiamento culturale epocale. Mi ero illuso che la crisi potesse portare a questo, con l’emergere degli elementi positivi della società…povero illuso…sta succedendo il contrario, con sempre più gente a cercare riparo nel sistema che ha portato a questa situazione. Un mondo dove i sommersi e i salvati sono entrambi dalla parte opposta di quella dove dovrebbero stare. Buona lettura…se scapperà qualche lacrimuccia nulla di male, anzi…

Il Contagio

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Accanto al 40,8% di questi giorni, chiederei a tutti di prestare attenzione massima ai numeri emersi nell’ultimo rapporto Istat.

Alcuni li trovate nel mio post Altro che 40%..Ecco i veri numeri sull?Italia. Raddoppiati i disoccupati, boom di laureati in fuga

Sono numeri impressionanti, che testimoniano l’agonia che sta vivendo il paese, la povertà crescente, l’assenza di prospettive di crescita.

Ma accanto a questi numeri, ve ne è uno che vorrei sottolineare: 81,9%.

E’ la percentuale dei giovani che, per trovare lavoro, ha dovuto chiedere la “raccomandazione”.

Questo numero dice tantissimo, sopratutto se accostato all’esodo dei “migliori”.

In sostanza, nel nostro paese molti fuggono, quelli che restano si rassegnano all’idea che, senza entrare in qualche partito-gruppo-sindacato-consorteria o senza “avere santi in paradiso”, NON CE LA PUOI FARE.

E, per esperienza personale, posso testimoniare che è così.

Ce la fa 1 su 100, ma a prezzi altissimi, impiegando più…

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LA MIA ANALISI SUL VOTO

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“Va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il “crucifige” e così sia,chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato”

Inizio così questo post, con questa frase presa da L’Avvelenata di Guccini, perché, lo ammetto, ho perso alcune scommesse con gli amici sulle mie previsioni di voto. Pur non essendo tra le più ottimistiche tra gli amici attivisti del M5S, io pensavo ad un movimento tra il 26-27% e soprattutto un PD sotto al 30%, seppur di poco. Analizzando i flussi elettorali risulta però evidente, a differenza di quanto si va dicendo in rete ed in parte sui media, che non sono stati tanto i voti presi dal Pd alla destra ad aver ampliato la forbice tra il partito di Renzi e il M5S, bensì,  la demolizione totale del centro di Monti e ovviamente quel recupero dei 5 stelle che hanno fatto ritorno al PD di Renzi.

Purtroppo io credo che gli italiani in queste elezioni abbiano ricercato innanzitutto la tranquillità. E’ vero che i momenti sono difficilissimi, sia a livello economico che, di conseguenza, a livello di stabilità sociale. Ma un cambiamento radicale come propone Grillo è ancora prematuro per essere accettato dal popolo italiano, da sempre uno dei più restii ai cambiamenti in Europa. Mentre nella Francia socialista la Le Pen col FN è riuscita ad incanalare il malumore nella sua forte critica antieuropeista e nell’orgoglio sovranista (ed in questo in Francia ha trovato sicuramente terreno fertile più che altrove), in Italia il M5S non ha sfondato, anzi ha addirittura arretrato. Renzi e Berlusconi nelle ultime settimane, a suon di Hitler e Stalin e quant’altro ancora, sono riusciti nell’intento di demonizzare Grillo e la sua politica. Ma se il M5S ha perso non si deve gettare la colpa in chi non ha ascoltato il suo messaggio. Piuttosto semmai vanno messi in dubbio i modi e i mezzi con cui il messaggio lo si è fatto passare. Ammetto anche qui le mie colpe, non ho mai usato i modi di Grillo, anzi li ho spesso criticati, ma ho sempre pensato che la sostanza, i contenuti del suo messaggio, fossero più forti dei modi in cui venivano proposti. Anzi, che i suoi modi fossero rafforzativi dei contenuti. Che l’ironia potesse essere più forte delle critiche per essa ricevute. Invece no, i risultati dicono l’esatto contrario. E lo dicono anche perché come sottolineano Travaglio e Scanzi, la tv la puoi e la devi criticare, ma ti devi rendere conto che è da lì, più che dalla rete che passano i messaggi agli elettori. Se Silviuccio e Renzi hanno usato persino la De Filippi a scopi elettorali, qualcosa vorrà pur dire. E se non vuoi (e ne faccio un plauso) abbassarti a quel livello, devi comunque accettare il confronto da Vespa (troppo tardi è stata fatta la comparsa, ha ragione ancora Travaglio) o dall’altro nemico giurato Floris. In sostanza, se dai dell’ebetino a Renzi(e) o dici di Napolitano che deve andare a Casal Boscone con Silvio, mentre i tg dicono che Renzi regala gli 80 € e il presidente si è immolato per il bene della patria ad altri 7 anni sul colle più alto di Roma, è evidente che il tuo messaggio alla massa non passerà. In rete o sulle piazze fidelizzerai il tuo consenso tra lo zoccolo duro e magari tra 20 anni ne raccoglierai i frutti, ma non arriverai ad impensierire certo il PD sul breve. Del resto era evidente già prima delle elezioni quanto basso fosse il consenso tra la gente in età più avanzata.

Altra cosa sul movimento…Io ritengo che le molte amministrative abbiano contribuito molto ad erodere un’altra parte del consenso elettorale. Anche  se l’astensione è in crescita, mi sembra chiaro che i voti persi tra gli astenuti dal PD non siano proporzionali al calo dell’affluenza. In sostanza il PD paga meno dazio di altri partiti in questo senso. Questo perché si sa di quanto il PD sia ramificato sul territorio, mentre il movimento ha già fatto un’enormità di lavoro a livello locale, ma ha ancora poche amministrazioni “in mano” e ha molti meetup neonati o comunque con pochi anni (ed esperienza) all’attivo. In sostanza il M5S è partito dall’alto e si sta propagando sul territorio velocissimamente, ma ancora troppo poco per contrastare la “gioiosa macchina da guerra” piddina.

Insomma, guardando il bicchiere mezzo vuoto, bisogna (e parlo da attivista) fare una seria riflessione su questo stop. Grillo è intelligente e rifletterà su questo e tutti noi dovremo cercare di fare quadrato ma nello stesso tempo far tesoro di questi errori.

Se però non ci facciamo prendere solo dallo sconforto, dovremmo poter vedere anche il bicchiere mezzo pieno: 17 dei nostri cittadini sono per la prima volta nel Parlamento europeo ed abbiamo comunque ottenuto un 22% che ci porta ad essere l’unico vero avversario del PD (pur con molto distacco), con la caduta della destra di non facile risoluzione. Un 22% che un anno e mezzo fa non era neppure nelle più rosee previsioni e che permette un’opposizione ancor più forte e responsabile. Se si fosse perso metà dell’elettorato sarebbe stato evidente che il voto delle politiche era più di protesta che altro. Invece non è così, 5.804.810 italiani credono nella nostra proposta politica, continuano ad aver fiducia. Questo non va dimenticato e deve essere lo sprone a farci continuare e a farci tornare a crescere fin da domani. Tanto lo sappiamo che #VINCIAMOPOI  😉

 

 

 

L’IMMAGINE DELL’ITALIA DI OGGI

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Questo è lo screenshot del Fatto Quotidiano di stamattina. Ci sono pochi commenti da fare, dico solo che se l’Italia potesse guardarsi allo specchio, questa purtroppo sarebbe la sua immagine.

E non perchè non esista un’altra Italia, quella onesta, quella laboriosa e quella che non si piega alle strade facili per ottenere soldi e successo, ma perchè questa immagine purtroppo sta avendo sempre più il sopravvento sull’altra, la sta offuscando. Anzi…seppellendo…

E ci si trova quindi ad insegnare una morale ai propri figli che sappiamo benissimo non passerà molto che verrà disattesa al di fuori delle mura domestiche (lasciando stare quelle di chi già se l’è lasciata alle spalle).  Verrà anche per loro il momento, come è successo per noi, che si domanderanno chi glielo fa fare a tenere la schiena dritta, quando altri più furbi ma non migliori, nè a livello intellettuale nè tanto meno a livello morale, passeranno avanti. Questi prenderanno la carrozza quando i nostri figli saranno ancora a pedalare con la bicicletta.

Quando si troveranno a pagarsi il mutuo mentre a gente come Scajola, la casa viene regalata da altri a sua insaputa e lui si permette pure di fare la morale una volta scagionato. Salvo poi essere arrestato dal Dipartimento Investigativo Anitimafia come oggi…

E chissà se quella lasciata in dote ai nostri figli sarà ancora l’Italia (non la chiamerò più nazione, rileggetevi FRATELLI DI TAGLIA se volete sapere il perchè) dove chi denuncia, magari con toni forti e anche poco educati, verrà ancora tacciato di disfattismo, di populismo, criticando quei modi per non poter criticarne i contenuti dell’invettiva. Chi ha denunciato i cantieri di Expo 2015 ancor prima che la magistratura intervenisse a scoperchiare questa nuova tangentopoli bipartisan (come quella degli anni 90 del resto), con i media sornioni allora come su altre questioni etiche del recente passato…pensioni ed affitti d’oro, lobbismo in Parlamento, decreto Bankitalia dove la gravità per i molti media pro PD non è stata tanto la tagliola della Boldrini, bensì la protesta dei grillini…

E sarà ancora un paese dove lo sport diventa business e si passa in pochi giorni da una trattativa tra organi dello stato e Genny ‘a carogna (di cui già parlato sempre in Fratelli di taglia), a quello odierno di frode fiscale del presidente della squadra di basket senese, per non parlare dei lunghi e mai terminati scandali calcistici di calcioscommesse?

Non so più cosa pensare…ripeto solo quello che ho già detto altre volte…sono contento che mio figlio abbia ancora 4 anni, vorrei che il tempo per lui si fermasse perchè di tempo per farglielo vedere migliore di quello che è non credo ce ne sia molto. Una mentalità del genere, radicata così a fondo nel nostro paese, non la si cambia in pochi anni e vedendo da quanto lontano partono i nostri mali, ad essere ottimista faccio come sempre molta fatica

 

 

 

FRATELLI DI TAGLIA

Dopo il mio post sul 25 aprile e i motivi per cui non mi sarei unito ai festeggiamenti ufficiali insieme a questa classe politica, mi ritrovo a scrivere un post dai contenuti simili, dopo la pagliacciata tutta italiana di ieri sera, vista durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

Partita in dubbio fino all’ultimo e cominciata con ritardo, in seguito al grave ferimento di un tifoso del Napoli da parte di uno della Roma al di fuori dello stadio.

Ormai si trova cronaca degli avvenimenti su tutti i giornali e Tg nazionali e non, la questura e le autorità hanno di fatto, nonostante le smentite (d’obbligo) del caso, trattato con tal Genny ‘a carogna, tifoso napoletano, figlio di un noto camorrista. Un capopolo entrato tranquillamente allo stadio con una maglia inneggiante a Speziale, l’omicida di Filippo Raciti, ammazzato in servizio durante gli scontri tra tifosi di Catania e Palermo, all’interno dello stadio catanese. Quel Raciti alla cui memoria lo stato ha conferito la medaglia d’oro al valor civile, lo stesso stato che ieri ha abdicato di fronte al tifo organizzato e a personaggi dello spessore di Genny ‘a carogna, con la maglietta citata.

Ed in tutto questo trionfo dello squallore, in questa morte della nazione, a cui manca solo la certificazione medico legale, ovviamente non poteva mancare l’ipocrisia delle autorità (v. Grasso, presidente del Senato) e dei giornalisti, indignati o più semplicemente sconcertati per l’inno nazionale fischiato da molti che affollavano lo stadio. Immagine che strideva con quella di alcuni bimbi inquadrati dalle telecamere che invece cantavano Fratelli d’Italia col sorriso sulle labbra. Mi ha fatto più male vedere quell’immagine, l’innocenza tradita, che non la maglietta inneggiante a Speziale. Squalificata da chi la indossava al pari dei fatti che la riguardavano. Non vado allo stadio dal 2009, non seguo il calcio, se non pochissimi eventi ed i risultati domenicali della mia Samp, un tempo mia vera passione sportiva. E purtroppo non mancano mai conferme ai motivi del mio disamoramento per quello che ho sempre considerato lo sport più bello del mondo…

Torno all’inno nazionale…ma qualcuno si stupisce veramente e ancora che venga fischiato? Vengono semplicemente bollati come imbecilli coloro che fischiano senza pensare al malessere sociale che impera ovunque? Senza pensare che ormai non esiste più una nazione? Che ne esistono almeno due o tre e non mi riferisco a motivi geografici?

Quella di chi crede nel lavoro e quella di chi crede nel posto di lavoro, quella di chi dice di voler cambiare il sistema ed invece vuole solo entrarne a far parte, quella di chi critica gli evasori solo perché non può evadere anch’egli (ma che non si fa compilare la fattura dal medico per risparmiare sull’IVA), mettendo sullo stesso piano l’evasione di artigiani e commercianti (oggigiorno spesso di sussistenza) e quella delle banche e dei grandi gruppi imprenditoriali. E l’elenco sarebbe molto più lungo. Ma posso riassumere dicendo che la vera sconfitta italiana è quella della mentalità, tra l’individualismo che porta a vedere il proprio orto (anche legittimamente) e non ciò che lo circonda. Un individualismo che è il contrario del valore fondante di una nazione, il bene(ssere) collettivo, la solidarietà. E non ci si può quindi stupire della storia dell’Italia, da sempre divisa e depredata, sia da invasori esterni che da signori e signorotti locali, quella della “Franza o Spagna purché se magna”. Non abbiamo imparato ad essere un popolo, non potremo mai imparare ad essere una nazione. Ed anzi, la storia di questi anni dice che l’individualismo, l’arrivismo sono cresciuti a vista d’occhio, di pari passo con il marciume della politica che ne rappresenta il cardine e/o il culmine. E con essi, quindi, lo sfaldamento della nazione diventa sempre più evidente.

Possiamo quindi stupirci, indignarci perché venga fischiato l’inno nazionale? Dobbiamo essere patrioti quando gioca la nazionale di calcio ed affossatori della patria nella nostra quotidianità? Vale quindi per me il discorso fatto per il 25 aprile e qui mi riferisco non solo alla classe politica ma a tutti i miei concittadini. Io l’inno lo rispetto, non lo fischio, ma non mi si chieda di condannare chi lo fischia e tanto meno mi si chieda di cantarlo. L’essere stonato sarebbe ancora il male minore. Quello peggiore il non credere alla parte da recitare