Mese: gennaio 2015

IL QE SALVA STATI

E così il QE promesso ha finalmente visto la luce. Anticipato dai mercati, che hanno portato al deprezzamento dell’euro sul dollaro per l’attesa iniezione di liquidità promessa da Draghi, oggi la BCE ha superato addirittura le aspettative, portando la somma del QE dai 600 miliardi di euro ipotizzati ai potenziali 1100 da oggi a tutto il 2016. Ma sarà davvero la medicina magica in grado di salvare l’euro o piuttosto il sedativo che ne permetterà una dolce morte?

Come spesso accade ho trovato in Paolo Cardenà (nel suo blog Vincitori e Vinti) un punto di riferimento importante per approcciarmi al problema e per capire gli effetti probabili di questa manovra. E quanto emerso oggi non fa che confermare le sue tesi e i miei convincimenti.

Per entrare nel merito della questione, in sostanza la BCE finanzia le banche centrali affinchè possano ricomprarsi (dalle banche private) il debito pubblico dei vari paesi. E la liquidità verrà “girata” alle banche centrali in proporzione alla loro quota di partecipazione nella BCE. Piccola nota negativa: una volta che le banche acquisteranno titoli di stato, il rischio di default e di insolvenza dei paesi dai quali i titoli sono stati acquisiti, resterà in carico alla BCE solo per il 20%, mentre per l’80% sarà in capo alle banche centrali.

Queste due questioni evidenziano da subito due considerazioni, sia di carattere economico e finanziario che di tipo politico. Una non meno importante dell’altra:

1- Non c’è nessuna correlazione (non evidenziata da tutti gli organi di informazione come dovrebbe essere) tra il fatto che maggiore liquidità alla finanza si trasformi automaticamente in maggior liquidità all’economia reale. Se le banche centrali comprano i titoli di stato dalle varie banche private è vero che queste ultime si ritrovino con maggior liquidità a disposizione. Ma dove sta scritto che queste decidano di finanziare le imprese (in Italia la maggioranza sono PMI che non reperiscono notoriamente capitali in borse bensì presso gli istituti di credito) e non usarle per speculare (come sempre) sul mercato finanziario? E se uno degli obiettivi (dichiarati) di Draghi era quello di far ripartire l’inflazione per alleggerire i debiti pubblici, come riparte l’inflazione se non con investimenti sull’economia reale e nella maggior propensione alla spesa (con maggior disponibilità di liquidi)dei privati cittadini?

2- Di fatto Draghi ha dato un colpo al cerchio ed uno alla botte. Doveva dare un segnale forte nell’area euro ed ha fatto come ha potuto (e non, credo, come avrebbe voluto). Lasciando il grosso del rischio di insolvenza dei titoli di stato da parte dei PIIGS in capo alle banche centrali, di fatto ha accontentato la Merkel e i falchi che lo circondano, ma ha anche dato il segnale che, dopo il QE, l’euro si potrà accantonare senza che ormai nessuno si bruci più le piume tra i paesi virtuosi. Ecco perché più che una manovra salva euro, il QE mi sa tanto di manovra salva stati. Di fatto la fine del QE potrà segnare il “liberi tutti” che anche in Germania stanno in fondo aspettando.

Insomma, un Draghi che più che grande esperto di economia e di finanza, si è ritrovato, forse per la prima volta, ad essere il vero capo politico della UE. O forse (più probabile) il mero esecutore di chi comanda davvero

NON SOLO CHARLIE

Luigi ha 62 anni, è esodato da due. Ringrazia la Fornero tutti i santi giorni. Per lei non è più giovane per lavorare ma neppure troppo vecchio per andare in pensione.

Giuseppe è un padre separato con due figli. Lavora col solito stipendio di 5 anni fa e a mezzogiorno e sera va a mangiare alla Caritas…l’unico modo che gli permetta di pagare gli alimenti a moglie e figli e la parcella dell’avvocato divorzista

Patrizia aveva un negozio di abbigliamento in centro. L’ultima cartella di Equitalia non l’ha digerita e soprattutto non riusciva a pagarla. Aveva aperto il negozio nel 2008, poco prima della crisi. Ha resistito fino a quando ha potuto. Poco prima di Natale, lei sola, senza genitori e senza un compagno con cui condividere sogni e preoccupazioni, ha pensato di farla finita nel suo negozio e ora la cartella di Equitalia non è più un problema suo.

Matteo è un piccolo imprenditore. Fino al 2008 pur non diventando mai ricco, non gli è mai mancato nulla ed ogni anno reinvestiva il grosso del guadagno nell’azienda. E’ quello che gli ha permesso di tirare avanti senza licenziare mai nessuno. O meglio, fino all’anno scorso…Calo di commesse, clienti insolventi e uno stato che non molla mai la sua preda (anzi…) lo hanno convinto a desistere. Oggi sta pensando anche lui, come tanti, di togliere il tetto al capannone per non dover pagare l’IMU nei prossimi anni.

Oltre i confini nazionali c’è poi la storia di tanti Ahmed, tanti padri in Palestina, in Iraq, in Afghanistan, tanti paesi dove noi occidentali, senza guerre di religione, ma solo per bramosia di denaro, abbiamo portato devastazione e morte spacciandole per missioni umanitarie. Tanti Ahmed che sono morti o che hanno perso i loro figli per mano nostra.

Bene, io non sono Charlie, non mi piacevano le sue vignette anche se reputo giusto che nulla dovesse togliergli la libertà di pubblicarle. E non lo sono per diversi motivi. Intanto non mi piace la compagnia di tanti Charlie che ora si esprimono per la libertà di pensiero e di espressione, dopo averla combattuta sul suolo patrio per tanto tempo, visto che non era allineata col pensiero del potente di turno.

Ma ancor più perché vorrei che ci si accorgesse che ci sono anche Luigi, Giuseppe, Patrizia, Matteo ed Ahmed.

Tornando ad Ahmed, perché non capire che tutti i morti sono uguali nel mondo e che per un occidentale che muore per mano islamica, chissà quanti nel mondo arabo muoiono per mano occidentale senza fare clamore? Quante morti e devastazioni abbiamo portato noi occidentali nel mondo arabo, senza che una vignetta ci avesse ferito nell’orgoglio? Non si sa, ma ci importa davvero saperlo?

E guardando a casa nostra, non è forse troppo comodo fare battaglie civili (che ci costano assai poco) per chi non si conosce, senza fare (forse) abbastanza per i problemi del vicino di casa? Forse lo struggersi per Charlie (così distante e per cui a priori nulla si poteva fare) e non guardare a Luigi, Giuseppe, Patrizia e Matteo ci rende meno duro il richiamo della coscienza?