Mese: ottobre 2014

Renzi modello Tatcher

Non mi si venga a dire che gli scontri di ieri tra gli operai della AST di Terni e le forze dell’ordine sono frutto del caso. Non ci credo! Non ci credo dopo la continua escalation del contrasto sociale voluto da Renzi e dal suo governo! Uno scontro partito da distante, dalla sua “antipatia” verso i sindacati, dal suo appoggio a Marchionne nelle vertenze interne al mondo FIAT, ai suoi attacchi ai gufi e rosiconi, non solo tra i grillini, ma anche dentro l’ala sinistra del suo partito. Certo, l’ala non PIU’ A SINISTRA, ma sinistra e stop. Perché quella che fa capo a Renzi è per sbaglio dentro ad un partito storicamente di sinistra e prima o poi qualcuno (Civati ma anche Bersani e la vecchia guardia), mi auguro si decida a rompere gli indugi e mollare chi del patto del Nazareno sta facendo la propria linea guida.
Ora è venuto anche il momento degli sciacalli, evocati da Renzi alla Leopolda. Mentre lui, la iena ridens continua nel suo martellamento. Proprio alla Leopolda, il fedele amico delle Cayman Davide Serra, colui che predica male razzolando peggio, dopo le sue dichiarazioni sulla Indesit di inizio anno, torna alla carica. Dicendo che il diritto di sciopero va limitato ed è un costo. Ricordando l’abolizione del diritto di scioperare messo in atto da Mussolini nel 1926. Oggi si dice regolarlo, domani chissà…
E quindi mi domando: ma perché Renzi anziché mettere da parte chi può fomentare le tensioni sociali come il pessimo (figura a tutto tondo) Davide Serra, gli da ancora voce? Perché da voce alla Picierno quando attacca la Camusso parlando di tessere false all’interno del sindacato, dimenticando peraltro quelle del proprio partito, venute fuori in occasione delle ultime primarie nazionali ed anche in successive consultazioni locali?
Ecco…l’elenco potrebbe essere anche più lungo, ma mi fermo qua per domandarmi il senso di tutto questo gioco pericoloso. E la mia considerazione è che un premier dal polso forte, che non ha paura di scontrarsi con i sindacati (che vengono visti come la resistenza alle riforme volute dalla UE) sia proprio un’immagine cercata da Renzi. Un Renzi che cerca legittimità ed autorità (con l’autoritarismo interno) in Europa e deve giustificare la sua ascesa (o meglio, la sua imposizione) a quei poteri forti citati dalla Camusso, con cui una volta tanto mi trovo d’accordo. Un’immagine che mi ricorda tanto quella della Tatcher, come già detto da molti altri gufi, Landini e Camusso in primis. Solo che, a differenza del nostro premier, la lady di ferro non aveva da rendere conto a nessuno. Fu eletta democraticamente e non aveva l’Europa a dettare la sua politica. Semmai più facile che fossero le altre nazioni ad adeguarsi alla Gran Bretagna…
Sarò sempre più gufo, magari anche tafazzianamente sciacallo, ma credo che finiremo male, molto male, se continueremo a seguire questo pifferaio arrogante e presuntuoso

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Le responsabilità di Burlando

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Ho taciuto finora sull’alluvione di Genova. Non mi piace, quando la gente sta spalando il fango, puntare il dito contro le istituzioni che in quel momento devono gestire l’emergenza. So però che se fossi stato il sindaco Doria o il governatore della Liguria Burlando, avrei presentato immediatamente le mie dimissioni, le avrei offerte al consiglio comunale e a quello regionale. Senza esitazioni, semmai dicendomi disponibile per mettere in pista i primi decreti d’urgenza e gestire i soccorsi. Ed invece proprio Burlando, il politico di professione che qualche colpa la dovrà pur avere (più di Doria) proprio per essere stato in passato sindaco e da due legislature presidente della regione Liguria, nonché ora commissario per i lavori del Bisagno, parla di rabbia per non aver potuto far partire i lavori per i ricorsi pendenti al TAR e all’Avvocatura di Stato. La cosa è stata smentita in questi giorni, la riportano Il Fatto Quotidiano e Franco Bechis su Libero. In sostanza, Burlando sostiene che alcune ditte che erano in gara per i lavori sul Bisagno avevano fatto ricorso al TAR. Che NON HA SOSPESO i lavori, dando ragione a chi l’appalto lo aveva vinto. Le aziende sconfitte dalla sentenza hanno però minacciato Burlando di ricorrere all’Avvocatura di Stato e lui non se l’è sentita di procedere oltre, per non dover rimetterci in solido, di persona. Ora, la mia domanda è: e se invece avessero deciso di procedere nei confronti di Burlando le aziende che avevano avuto ragione dal TAR? Non pensa il signor Burlando che non si possa aspettare ogni grado possibile di giudizio per far partire i lavori? Si, perché la cosa poteva anche non finire all’Avvocatura di Stato, si poteva procedere fino alla Corte di Giustizia Europea. E se poi l’Avvocatura di Stato avesse confermato la sentenza del TAR? A chi avrebbe risposto Burlando a quel punto?
In sostanza, caro Burlando, ha ragione Travaglio, lei è in quella posizione per prendersi delle responsabilità. Io non le chiedo di dimettersi adesso, io le dico che doveva dimettersi prima, nel momento in cui lei non se la sentiva di procedere oltre. Troppo comodo denunciare queste cose oggi, a danno (e morte di una persona) avvenuto. Ed ora si permette persino di fare la voce grossa con chi la critica (ad esempio Travaglio), e addirittura di intimidire i giornalisti di Primocanale con la frase: “La pagherete cara”. Caro Burlando, per il momento la sua negligenza l’ha pagata cara Genova, lei sono 30 anni che riesce a farla franca.

TFR IN BUSTA PAGA: CI RIMETTERANNO TUTTI

Essendo un piccolo imprenditore, la mia posizione sulla questione TFR riproposta da Renzi è abbastanza facile da intuire. Ma per onestà devo dire che, a scanso di equivoci, il TFR riguarda i soldi dei lavoratori (e non delle aziende) che in una situazione normale, secondo me, il lavoratore dovrebbe avere facoltà di poter usare a suo piacimento. Lasciarli in azienda come avviene oggi, lasciarli all’INPS o a fondi per maturare una pensione integrativa (come molti hanno deciso di fare) oppure richiederli ogni mese in busta paga senza quindi maturare alcunché al termine del rapporto di lavoro con la propria azienda, come vorrebbe si facesse oggi Renzi.
Ma farlo oggi, con la crisi che sta soffocando le imprese (e di conseguenza i lavoratori) è assolutamente un’idiozia. Se le banche non erogano più credito alle imprese, è evidente di come oggi quei soldi vengano utilizzati dalle aziende per autofinanziarsi. Chi è più fortunato per investire ed innovarsi, chi è più in difficoltà (e ad oggi sono la stragrande maggioranza, specie nelle PMI), per avere una fonte di liquidità corrente. Per pagare quindi gli stessi stipendi e i fornitori. Togliere questa linfa significa quindi fare un torto ai lavoratori stessi. E per inciso se un’azienda dovesse fallire o anche semplicemente trovarsi in stato di insolvenza (come hanno stabilito recenti sentenze della Corte di Cassazione), ecco che sarebbe l’INPS a doversi fare carico del credito del dipendente. La stessa INPS che se passasse la proposta di Renzi, si vedrebbe mancare anche l’introito di 3 miliardi annui derivanti da coloro che hanno già deciso di lasciare il proprio TFR al fondo complementare di previdenza.
Renzi vuole poi che le aziende siano finanziate per questa operazione coi soldi che la BCE presta attualmente alle nostre banche. Ma si tratta di un semplice giroconto? Perché se così fosse, ben venga che le imprese abbiano finanziamenti a tassi pari allo zero. E se invece fosse solo un’ulteriore manovra di speculazione bancaria? Le banche si accontenteranno dello 0,05% oppure speculeranno come fanno attualmente sugli affidamenti bancari alle imprese? E che garanzie chiederebbero in cambio? Guadagnandoci nulla non credo che si accontenteranno di poco, ma molti imprenditori in questi anni hanno già ipotecato immobili e concesso fidejussioni personali per affrontare la crisi. Cosa chiedergli ancora?
Ma se dalla parte delle imprese e dell’INPS la manovra è deleteria, per i lavoratori non saranno certo rose e fiori. Che ne sarà per molti di loro, degli 80 € della mancia renziana pre-elettorale? Se con il TFR in busta paga si supereranno i 1500 € netti, pare che del bonus non resti che il ricordo. In sostanza, il lavoratore per percepire la liquidazione, i suoi soldi, dovrà rinunciare ad avere quelli dello stato. Una beffa bella e buona! E che tassazione subirà quella del TFR in busta? La stessa, più alta, dello stipendio abituale o quella agevolata che lo contraddistingue attualmente alla cessazione del rapporto di lavoro?

Insomma…vuoi vedere che alla fine questa manovra non sia altro che un gioco (assai sporco) per tappare l’ennesima falla che porterà ad aprirne (come sempre) di più grosse? Sulle spalle, ovviamente, dei soliti noti