Mese: luglio 2014

FERMIAMO QUESTA RIFORMA DEL SENATO!

Senato riforma Renzi

 

Avevo appena terminato il mio post sulla riforma del Senato, quando ho letto sulla pagina Facebook di un amico, Michele Anello, studente universitario, un post bellissimo, che con meno parole di quelle usate da me, spiegava al meglio ciò che sta avvenendo oggi con la riforma del Senato del duo Renzi Berlusconi. Ho deciso di cancellare il mio post, chiedendo a Michele di poter pubblicare il suo sul mio blog. E lo ringrazio tantissimo per aver acconsentito.

La cosa mi ha piacevolmente sorpreso, in questi periodi in cui non ho molta fiducia nel futuro. Trovare uno studente con la passione civile che ha Michele, che segue la politica come lui, mi fa ben sperare. E spero che siano tanti i Michele, perché sono convinto che, indipendentemente dalle idee politiche di ognuno di loro, avremmo tutti da guadagnarci.

Quando nel 2006 Berlusconi tentò di riformare la costituzione il suo progetto non era molto distante da quello che oggi propone Renzi. “Arriva il premierato forte, accompagnato da devolution e Senato federale.” Così titolava La Repubblica durante quei giorni del 2006 e aveva ben ragione di farlo: con quella riforma infatti Berlusconi e il suo governo si sarebbero assicurati un controllo pressoché illimitato dei poteri dello stato, facendo cadere alcuni dei contrappesi fondamentali in un ordinamento democratico.

Oggi siamo nuovamente davanti alla possibilità di veder cambiare la Costituzione a favore di un premier forte che tutto prende e tutto decide, consacrato dal consenso popolare che mancò a Berlusconi. Infatti la riforma del 2006 fu bloccata da un referendum chiesto a gran voce da opposizioni, giornali ed elettori. Eh si, perché oggi la grande differenza è questa, a fare le riforme è un governo di centrosinistra (con l’ottimo appoggio di Berlusconi e Verdini ovviamente). Ecco perché giornali come La Repubblica che non avevano (giustamente) risparmiato bordate all’allora governo,ora tacciono. Anzi, si magnifica la velocità e la risolutezza di Renzi che in barba alle opposizioni, tira dritto per la sua strada che lo porta all’8 agosto,dimenticando che parole come tagliola e democrazia non suonano bene vicine. Una sorta di democrazia alternata,quando è Renzi a parlare di riforme chi lo critica è un gufo, un conservatore che non vuole cambiare.

Poco importa che stia modificando la costituzione con un condannato. Non risponde mai nel merito Matteo, preferisce parlare di “Generazione Telemaco” e altre cagate del genere, però guai a parlare di deriva autoritaria, di accentramento dei poteri in maniera sproporzionata nelle mani dell’esecutivo (Corte costituzionale,Presidente della Repubblica etc.).

Se qualcuno dovesse chiedere perchè con i problemi che abbiamo perdiamo tempo con le riforme costituzionali,si sentirebbe rispondere “ce le chiede l’Europa”, la più gettonata, o “per snellire l’iter legislativo”. La verità è che l’Europa ci chiede sì riforme, ma riforme sul piano del lavoro, dell’economia, non riforme dell’assetto istituzionale.

Per quanto riguarda l’iter legislativo è curioso ricordare come le maggiori porcate degli ultimi anni siano passate in un batter d’occhio (vedi lodo Alfano e Legge Fornero). Sarà mica colpa della volontà politica più che dell’iter parlamentare? Ci troviamo davanti a un bivio, lo so stiamo tutti pensando alle vacanze, abbiamo finito alcuni scuola, altri gli esami, abbiamo solo voglia di svagarci e staccare la spina per qualche tempo. Ma da italiani non dobbiamo abbassare la guardia, perché le riforme di cui sentite parlare in questi giorni, saranno un tassello fondamentale per la nostra vita di domani, per scegliere chi ci governerà e per avere garanzie di una democrazia vera. Questa gente va fermata, e va fermata subito! (M. Anello)

BERLUSCONI: DA PADRE PROSTITUENTE A PADRE COSTITUENTE

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Prima leggi, come nelle scorse settimane, di imprenditori che dopo aver fallito, scoperchiano il tetto del proprio capannone per non doverci pagare sopra l’Imu, poi come ieri scopri che in Italia c’è chi si straccia ancora le vesti per Berlusconi. Tra chi gioisce per la sua assoluzione e chi avrebbe gioito per la sua condanna. Siamo davvero uno strano paese…lo dimostra che la prima notizia (quella dei capannoni scoperchiati) avrebbe dovuto essere la prima di tutti i Tg e coprire le prime pagine di tutti i giornali (e la ritrovavi, scritta in piccolo nelle pagine interne), mentre di Silvio da oggi (e chissà per quanto) se ne troverà scritto in tutte le salse su tutte le prime pagine e se ne parlerà in Tg e talk show (benedetta sia l’estate che ce ne scampa per un po’) per chissá quanto tempo.
A me di Ruby, non mi frega una beata mazza. Forse non era così prima quando mi preoccupavo di un presidente del consiglio che mi sputtanava in Europa e nel mondo in questo modo. Senza peraltro, che all’Europa fregasse nulla. O fregava solo per far digerire a noi italioti (sì, oggi ho deciso di usare questo termine) la sua defenestrazione poco democratica, descritta da Zapatero, Bini Smaghi e poi confermata da Friedman con le rivelazioni di Monti, Prodi e De Benedetti.
Sta di fatto che oggi le notizie che mi preoccupano sono altre e sono quelle che spesso e volentieri descrivo su queste pagine, parlando di imprese che chiudono, banche che non erogano più credito (ma con imprenditori che che ne chiedono sempre meno e non per investire ma per la liquidità corrente che manca alle proprie aziende) o nuove tasse che arrivano o altre che si alzano. Parlando di politici corrotti ed inetti, dove non so quale di queste “doti” sia preponderante e preoccupante, di un’Europa e di un sistema in generale ormai completamente asservito al dio denaro, dove il bilancio sociale ormai non conta nulla rispetto a quello finanziario e se due più due deve fare quattro chissenefotte se in certi paesi la sanità non copre più i farmaci salvavita o si abbandonano le cure per i malati terminali (v. Grecia, alla quale l’Italia si avvicina a grandi falcate).
E quindi mi fa specie tutto questo clamore intorno a Silviuccio. Capisco che vederlo passare da padre prostituente a futuro padre costituente faccia specie e anche schifo. Lo fa anche a me, ma le sentenze si rispettano, punto e basta.
Certo, farà piacere a Renzi questa sentenza. Dopo tanto temporeggiare di fronte alle richieste di confronto del M5S, potrà finalmente ratificare (ma non l’ha già fatto?) il patto del nazareno. Dove il Nazareno, in questo odore di nuova santità raggiunta e conclamata, ormai è evidente che sia Berlusconi (del resto non era l’unto del Signore?).
Non si dovrà più fingere, tenere questo amore proibito nascosto, la stampa potrà benedirlo a viso aperto, i grillini saranno di nuovo e sempre i rompicoglioni maleducati e sovversivi e il paese potrà trovare finalmente le riforme che tanto gli servivano. Con una democrazia, che essendo tanto delicata perché la si possa usare senza fare danni, per il nostro bene, verrá messa al riparo nelle mani dei partiti

GAZA: L’ENNESIMA STRAGE NEL NOME DI DIO?

Bimbi uccisi Gaza

Riprendo dal blog di Ascanio Celestini su Il Fatto quotidiano, trovando il titolo “Gaza, la macabra sproporzione” il meglio per esprimere il concetto su quanto sta accadendo tra Israele e la Palestina:

“Scriveva (Vittorio Arrigoni, ndr) il primo gennaio 2009: “intendiamoci, come pacifista e non violento aborro in maniera più totale e convinta qualsiasi attacco di palestinesi contro israeliani, ma quaggiù siamo stanchi di sentire la cantilena che questa strage di civili è la risposta di Israele ai lanci dei modesti ‘razzi’ artigianali palestinesi. Per inciso, dal 2002 sino ad oggi i Qassam su Israele hanno prodotto 18 morti, qui sabato in una manciata di ore di civili morti negli ospedali ne abbiamo contati più di 250”. Sul giornale di ieri cerco i numeri di Gaza per questi giorni: 176 morti e oltre 1200 feriti. 100mila persone rimaste senza acqua.La cosa che continua a colpirmi da anni è la macabra sproporzione. Continuiamo a parlare di conflitto come se fosse una guerra tra due eserciti che si fronteggiano e non una superpotenza che schiaccia gli abitanti di una terra sventrata” 

 

Mi domando quindi perché di genocidio debba parlare solo Abu Mazen e non la stampa e ancor più i governi occidentali, inerti di fronte alla strage in atto. Cosa mai dovrà ancora accadere perché si dica esattamente come stanno le cose, pur con l’umana pietà per ogni vittima di questo impari conflitto? Qual è il vero motivo di questo silenzio o di questa ipocrisia, che ha portato persino l’ex glorioso Corriere della Sera, alla vergogna di questa prima pagina di domenica 13, mattina?

Corriere della serva

Ci sono ragioni geopolitiche o non solo queste all’origine di questo atteggiamento?

Va detto che Israele ha sempre giocato a favore dell’occidente essendo un cuscinetto tra il mondo arabo mediorientale e l’Europa. Non dimentichiamo che gli ebrei sono l’unico popolo ad avere reso fertile e produttiva una terra in quella regione, non solo grazie alle loro ricchezze ma anche grazie all’ingegno e alla laboriosità di cui dispongono. E per queste ragioni sono sempre stati coccolati ed aiutati dagli USA e dall’Europa. A titolo di esempio, Fini, durante la sua famosa visita in terra ebraica, ha ratificato con la legge 94/2005  l’accordo di cooperazione militare tra l’Italia e lo stato di Israele, i cui effetti vediamo proprio oggi con la notizia che l’Italia è il primo esportatore di armi verso lo stato ebraico.

E per un discorso strategico, politico ed economico, visto da parte dello stato di Israele, il suo avanzare, il sottrarre terre ai palestinesi, risiede proprio nel suo sviluppo, nel non avere abbastanza spazi per la crescita nazionale e per estendere la sua egemonia in terra mediorientale, contrastando altresì la crescita demografica palestinese.

Ma per riuscire in questo scopo (l’avanzata territoriale), come spesso è accaduto e sempre accade nella storia, i politici usano uno strumento formidabile, specie dove è molta l’ignoranza o come in questo caso, è molta la fede. E cioè l’aspetto religioso.

Del Grande Israele ha parlato Andrea Scanzi nei giorni scorsi. Si tratta di quella terra descritta dal Protocollo dei Savi di Sion che si estende tra il Nilo e l’Eufrate, la cui cartina secondo molti arabi campeggia nella Knesset, il Parlamento israeliano. E’ la terra promessa, quella di cui gli ebrei, figli d’Israele, si ritengono i designati da Dio, in quanto popolo eletto, ad abitare e a dominare.

E c’è un altro aspetto della religione ebraica, forse ancor più forte e di cui è bene discutere. Mi riferisco al tempio di Gerusalemme. Ricordiamone brevemente la storia:

Il primo tempio fu costruito da re Salomone nel X sec. a.C. e fu distrutto dai babilonesi di Nabucodonosor nel 607 a.C., dopo che già il faraone egiziano Soshenq lo aveva depredato e danneggiato. Il tempio venne ristrutturato trovando compimento all’opera in Erode nel 515 a.C., ma questa volta ci pensò l’imperatore romano Tito a dargli il colpo di grazia nel 70 d.C.

Rimase in piedi il solo bastione occidentale, quello conosciuto oggi come il Muro del Pianto, che si trova contiguo alla Spianata delle Moschee, terra di pertinenza palestinese e luogo sacro per il mondo arabo, trovandovisi molti edifici di culto, tra cui la famosa moschea di Al Aqsa. Sulla Spianata delle Moschee, stando agli studi storici ed archeologici, sorgeva proprio l’intera struttura del vecchio tempio di re Salomone. Il Muro del Pianto è quindi oggi, il luogo in cui il mondo ebraico prega per la rinascita del tempio, il terzo tempio. Anche perché per la religione ebraica una generazione che non partecipa alla ricostruzione del tempio è come se il tempio lo avesse distrutto. Ed il nuovo Messiah, atteso sulla terra, sarà identificato in colui che riuscirà a ricostruire il tempio. Capite perché ad esempio, dopo un periodo di relativa pace, sancita dagli accordi di Oslo, Sharon diede vita nel 2000 all’atto sacrilego per il mondo arabo, della camminata sulla Spianata delle Moschee? Capite perché da lì partì la Seconda intifada palestinese e Sharon divenne l’indiscusso leader di governo per anni dello stato israeliano? E per capire quanto è forte questo sentimento religioso, vale la pena ricordare gli esiti di un referendum del 1996 secondo cui il 58% degli israeliani interpellati si diceva disposto a sostenere il Temple Mount and Land of Israel Faithful Movement (Organizzazione attivista che si batte per la ricostruzione del Tempio).

A noi occidentali sembrerà strano usare ancora la religione per far leva sui sentimenti patriottici e di razza. E dico razza perché anche di razzismo nei confronti dei palestinesi si tratta. Vi riporto le parole di Moshe Dayan del 1967: “Dobbiamo dire ai palestinesi dei territori occupati che non esiste soluzione per loro, continueranno a vivere come cani, e se vogliono possono andarsene”. O preferite quelle di Ben Gurion del 1948? C’è bisogno di una reazione brutale. Dobbiamo essere precisi su coloro che colpiamo. Se accusiamo una famiglia palestinese non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti. Dobbiamo fargli del male senza pietà, altrimenti non sarebbe un’azione efficace”.

Vogliamo forse credere quindi che un odio tale si possa manifestare oggi in maniera tanto differente? Non vi fanno forse specie le immagini di coloro (ebrei) che come al cinema, vanno in collina alla sera per osservare i bombardamenti su Gaza?

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Guardate, c’è anche chi, come al cinema, si bacia…

Bacio Israele

Queste fotografie andrebbero mostrate a chi (giustamente) parla e condanna il fanatismo islamico, dimenticandosi però di comportamenti come questi del mondo “civile”occidentale. Chiudo quindi con una semplice domanda: possibile che il senso di colpa dell’occidente per la Shoa sia ancora così radicato in noi per non farci aprire una buona volta gli occhi e capire che ogni vita umana va rispettata, ma ciò non toglie che si debba sempre distinguere tra chi è aggressore e chi aggredito, tra chi subisce soprusi e chi li perpetra? Chi, non santo e non innocente, è comunque la parte debole in un conflitto?

 

 

 

PATRIMONIALE: BREVE CRONISTORIA DELLA TASSA CHE VERRA’

Non passa giorno o settimana ormai che sui media ed ancor più in rete non si parli di futura tassa patrimoniale sugli italiani, per ridurre il fardello del nostro debito pubblico. Facciamo un po’ di cronistoria partendo dall’ottobre dell’anno  scorso

Patrimoniale 10%

Quindi, in sostanza, Christine Lagarde, direttrice generale del Fmi, nonostante le puntuali smentite arrivate nei giorni successivi, suggeriva ai governi europei più indebitati una tassa del 10% sui patrimoni dei cittadini per poter ridurre i debiti pubblici e riportarli ai livelli del 2007. Nel caso dell’Italia si parlava di circa 400 milioni di euro. Nei mesi successivi, mentre continuavano e si inseguivano il tam-tam e le smentite del caso da parte del governo Letta, si arrivava al 9 febbraio scorso, quando il padre (ig)nobile di Repubblica Scalfari ne rilanciava l’idea. Ma attenzione! La sua non era un proposta che riguardava solo i ricchi, bensì anche coloro che lui chiamava agiati. E cioè le persone che detenevano patrimoni (mobili ed immobili) sopra ai 70000 €! In pratica una carneficina…persone agiate…andatelo a ricordare al pensionato con la minima che ha la fortuna di avere una casa di proprietà quanto sia agiato, forse lui non se n’è ancora accorto. E ne conosco non pochi, come credo ognuno di voi.

E caso strano, questa idea veniva ripresa da Fabrizio Barca il 17 febbraio , in odore di nomina al ministero dell’economia. Ve la ricordate la telefonata col finto Vendola de La Zanzara in cui descriveva lo stato comatoso dell’Italia e che dai piani alti (De Benedetti??? Guarda un po’ che combinazione…dove scrive Scalfari???) arrivavano forzature per la sua nomina? E ricordate che proprio Barca rilanciava l’idea della patrimoniale? Andatevi a rileggere le cronache di quei giorni e del dialogo col finto Vendola se non ci credete. Naturalmente il 24 febbraio sarà Del Rio, in questo caso, a smentire l’ipotesi di prelievi forzosi sui conti correnti.

Ma le voci smettono per poco, se ne riparla ad aprile (con Renzi che smentisce) e poi ancora a maggio e giugno. Proprio a fine giugno, il 29 ci pensa (strano vero?) tra gli altri giornali La Repubblica a dire la verità. Pur non mancando di dare la solita leccata a Renzi, ha il coraggio di titolare

Repubblica mini patrimoniale

E di dire:

“Almeno Renzi ha il pregio di non nascondersi: per tre anni i tre governi precedenti mai pronunciando la parola tabù “patrimoniale” – hanno rincarato bolli e tasse su chi investe. Nel 2011 Berlusconi moltiplicò il costo dei bolli sui conti correnti, nel gennaio 2012 il governo Monti alzò le aliquote dal 12,5 al 20% sul risparmio, cinque mesi fa il governo Letta aumentò ancora i bolli, dallo 0,15 allo 0,20%. Sommando tutto, alla patrimoniale ci siamo; solo è fatta “all’italiana”, alla chetichella, senza parere”

Oh…finalmente si dice il vero! Di patrimoniali ce ne sono già. Ci vogliamo chiedere semmai se anche l’IMU non lo sia, tanto per fare un esempio che conosciamo bene???  Ma andiamo avanti, ci sono ancora un bel po’ di cose da dire. Passano solo due giorni, si arriva al primo di luglio ed arriva una rivelazione choc di Del Rio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

DEL RIO DEBITO

Avete capito bene? Come sono messe effettivamente le nostre finanze? Vabbè, lo sappiamo che siano messe malissimo, ma che arrivino voci dall’interno così forti, non me lo sarei proprio aspettato. E sapete perché mi preoccupo fortemente e penso che la strada sia segnata? Semplicemente perché bisogna partire da alcune considerazioni:

– Gli italiani hanno una grossa ricchezza privata, una della maggiori in Europa, addirittura aumentata in forma liquida nel 2013. Se non ci credete leggetevi questo stralcio dalla Relazione Bankitalia del maggio scorso

Da rel. Bankitalia 2013 famiglie

Quindi, il mattone patisce, ma l’italiano ha paura e non consuma più, continua nonostante tutto a risparmiare. Ad oggi la ricchezza liquida degli italiani, tolte le passività (debiti) è di poco inferiore ai 3000 miliardi (2975,35 per l’esattezza). ED A BRUXELLES LO SANNO!!!

Merkel

– Gli stranieri detengono il 30% del nostro debito pubblico…secondo voi in Europa accetteranno di buon grado una ristrutturazione del nostro debito (col solo rimborso parziale dei titoli in corso) o spingeranno per la patrimoniale, col travaso dei nostri soldi privati verso le casse dello stato???

E tirando le conclusioni, cosa possiamo dire? Vi stupisce forse che si parli ad esempio di riforma del catasto, con rivalutazioni degli immobili che potranno addirittura secondo molte fonti venire decuplicate? Il mattone scende? Aumentiamo le rendite, tanto a noi interessa far cassa. Sì che il governo ha giurato che non ci saranno maggiori imposizioni fiscali, ma ci credete veramente?

Se ancora non lo avessimo capito, una patrimoniale (vedremo in quale forma) arriverà eccome. Non sarà magari del 10%, sarà mascherata a dovere, ma non vedo alternative.  Vi lascio con qualcuno che la vede ancor più nera di me. Leggete qua (lindipendenzanuova.com)

“Il governo vuole applicare una tassa di successione in linea diretta, di padre in figlio, che si aggira attorno al 20%, con riduzione della franchigia a 100mila euro! E sull’intero patrimonio, non più per erede. Insomma, da una parte si moltiplica per dieci la tassa catastale, definiamola così, dall’altra si passa a rubare il 20% del bene, già tassato, che è frutto di sacrificio di una vita. Un papà ha una casa e ha un patrimonio di risparmio di 300mila euro? Oggi di fatto un erede su una casa normalissima è esente dalla tassazione, domani la casa rivalutata da 200 a 400-500mila euro per effetto delle nuove rendite catastali, diventa un macigno fiscale mortale. Con la soglia di franchigia di 100mila euro che prima abbiamo detto, l’erede si troverebbe a pagare a Renzi il 20% di 500mila euro. Lo Stato di fatto ci constringerà a subire un esproprio….Di fatto gli italiani detengono 5 volte il valore del debito pubblico. Pagare il 20% in linea diretta vuol dire che a ricambio generazionale completato, avremo ammortizzato l’intero debito…”

Buona patrimoniale a tutti!

PROCEDURE D’INFRAZIONE UE: ALL’ITALIA IL TRISTE PRIMATO

Agli ultimi posti per quanto riguarda le virtù e ai primi posti nei vizi e nei difetti. Questo è lo specchio dell’Italia nel contesto europeo, almeno per quel che riguarda l’aspetto pubblico ed istituzionale. Sappiamo già di essere ai primi posti nella corruzione, nell’evasione fiscale, nel rapporto debito pubblico/pil (in cui siamo in buona compagnia della Grecia e del Portogallo), nella pressione fiscale alle pmi (che sono però percentualmente ai primi posti in Europa rispetto al contesto imprenditoriale nazione per nazione) e naturalmente siamo agli ultimi posti per quel che riguarda ad esempio gli investimenti nazionali sulla cultura e sulla scuola, rispetto al pil del nostro paese. Oppure agli ultimi posti per i tempi di pagamento dei fornitori della pubblica amministrazione.
Proprio per quest’ultima condizione, è notizia di alcune settimane fa che l’Italia è sotto procedura d’infrazione per i ritardi con cui lo stato paga le proprie fatture passive. 210 giorni deve aspettare un fornitore italiano per ottenere il pagamento di una fattura a fronte di una media europea di 30-60 giorni. E non è una novità ormai quella di chi per pagare le tasse deve però accedere a prestiti bancari (e/o usurari) per farvi fronte. Magari quegli stessi fornitori che aspettano di veder incassato il credito che vantano nei confronti della PA. La cosa interessante e non dico buffa perché c’è da piangere, è che dall’Europa ovviamente arrivano sanzioni a seguito delle nostre inadempienze. Multe di svariati milioni di euro che non fanno altro che aumentare le difficoltà di liquidità da parte dello stato, con la conseguenza che i ritardi difficilmente potranno migliorare a breve. E che le multe verranno pagate alzando il debito pubblico o inasprendo un regime fiscale già eccessivo. E con la beffa per chi è creditore dello stato, che sarà anch’egli a pagare per le mancanze dello stesso e per i motivi che lo interessano in prima persona.
Ovviamente quella per i ritardati pagamenti della PA è solo una delle infrazioni aperte nei confronti dell’Italia. Ad oggi risultano ben 117 le procedure dell’UE nei nostri confronti. Le trovate tutte qua, quasi nessun settore del nostro vivere quotidiano è assente dall’elenco, ma nel dettaglio si va dalle solite ed annose infrazioni per le quote latte, a quelle per la gestione dei rifiuti campani (ma che ora riguarda anche la discarica romana di Malagrotta), a quelle per l’acqua all’arsenico nel Lazio (procedura di questi giorni), a quelle per i diritti dei vacanzieri che rischiano di non ottenere alcun rimborso dal tour operator che fallisce perché non è stato istituito un fondo che li tuteli, a ragioni ben più serie di farmacovigilanza. Tornando al discorso sui nostri tristi primati riporto le parole di Marco Quarantelli del Fatto quotidiano, riferite ad un suo articolo del marzo scorso di cui vi posto anche titolo e sottotitolo

Procedure infrazione UE

“Ce lo chiede l’Europa”. Ma a Roma si fa davvero tutto ciò che Bruxelles ordina? Sì, ma quasi esclusivamente quando si tratta di usare le cesoie sui conti pubblici. Perché se i nostri politici sono così lesti a obbedire in tema di tasse e tagli, non sono altrettanto solerti nel soddisfare le richieste continue che l’Ue formula da anni in tema di diritti attraverso gli interventi di indirizzo politico e le condanne delle sue Corti di Giustizia: dal risolvere l’emergenza dei rifiuti in Campania, al fare in modo che la P.A. paghi i debiti con le imprese e restituisca loro i rimborsi Iva in tempi ragionevoli, fino al rispetto dei disabili, dei detenuti e dei consumatori. Quando si tratta dei diritti degli italiani, Roma fa finta di non sentire”

Come si può leggere, anche qua sappiamo distinguerci per il meglio. Nel frattempo si sono evidentemente sanati alcuni procedimenti, visto che da 119 si è passati a 117 ed almeno due di questi sono recenti (debiti PA e acqua all’arsenico), ciò non toglie che la cifra sia di tutto rispetto…

E sarebbe interessante capire quanto ci costano tutti questi inadempimenti, quante multe ci tocca sborsare in continuazione, prima che i nostri governanti si decidano a mettere a posto le cose. Alcune fonti tra cui Il Giornale parlavano nel 2012 di circa 10 milioni (9920000 per l’esattezza) forfettari per ogni sanzione, più spese di mora giornaliere variabili dai 22000 ai 700000 € (!!!), unitamente ad una cifra complessiva, da quando le procedure sono partite ad oggi, di circa 3,5 miliardi di euro. Non so quanto questi numeri siano attendibili, di certo qualcosa di parziale lo si trova. Leggete

Multe UE rifiuti Campania

Ed ancora la situazione carceri (fonte Blitz quotidiano.it)

Multe UE carceri

E per l’acqua all’arsenico? Si parla di multa che va dai 250000 ai 500000 € al giorno a partire dal primo gennaio! Che si tramuterà nel mancato trasferimento di fondi UE.

E vogliamo parlare di cosa ci sono costate le sanzioni sulle quote latte? 2,26 miliardi di euro. Ed ora l’UE intima l’Italia di far pagare il residuo in corso di un miliardo e 400 milioni di euro agli allevatori, per non oberare gli altri contribuenti. E sapete cosa succederà se lo stato italiano non seguirà questa direttiva UE? Provate ad indovinare…

Immagine quote latte

…e così, in caso di torto italiano, magari nuove sanzioni, ma a questo punto, una più una meno, chi vuoi che se ne accorga???

 

 

SEI FALLITO? NON IMPORTA, PAGA L’IMU…A MENO CHE NON TOGLI IL TETTO AL CAPANNONE


Non so più cosa pensare…ormai non passa giorno che i media non riportino notizie e dati che ricordano ormai quelli di un paese allo sfacelo. Lo sapete, ne ho già pubblicati anche qua e ho già detto più di una volta di come le speranze in una ripresa economica e soprattutto in una vita decorosa per i più in Italia, siano sempre più labili. E che anzi per quanto possa sembrare strano che accada, è proprio vero il detto che al peggio non ci sia mai fine. Ho già illustrato su questo blog dati e grafici raccolti in rete sull’impoverimento delle famiglie, sulla ristrettezza del credito a famiglie e ad imprese, sull’inasprimento della pressione fiscale (che non sempre si accompagna all’incremento del gettito ovviamente, causa irrigidimento dei consumi). Ci sono poi notizie che ti arrivano da amici, che purtroppo spesso ti danno un buongiorno di cui avresti fatto volentieri a meno.Una mattina d’estate, il mio amico Abate Faria, mi ha inviato questo link da Dagospia, di cui vi posto il titolo ed alcuni passi

IL TETTO CHE SCOTTA (UNA CRISI NERO PECE) – NEGLI ULTIMI TRE ANNI, NEL NORDEST, SI SONO MOLTIPLICATE LE DOMANDE PER RIMUOVERE I TETTI DEI CAPANNONI PER NON PAGARE L’IMU
A volte anche 5mila euro di Imu sono troppi da pagare per un’impresa, specie quando l’impresa non c’è più. E allora dal Nord-Est fino alla Puglia, una nuova, lugubre moda: scoperchiare il capannone senza vita almeno per non dover pagare le tasse immobiliari…
Un capannone senza tetto come metafora di un’imprenditoria senza speranza. Senza fiducia nel proprio Paese. Un brutto sentimento. Che lacera anima e cervello. Quando si arriva a «scoperchiare» il proprio capannone per ridurre il peso dell’Imu, vuol dire che si è allo stremo. E allo stremo sono in tanti, in una nazione che non capisce…
Le cronache che descrivono questo inquietante scenario oscillano fra attonita incredulità e pragmatica constatazione. A mezz’aria fluttua una maledetta domanda: ma com’è possibile che le tasse possano spingerti a «sfregiare» quanto hai di più caro al mondo? Il capannone è per un piccolo imprenditore l’equivalente della casa. In tanti amano definire i propri operai la loro «seconda famiglia». Si badi bene: non c’è nulla di retorico in queste definizioni; non si tratta di un vezzo, in molti casi è la pura verità…

«La mia azienda – ricordava l’imprenditore qualche tempo fa dalle colonne del Mattino di Padova – è nata negli anni ’70 e incarna il modello di sviluppo tipico di un mobilificio di Casale. Da giovane falegname avevo un piccolo capannone di 300 mq che poi negli anni si sono triplicati per accogliere i nuovi dipendenti (11 in tutto) e rispondere alle richieste di un settore che, nei tempi d’oro, garantiva fatturati di milioni di euro l’anno. Poi l’arrivo della crisi, il tramonto del mobile in stile, i costi che superano le entrate. La chiusura». Ma lo Stato non si rassegna, continua a trattarlo come fosse una gallina dalle uova d’oro. Ma, quelle «uova», non sono più d’oro. Anzi, non ci sono più neppure le uova…

«Neanche i macchinari sono riuscito a vendere – ci racconta un imprenditore che operava nel ramo laterizio -. Ogni tanto torno qui, dove ho lavorato – e dato lavoro – per una vita intera. Resisto solo pochi minuti perché questi muri diroccati, queste finestre sfondate, questi oggetti arrugginiti sembrano guardarmi, accusandomi». Parole che pronuncia nel suo capannone, ormai ridotto in rudere. Anche qui il tetto non c’è più. Volgendo gli occhi in alto si vedono solo nubi nere. Chissà se il cielo tornerà azzurro”

Io credo che certe notizie meriterebbero le prime pagine di tutti i giornali, anche e soprattutto quelli che quando c’era Silvio al governo queste notizie (ma di così gravi forse ancora non ve n’erano) le riportavano eccome. Ora lo sporco viene messo sotto allo zerbino, perché? Forse oltre a non scontentare il nuovo che avanza da Firenze, c’è anche paura nel dire che notizie come queste sanciscono definitivamente lo stato di un’economia di guerra???

INNO ALLA GIOIA…MA QUALE GIOIA?!

Ha ragione Beppe Grillo, ultimamente lo critico spesso su diverse questioni di comunicazione e di strategia all’interno del M5S, ma questa volta, per me ha pienamente ragione. Ha ragione nel dire che l’Inno alla gioia non dovrebbe rappresentare l’inno di questa Unione Europea. Rappresentare il sentimento di tutti e ripeto tutti i cittadini europei. L’inno alla gioia parla di fratellanza, la gioia è un sentimento che unisce. Cosa tiene unita oggi questa scombussolata Unione Europea se non il dio denaro, più quello a debito che altro? Si parla di fratellanza quando (e noi italiani lo sappiamo bene) Bruxelles ci obbliga al salvataggio dei migranti (e non deve esserci altro obbligo se non quello di coscienza nel farlo), intimandoci di dar loro una buona accoglienza senza però far nulla per darci una mano a creare certe condizioni? I migranti sono solo fratelli di noi italiani o anche dei tedeschi, per citare chi fa sempre la voce grossa all’interno dell’UE?
Che gioia è quella di chi in questi anni (mi riferisco a tutti i PIIGS ma in particolare alla Grecia) si vede affamare la popolazione di un’intero paese (con bambini che svengono in classe per la denutrizione), smantellare la sanità pubblica, con la mancanza di cure ai malati terminali, chi viene tranquillizzato sui propri conti correnti e il giorno dopo se li ritrova depredati come successo ai ciprioti, quando però gli investitori stranieri erano stati avvertiti per tempo ed avevano potuto provvedere a chiudere le proprie linee di credito?
C’è gioia forse nel numero dei disoccupati, specie nei giovani senza un futuro di fronte, o negli imprenditori che non ottengono più credito dal sistema bancario, dopo (in molti casi) aver già provveduto con le proprie risorse a tenere in piedi le proprie aziende? C’è gioia nel leggere sui quotidiani dei morti suicidi (a tutti i livelli) a causa della crisi? Erano queste persone felici forse?
Ora, facciamo alcune riflessioni sull’Inno alla gioia che partono da molto distante, cito Il Manifesto del 10 agosto 2005, non certo tempi di crisi del sistema europeo come oggi:

“L’inno dell’Unione europea…in Francia fu elevato da Romain Rolland, umanisticamente, a ode alla fratellanza di tutte le genti («la Marsigliese dell’umanita`»); nel 1938 fu eseguito come momento culminante dei Reichmusiktage e in seguito per il compleanno di Hitler; nella Cina della rivoluzione culturale, mentre si bollavano i classici europei, fu rivalutato come parte della lotta di classe progressista, mentre nel Giappone di oggi e` diventato un cult in quanto costituito di quello stesso tessuto sociale, per il suo presunto messaggio di «gioia attraverso la sofferenza»; fino agli anni Settanta, vale a dire quando le squadre olimpiche della Germania Ovest e della Germania Est dovevano gareggiare insieme formando un’unica squadra tedesca, l’inno suonato per le loro medaglie d’oro era l’Inno alla gioia e, contemporaneamente, il regime razzista bianco della Rodesia di Ian Smith – che alla fine degli anni Sessanta proclamo` l’indipendenza per mantenere l’apartheid, scelse lo stesso motivo come inno nazionale. Persino Abimael Guzman, il leader (ora in carcere) dell’ultra-terrorista Sendero Luminoso, quando gli fu chiesto quale musica gli piacesse, cito` il quarto movimento della Nona di Beethoven. Così possiamo facilmente immaginare una scena fantastica in cui tutti i nemici giurati, da Hitler a Stalin, da Bush a Saddam, per un momento dimenticano le loro rivalita` e partecipano allo stesso momento magico di estatica fratellanza…
…E se avessimo addomesticato l’ Inno alla gioia eccessivamente? E se ci fossimo troppo abituati a considerarlo un simbolo di gioiosa fratellanza? Cosa avverrebbe se dovessimo considerarlo daccapo, scartando cio` che e` falso?
Non e` forse lo stesso, oggi, per l’Europa? Dopo avere invitato milioni di persone, dal piu` alto al piu` basso (il verme) ad abbracciarsi, la seconda strofa termina sinistramente: «Ma colui che non puo` gioire, si trascini via in lacrime» («Und Wer’s nie gekonnt, der stehle/ Weinend sich aus diesem Bund» )…
Ogni crisi e` in se stessa un’istigazione a un nuovo inizio; ogni crollo di misure strategiche e pragmatiche a breve termine (per la riorganizzazione finanziaria dell’Unione, ecc.) una benedizione nascosta, un’opportunita` di ripensare le stesse fondamenta…bisognerebbe riproporre la domanda «Cos’e` l’Europa?» o , piuttosto, «Cosa significa per noi essere europei?»…Il compito e` difficile, ci costringe a correre il grosso rischio di affrontare l’ignoto. Tuttavia la sua unica alternativa e` una lenta decadenza, la graduale trasformazione dell’Europa in cio` che fu la Grecia per l’impero romano maturo, la meta di un turismo culturale nostalgico senza effettiva rilevanza…”

Insomma, già nel 2005 (un’eternità se pensiamo a come è cambiata la situazione in peggio) ci si domandava cosa è e cosa si vuole dall’Europa e si metteva in discussione l’Inno alla gioia quale inno di fratellanza e di unione, ricordando anche gli aspetti non edificanti dell’uso che ne hanno fatto nella storia personaggi non troppo raccomandabili.
Il mio concetto ormai credo che lo sappiate, l’Unione Europea è morta, per lo meno quella monetaria che ci sta assoggettando sempre più economicamente e politicamente ai paesi nordici e alla Germania (con la nostra perdità di sovranità). Che poco o nulla hanno in comune con noi, sia per quanto riguarda il tessuto economico che quello sociale, per non parlare dell’aspetto culturale. Se due guerre mondiali che hanno avuto il proprio apice e fulcro in Europa mettendo a ferro e fuoco il continente in trent’anni (e parliamo dell’ultimo confilitto risoltosi 70 anni fa, non secoli) hanno reso evidenti tutte queste differenze, forse chi ha votato al referendum del 1989 avrebbe fatto bene a pensarci meglio. Io all’epoca non votavo ancora ma probabilmente, lo ammetto, sarei stato tra la maggioranza di coloro che votarono per l’adesione all’unione monetaria. Ed avrei sbagliato in pieno. Ora Renzi fa la voce grossa, buona più ad uso interno (Italia) che per una reale tattica europea, già bollata da Olanda e Germania in primis. Non si otterrà nulla se non mostrare i muscoli e farsi belli in terra patria, dove già i media osannano il #cambiaverso anche in Europa. E’ vero, Monti e Letta neanche si sono mai sognati di parlare così di fronte al Parlamento Europeo, ma il nostro premier sa benissimo di quanto saranno ascoltate le sue parole e i suoi rimbrotti: ZERO! Solo una cosa potrebbe spaventare lor signori, quello che Renzi ha già detto in Italia (ma credendoci???!!!) ma che ancora non osa a Bruxelles. O si cambia verso veramente o tenetevi la moneta unica. Solo allora potrò davvero nutrire in lui qualche speranza