IL QE SALVA STATI

E così il QE promesso ha finalmente visto la luce. Anticipato dai mercati, che hanno portato al deprezzamento dell’euro sul dollaro per l’attesa iniezione di liquidità promessa da Draghi, oggi la BCE ha superato addirittura le aspettative, portando la somma del QE dai 600 miliardi di euro ipotizzati ai potenziali 1100 da oggi a tutto il 2016. Ma sarà davvero la medicina magica in grado di salvare l’euro o piuttosto il sedativo che ne permetterà una dolce morte?

Come spesso accade ho trovato in Paolo Cardenà (nel suo blog Vincitori e Vinti) un punto di riferimento importante per approcciarmi al problema e per capire gli effetti probabili di questa manovra. E quanto emerso oggi non fa che confermare le sue tesi e i miei convincimenti.

Per entrare nel merito della questione, in sostanza la BCE finanzia le banche centrali affinchè possano ricomprarsi (dalle banche private) il debito pubblico dei vari paesi. E la liquidità verrà “girata” alle banche centrali in proporzione alla loro quota di partecipazione nella BCE. Piccola nota negativa: una volta che le banche acquisteranno titoli di stato, il rischio di default e di insolvenza dei paesi dai quali i titoli sono stati acquisiti, resterà in carico alla BCE solo per il 20%, mentre per l’80% sarà in capo alle banche centrali.

Queste due questioni evidenziano da subito due considerazioni, sia di carattere economico e finanziario che di tipo politico. Una non meno importante dell’altra:

1- Non c’è nessuna correlazione (non evidenziata da tutti gli organi di informazione come dovrebbe essere) tra il fatto che maggiore liquidità alla finanza si trasformi automaticamente in maggior liquidità all’economia reale. Se le banche centrali comprano i titoli di stato dalle varie banche private è vero che queste ultime si ritrovino con maggior liquidità a disposizione. Ma dove sta scritto che queste decidano di finanziare le imprese (in Italia la maggioranza sono PMI che non reperiscono notoriamente capitali in borse bensì presso gli istituti di credito) e non usarle per speculare (come sempre) sul mercato finanziario? E se uno degli obiettivi (dichiarati) di Draghi era quello di far ripartire l’inflazione per alleggerire i debiti pubblici, come riparte l’inflazione se non con investimenti sull’economia reale e nella maggior propensione alla spesa (con maggior disponibilità di liquidi)dei privati cittadini?

2- Di fatto Draghi ha dato un colpo al cerchio ed uno alla botte. Doveva dare un segnale forte nell’area euro ed ha fatto come ha potuto (e non, credo, come avrebbe voluto). Lasciando il grosso del rischio di insolvenza dei titoli di stato da parte dei PIIGS in capo alle banche centrali, di fatto ha accontentato la Merkel e i falchi che lo circondano, ma ha anche dato il segnale che, dopo il QE, l’euro si potrà accantonare senza che ormai nessuno si bruci più le piume tra i paesi virtuosi. Ecco perché più che una manovra salva euro, il QE mi sa tanto di manovra salva stati. Di fatto la fine del QE potrà segnare il “liberi tutti” che anche in Germania stanno in fondo aspettando.

Insomma, un Draghi che più che grande esperto di economia e di finanza, si è ritrovato, forse per la prima volta, ad essere il vero capo politico della UE. O forse (più probabile) il mero esecutore di chi comanda davvero

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