PROCEDURE D’INFRAZIONE UE: ALL’ITALIA IL TRISTE PRIMATO

Agli ultimi posti per quanto riguarda le virtù e ai primi posti nei vizi e nei difetti. Questo è lo specchio dell’Italia nel contesto europeo, almeno per quel che riguarda l’aspetto pubblico ed istituzionale. Sappiamo già di essere ai primi posti nella corruzione, nell’evasione fiscale, nel rapporto debito pubblico/pil (in cui siamo in buona compagnia della Grecia e del Portogallo), nella pressione fiscale alle pmi (che sono però percentualmente ai primi posti in Europa rispetto al contesto imprenditoriale nazione per nazione) e naturalmente siamo agli ultimi posti per quel che riguarda ad esempio gli investimenti nazionali sulla cultura e sulla scuola, rispetto al pil del nostro paese. Oppure agli ultimi posti per i tempi di pagamento dei fornitori della pubblica amministrazione.
Proprio per quest’ultima condizione, è notizia di alcune settimane fa che l’Italia è sotto procedura d’infrazione per i ritardi con cui lo stato paga le proprie fatture passive. 210 giorni deve aspettare un fornitore italiano per ottenere il pagamento di una fattura a fronte di una media europea di 30-60 giorni. E non è una novità ormai quella di chi per pagare le tasse deve però accedere a prestiti bancari (e/o usurari) per farvi fronte. Magari quegli stessi fornitori che aspettano di veder incassato il credito che vantano nei confronti della PA. La cosa interessante e non dico buffa perché c’è da piangere, è che dall’Europa ovviamente arrivano sanzioni a seguito delle nostre inadempienze. Multe di svariati milioni di euro che non fanno altro che aumentare le difficoltà di liquidità da parte dello stato, con la conseguenza che i ritardi difficilmente potranno migliorare a breve. E che le multe verranno pagate alzando il debito pubblico o inasprendo un regime fiscale già eccessivo. E con la beffa per chi è creditore dello stato, che sarà anch’egli a pagare per le mancanze dello stesso e per i motivi che lo interessano in prima persona.
Ovviamente quella per i ritardati pagamenti della PA è solo una delle infrazioni aperte nei confronti dell’Italia. Ad oggi risultano ben 117 le procedure dell’UE nei nostri confronti. Le trovate tutte qua, quasi nessun settore del nostro vivere quotidiano è assente dall’elenco, ma nel dettaglio si va dalle solite ed annose infrazioni per le quote latte, a quelle per la gestione dei rifiuti campani (ma che ora riguarda anche la discarica romana di Malagrotta), a quelle per l’acqua all’arsenico nel Lazio (procedura di questi giorni), a quelle per i diritti dei vacanzieri che rischiano di non ottenere alcun rimborso dal tour operator che fallisce perché non è stato istituito un fondo che li tuteli, a ragioni ben più serie di farmacovigilanza. Tornando al discorso sui nostri tristi primati riporto le parole di Marco Quarantelli del Fatto quotidiano, riferite ad un suo articolo del marzo scorso di cui vi posto anche titolo e sottotitolo

Procedure infrazione UE

“Ce lo chiede l’Europa”. Ma a Roma si fa davvero tutto ciò che Bruxelles ordina? Sì, ma quasi esclusivamente quando si tratta di usare le cesoie sui conti pubblici. Perché se i nostri politici sono così lesti a obbedire in tema di tasse e tagli, non sono altrettanto solerti nel soddisfare le richieste continue che l’Ue formula da anni in tema di diritti attraverso gli interventi di indirizzo politico e le condanne delle sue Corti di Giustizia: dal risolvere l’emergenza dei rifiuti in Campania, al fare in modo che la P.A. paghi i debiti con le imprese e restituisca loro i rimborsi Iva in tempi ragionevoli, fino al rispetto dei disabili, dei detenuti e dei consumatori. Quando si tratta dei diritti degli italiani, Roma fa finta di non sentire”

Come si può leggere, anche qua sappiamo distinguerci per il meglio. Nel frattempo si sono evidentemente sanati alcuni procedimenti, visto che da 119 si è passati a 117 ed almeno due di questi sono recenti (debiti PA e acqua all’arsenico), ciò non toglie che la cifra sia di tutto rispetto…

E sarebbe interessante capire quanto ci costano tutti questi inadempimenti, quante multe ci tocca sborsare in continuazione, prima che i nostri governanti si decidano a mettere a posto le cose. Alcune fonti tra cui Il Giornale parlavano nel 2012 di circa 10 milioni (9920000 per l’esattezza) forfettari per ogni sanzione, più spese di mora giornaliere variabili dai 22000 ai 700000 € (!!!), unitamente ad una cifra complessiva, da quando le procedure sono partite ad oggi, di circa 3,5 miliardi di euro. Non so quanto questi numeri siano attendibili, di certo qualcosa di parziale lo si trova. Leggete

Multe UE rifiuti Campania

Ed ancora la situazione carceri (fonte Blitz quotidiano.it)

Multe UE carceri

E per l’acqua all’arsenico? Si parla di multa che va dai 250000 ai 500000 € al giorno a partire dal primo gennaio! Che si tramuterà nel mancato trasferimento di fondi UE.

E vogliamo parlare di cosa ci sono costate le sanzioni sulle quote latte? 2,26 miliardi di euro. Ed ora l’UE intima l’Italia di far pagare il residuo in corso di un miliardo e 400 milioni di euro agli allevatori, per non oberare gli altri contribuenti. E sapete cosa succederà se lo stato italiano non seguirà questa direttiva UE? Provate ad indovinare…

Immagine quote latte

…e così, in caso di torto italiano, magari nuove sanzioni, ma a questo punto, una più una meno, chi vuoi che se ne accorga???

 

 

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