Mese: dicembre 2014

IL DISCORSO ALLA NAZIONE CHE VORREI DA NAPOLITANO

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“Care italiane e cari italiani,

l’anno che sta terminando è sicuramente uno degli anni più difficili che avete dovuto affrontare. Ne sono consapevole, così come sono consapevole che non avreste potuto fare di più e che non vi si possa chiedere di più dei sacrifici che state già facendo. Sono sinceramente dispiaciuto per non aver potuto e saputo fare di meglio per portare la classe politica a rendersi conto della reale situazione di disagio e di malessere che pervade il paese. E per portare a dei veri e non solo annunciati tagli dei costi e dei privilegi della politica. Questo è il mio più grosso rammarico e di questo vi chiedo umilmente scusa. Così come vi chiedo scusa per aver assistito impassibile agli acquisti degli F35, mentre si succedevano tagli alla sanità, ai servizi sociali, alla scuola e alle forze dell’ordine. Primi ed essenziali servizi di una nazione che vuole ancora definirsi civile e progredita.

Come sapete questo è il mio ultimo discorso alla nazione, per cui vorrei lasciarvi alcuni buoni propositi per il futuro. Partiamo dicendo che la priorità è assolutamente quella del lavoro. Quello dei padri di famiglia, quello dei giovani costretti sempre più ad emigrare fuori dai nostri confini. Ogni giovane che lascia l’Italia è una ferita che brucia sulla pelle mia e dei nostri governanti. Una risorsa che si perde. E dobbiamo fare mea culpa anche di questo e di tutte le leggi sul lavoro, partendo dalla Fornero per arrivare al Jobs Act che oltre a peggiorare le condizioni di chi ancora lavora, non fanno nulla di concreto per poter dare ai giovani un’occupazione degna e per tutelare chi il lavoro lo perde. Non è questo il modello di nazione che avevano in testa i nostri padri costituenti.

Così come non era questa l’idea di Europa che noi tutti pensavamo quando abbiamo detto sì al referendum. Un’Europa che è ormai unita solo dai vincoli economici. Che se non allentati porteranno ben presto a disgregare quel tessuto storico e culturale che era alla base dell’Unione. Mentre cerchiamo “più Europa” in realtà non diciamo altro che “più Euro”, cercando solo di proteggere la moneta unica, come se bastasse questo a farci amare (e non come avviene viceversa) il progetto alla base di tutto, l’unione dei popoli. La dimostrazione ce l’abbiamo con Mare Nostrum, in cui i partner europei di fatto lasciano noi italiani da soli a risolvere il problema degli sbarchi degli immigrati. Nè capendo, troppo preoccupati da vincoli di bilancio e dal rispetto dei trattati economici, di quel che succede ai confini dell’Europa. L’Isis tra non molti anni sarà un problema assai più serio del Fiscal Compact o del Patto di Stabilitá. C’è qualcuno in Europa che se ne sta accorgendo? Stanno andando avanti le nostre diplomazie per capire se esistono (come deve essere) possibilità di dialogo e di convivenza reciproca tra il mondo occidentale e quello islamico?

Veniamo a dare uno sguardo alle nostre istituzioni e al loro stato di salute. Gli avvenimenti degli ultimi anni non sono stati certamente dei migliori per la nostra democrazia. Circostanze anomale mi hanno portato a compiere gesti politici che non ripeterei se potessi tornare indietro nel tempo: la mia rielezione a causa del mancato accordo tra le forze politiche e per i dissidi interni di una di esse e la nomina di tre presidenti del consiglio non eletti democraticamente. Pensavo nel momento in cui presi certe decisioni che quella fosse la soluzione migliore. Non era così. Una democrazia  matura non deve aver bisogno di gesti eroici (quale la mia rielezione come è stata ricordata da gran parte del mondo dell’informazione) e non deve avere paura di andare ad elezioni. Non so cosa sarebbe successo, forse i partiti si sarebbero resi conto del danno arrecato alla nazione e sarebbero corsi ai ripari, mentre un ricambio politico si sarebbe potuto profilare, senza che si mettesse a rischio la democrazia come ho sempre pensato.

Ormai il passato è passato, vi lascio in dote questo pensiero affinché chi governa la nazione ne faccia tesoro. Auguro a voi tutti un 2015 migliore di molti degli anni passati sotto la mia presidenza”

Questo è un discorso che riterrei già passabile da Napolitano (e che mai sentiremo, s’intenda…). Sarebbe troppo chiedere scusa anche a quella parte di nazione che come lui ha detto di recente, pratica un’antipolitica potenzialmente sovversiva. Dimenticando quel periodo storico, fatto di veri e gravi atti sovversivi da parte delle BR, che ha mietuto vittime innocenti e destabilizzato pesantemente i poteri dello stato. Mi piacerebbe anche che una volta tanto si parlasse di sviluppo sostenibile, di beni che devono restare inequivocabilmente pubblici. Penso alla sanità, alla scuola, ma anche ai beni di prima necessità tra cui l’acqua, su cui il governo Renzi con lo Sblocca Italia di fatto aiuta le partecipate più grandi a tenerne il controllo. Vorrei che poi invitasse Renzi a rendere pubblico il patto del Nazareno (benedetto dallo stesso Napolitano) su cui si fonderá probabilmente anche l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e che racchiude in sè i principi su cui si incardina lo status quo della partitocrazia.

So che è chiedere troppo, come so che del presidente Napolitano, augurando ancora lunga vita all’uomo, non sentirò assolutamente la mancanza

P.S. Sinceri auguri a tutti i miei followers e a tutti i lettori occasionali (sperando di ritrovarvi presto su queste pagine) per un sereno e felice 2015!