FRATELLI DI TAGLIA

Dopo il mio post sul 25 aprile e i motivi per cui non mi sarei unito ai festeggiamenti ufficiali insieme a questa classe politica, mi ritrovo a scrivere un post dai contenuti simili, dopo la pagliacciata tutta italiana di ieri sera, vista durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

Partita in dubbio fino all’ultimo e cominciata con ritardo, in seguito al grave ferimento di un tifoso del Napoli da parte di uno della Roma al di fuori dello stadio.

Ormai si trova cronaca degli avvenimenti su tutti i giornali e Tg nazionali e non, la questura e le autorità hanno di fatto, nonostante le smentite (d’obbligo) del caso, trattato con tal Genny ‘a carogna, tifoso napoletano, figlio di un noto camorrista. Un capopolo entrato tranquillamente allo stadio con una maglia inneggiante a Speziale, l’omicida di Filippo Raciti, ammazzato in servizio durante gli scontri tra tifosi di Catania e Palermo, all’interno dello stadio catanese. Quel Raciti alla cui memoria lo stato ha conferito la medaglia d’oro al valor civile, lo stesso stato che ieri ha abdicato di fronte al tifo organizzato e a personaggi dello spessore di Genny ‘a carogna, con la maglietta citata.

Ed in tutto questo trionfo dello squallore, in questa morte della nazione, a cui manca solo la certificazione medico legale, ovviamente non poteva mancare l’ipocrisia delle autorità (v. Grasso, presidente del Senato) e dei giornalisti, indignati o più semplicemente sconcertati per l’inno nazionale fischiato da molti che affollavano lo stadio. Immagine che strideva con quella di alcuni bimbi inquadrati dalle telecamere che invece cantavano Fratelli d’Italia col sorriso sulle labbra. Mi ha fatto più male vedere quell’immagine, l’innocenza tradita, che non la maglietta inneggiante a Speziale. Squalificata da chi la indossava al pari dei fatti che la riguardavano. Non vado allo stadio dal 2009, non seguo il calcio, se non pochissimi eventi ed i risultati domenicali della mia Samp, un tempo mia vera passione sportiva. E purtroppo non mancano mai conferme ai motivi del mio disamoramento per quello che ho sempre considerato lo sport più bello del mondo…

Torno all’inno nazionale…ma qualcuno si stupisce veramente e ancora che venga fischiato? Vengono semplicemente bollati come imbecilli coloro che fischiano senza pensare al malessere sociale che impera ovunque? Senza pensare che ormai non esiste più una nazione? Che ne esistono almeno due o tre e non mi riferisco a motivi geografici?

Quella di chi crede nel lavoro e quella di chi crede nel posto di lavoro, quella di chi dice di voler cambiare il sistema ed invece vuole solo entrarne a far parte, quella di chi critica gli evasori solo perché non può evadere anch’egli (ma che non si fa compilare la fattura dal medico per risparmiare sull’IVA), mettendo sullo stesso piano l’evasione di artigiani e commercianti (oggigiorno spesso di sussistenza) e quella delle banche e dei grandi gruppi imprenditoriali. E l’elenco sarebbe molto più lungo. Ma posso riassumere dicendo che la vera sconfitta italiana è quella della mentalità, tra l’individualismo che porta a vedere il proprio orto (anche legittimamente) e non ciò che lo circonda. Un individualismo che è il contrario del valore fondante di una nazione, il bene(ssere) collettivo, la solidarietà. E non ci si può quindi stupire della storia dell’Italia, da sempre divisa e depredata, sia da invasori esterni che da signori e signorotti locali, quella della “Franza o Spagna purché se magna”. Non abbiamo imparato ad essere un popolo, non potremo mai imparare ad essere una nazione. Ed anzi, la storia di questi anni dice che l’individualismo, l’arrivismo sono cresciuti a vista d’occhio, di pari passo con il marciume della politica che ne rappresenta il cardine e/o il culmine. E con essi, quindi, lo sfaldamento della nazione diventa sempre più evidente.

Possiamo quindi stupirci, indignarci perché venga fischiato l’inno nazionale? Dobbiamo essere patrioti quando gioca la nazionale di calcio ed affossatori della patria nella nostra quotidianità? Vale quindi per me il discorso fatto per il 25 aprile e qui mi riferisco non solo alla classe politica ma a tutti i miei concittadini. Io l’inno lo rispetto, non lo fischio, ma non mi si chieda di condannare chi lo fischia e tanto meno mi si chieda di cantarlo. L’essere stonato sarebbe ancora il male minore. Quello peggiore il non credere alla parte da recitare

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