ITALIA: AUMENTERANNO LE SPESE MILITARI. MA QUELLE PER LA CULTURA RESTERANNO AL PALO?

E così, mentre Cottarelli spinge per tagli di 20 miliardi tra le spese dei vari ministeri, arriva quello che non ti aspetti. E cioè che la risoluzione finale durante l’ultimo vertice NATO, porterà l’Italia ad impegnare ogni anno il 2% del proprio PIL per la Difesa entro i prossimi 10 anni. Alcuni siti, senza citare i 10 anni come limite temporale e i termini dell’accordo riguardante la percentuale di PIL impiegata, provano a fare i conti e sottolineano come l’incremento sarà di 10 miliardi di euro. Difficile dire quanto la cifra sia veritiera, poiché secondo alcune fonti (ad esempio Openpolis) la spesa attuale italiana non supera l’1,3% del PIL (ed in questo caso la cifra citata di 10 miliardi sarebbe giusta, passando quindi dagli attuali 20 ai futuri 30 miliardi), mentre altre fonti (Internazionale) citano la cifra di 26 miliardi di euro, corrispondente all’1,7% del PIL. Cifra che corrisponde anche a quella di Global Firepower, che racchiude dati sulla situazione delle forze armate nel mondo. A proposito di Global Firepower, guardatevi questa classifica

Spese militari

 

L’Italia risulta essere complessivamente al 12° posto nel mondo, conteggiando risorse materiali (uomini ed armamenti) e budget di spesa, ma addirittura all’8° se si guarda alle sole spese militari.

Tutto questo stride di fronte alla classifica riguardante la spesa per l’istruzione e la cultura per la quale risultiamo ultimi in Europa (dati 2011)

Spesa italiana cultura

 

ed ancor più se pensiamo al patrimonio artistico italiano, visitato ogni anno da milioni di persone, che portano al 36% la spesa turistica legata ai nostri beni culturali ed artistici

Spesa turismo culturale

 

Per concludere, viene da chiedersi dove vogliamo andare, cosa vogliamo che sia del nostro domani. Se guardare al nostro splendore passato non possa aiutarci a darci una visione, una prospettiva  futura, investendo di più in istruzione e cultura per migliorare ulteriormente quel 36% ed alzare un PIL sempre più fiacco ed avviato ad una stagnazione perenne.

Ed altra riflessione è di quanto sia sempre più evidente che l’indipendenza e la sovranità italiana siano sempre più sotto pressione dalle varie alleanze di cui facciamo parte. Da un lato l’Unione Europea e i suoi rigorosi vincoli di bilancio, dall’altro, come in questo caso, la NATO che ci obbliga a spendere di più in armamenti (magari contravvenendo proprio alle direttive in materia finanziaria della UE e della BCE). E noi, come sempre, non siamo altro che il classico vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro

 

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3 comments

    1. Grazie mille per la risposte e per le notizie interessanti che hai fornito. Trovo surreale che la culla europea della cultura, la terra che detiene il più alto patrimonio storico e culturale del mondo sia caduta così in basso, a fronte dell’autarchica e industriale Germania che opera in senso opposto al nostro. Forse l’unico modo per convincere i nostri governanti ad investire seriamente sulla cultura, sarà forse destinato ad essere quello di un economista che dimostri il rialzo percentuale del Pil legato a tale investimento

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