Mese: marzo 2015

LIMITE DEL CONTANTE E REDDITOMETRO: STATO DI POLIZIA TRIBUTARIA?

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Certo che se uno mette in correlazione le diverse notizie che gli passano sotto gli occhi, si accorge di vivere in un paese davvero strano…

Nei giorni scorsi, dal sito PMI.it ho appreso, trovando conferma a quel che già avevo intuito, che l’uso del contante, nonostante i limiti imposti in ultimo dal governo Monti a 1000 euro, è stato in crescita negli ultimi anni. Leggete questo stralcio:

Limitare l’utilizzo del contante non si è dimostrata nel tempo una strategia vincente per la lotta all’evasione fiscale, almeno stando ai dati emersi da una recente analisi della CGIA Mestre. Le banconote in circolazione in Italia sono cresciute nel corso del 2014 fino a raggiungere quota 164,5 miliardi di euro. La CGIA Mestre rende noto che:

Negli ultimi 7 anni di crisi l’incremento percentuale è stato del +30,4%, a fronte di una variazione dell’incidenza delle banconote sul PIL del +2,4% e di un aumento dell’inflazione che ha sfiorato il 10%

E tutto questo nonostante l’Italia abbia il limite all’utilizzo del contante più basso d’Europa:

la Francia e il Belgio hanno una soglia di spesa con contanti di 3.000 euro;

la Spagna di 2.500 euro;

la Grecia di 1.500 euro;

il Portogallo, come l’Italia, 1.000 euro.”

E proprio oggi un’altra notizia è balzata ai miei occhi facendomeli strabuzzare. Leggete da Yahoo Finance…

In tempi di crisi non sono pochi i genitori che offrono sostanziosi aiuti economici ai figli per permettere loro di comprare una casa, un’auto o avviare un’attività. Tuttavia da oggi non basterà più dire “me li hanno dati i miei”: quando si riceve una somma da un parente la si dovrà registrare all’Agenzia delle Entrate

La ragione ovviamente sta nel certificare la provenienza del denaro, per evitare che il Fisco individui la somma come “denaro in nero” e vi venga a chiedere di pagare delle tasse su questi capitali. Questa non è una novità, bensì una conseguenza dell’applicazione del redditometro, capace di monitorare il volume di spesa dei contribuenti e, grazie all’anagrafe tributaria, anche ogni movimentazione bancaria in entrata o in uscita dal conto corrente.

Mettiamo il caso in occasione di un compleanno, un parente regali una somma in denaro e che la persona che la riceve, decide di investirla nell’acquisto di uno smartphone da 800 euro. Dato che l’Agenzia dell’Entrate sa qual è il reddito di quella persona, equivalente alla somma necessaria per comprare lo smartphone, ipotizza che sia impossibile che si decida di destinare l’intero ammontare della mensilità in un telefono. Parte dunque l’accertamento,sulla base dell’ipotesi che quel denaro speso per il cellulare provenga da redditi non dichiarati. Questo potrebbe guastare la festa di compleanno al festeggiato.

Per evitare che il Fisco sanzioni anche queste regalie, sarà sufficiente siglare un atto scritto di donazione (sotto forma di scrittura privata) che indichi una data certa. Quel denaro dovrà poi transitare attraverso strumenti tracciabili: quindi addio alla vecchia busta e via libera al bonifico di compleanno! Questo passaggio è estremamente consigliato, soprattutto nei casi di regali in denaro ingenti, come nel caso dei matrimoni.

Affinché sussita la validità della data certa, questa si può ottenere con la registrazione della scrittura presso l’Agenzia delle Entrate o con uno scambio di corrispondenza a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, o con una mail PEC recante la firma digitale. Questa procedura va applicata sia per le donazioni di denaro sia per i prestiti.


Per le donazioni manuali di modesto valore, la scrittura privata non è necessaria: il limite dell’ammontare del regalo lo crea il reddito medio di chi lo riceve.Sono quindi considerate modeste le donazioni che non incidono in maniera significativa sulla ricchezza di chi dona.”

Ho sottolineato non a caso l’ultima parte, per far capire che molto probabilmente ad un operaio sarà richiesto questo passaggio anche per cifre modeste, mentre per il pensionato Silvio da Arcore o per molti dei nostri politici si chiuderà un occhio di fronte a cifre che sfamerebbero l’operaio e la sua famiglia per diversi mesi…

Ci sono poi notizie, raccolte per testimonianza diretta, di operai che subiscono accertamenti fiscali per ristrutturazioni di casa, dove molto probabilmente se avessero fatto tutto in “nero” nessuno si sarebbe accorto di nulla. Il loro torto è stato quello di farsi fatturare se non interamente I lavori, quanto meno una parte cospicua (solita ipocrisia italiana, per cui non si capisce che bastonando troppo, si incentiva l’evasione e non la si riduce) o la notizia dell’operaio che ha subito un accertamento per essersi permesso il lusso di due crociere in un anno.

E diventa ancor più difficile, in un paese dove il limite del contante è di 1000 euro per operazione, capire come sia possibile che girino così tante mazzette, come gli ultimi casi dimostrano. Vero che ci sono voci come quelle delle consulenze che possono nascondere questa pratica, a meno che non si voglia pensare ai soldi di questi ladroni di stato nascosti nei pouff di casa come ha fatto scuola Poggiolini coi lingotti d’oro. Ma se fosse così, il redditometro non sarebbe uno strumento utile come lo è invece per i poveri cristi citati?

Sarà mica, piuttosto, che la corruzione, per cui l’Italia si trova ai livelli del Senegal e dello Swaziland ormai investa, a certi livelli, non solo i controllati, ma anche una buona parte dei controllori???

LUPI NON SI DIMETTE (NEPPURE CON TANGENTOPOLI SI CADDE COSI’ IN BASSO)

E così Lupi decise di restare attaccato alla poltrona. Le dimissioni ormai si sa che non vanno più di moda in Italia, eppure tutte le volte ci illudiamo che qualche politico, in determinate situazioni, ci stupisca con questo nobile gesto. Non lo hanno fatto nel recente passato Alfano e la Cancellieri e non ci pensa a farlo (ad oggi) neppure il ministro Lupi per i fatti che conosciamo. Un Lupi che di fronte all’interrogazione del M5S su Incalza del luglio scorso, non è neppure stato in grado di rispondere con parole sue, essendosi fatto scrivere la risposta da Titti Madia, zio della ministra Marianna Madia, nonché avvocato dello stesso Incalza.

Ma a proposito di Alfano e Cancellieri, sarebbe bene ricordare cosa diceva all’epoca Renzi, allora ancor sindaco in quel di FirenzeRenzi Lupi Il Fatto

E pensare che persino la famigerata epoca di Tangentopoli del 1992 ha qualcosa da insegnare ai nostri politici d’oggi. Si dimisero ministri (in primis Martelli, delfino di Craxi, allora ministro della Giustizia e nel governo seguente De Lorenzo, ministro della Sanità) e diversi deputati,non appena arrivò loro l’avviso di garanzia. Alcuni di loro risultarono poi innocenti, vedi Tabacci, tanto per citare uno dei politici ancor oggi conosciuti ed attivi. Ed addirittura ci fu chi per la vergogna si suicidò, come l’ex presidente dell’Eni Gabriele Cagliari in quota PSI o Sergio Moroni, deputato PSI.

E che dire di cosa succede all’estero? Troppo facile parlare delle nazioni riconosciute più mature come l’Inghliterra, dove ci sono ministri che si dimettono per aver pagato in nero una colf o per aver intestato una multa per eccesso di velocità alla moglie per non perdere punti sulla patente?

O vogliamo parlare dell’ex vicepremier svedese Mona Sahlin che nel 2010 si dimise poiché tra i rimborsi spese rimborsati dallo stato figuravano ben due (e ribadisco due!!!) confezioni di Toblerone?

Ancor troppo facile parlare del ministro greco Roussopulos, dimessosi nel 2008 per uno scandalo immobiliare dal quale uscì in seguito pulito?

Bene, se ancora vi sembra poco, allora cercate di ricordarvi della Turchia, dove nel 2013 lasciarono tre ministri per gli arresti dei propri figli in seguito ad un giro di mazzette ed il premier Erdogan si vide costretto a cambiarne altri 7, con la folla inferocita ad invadere le piazze e a mettere a ferro e fuoco le città

Certo, la nostra nazione è ormai troppo assuefatta al malaffare (lontani ormai i tempi del lancio delle monetine a Craxi davanti al Raphael…), ma forse un moto d’orgoglio e di piazza potrebbe ripristinare quel minimo di legalità e di dignità che manca ormai da tempo in gran parte nella nostra società ed in particolare alla nostra classe politica

P.S. Nel caso a qualcuno uscisse dalla bocca l’espressione “Mamma li turchi” si ricordi quanto detto in questo articolo 😉

ACQUA PUBBLICA: LA SCONFITTA DI UN POPOLO

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Si sa che in Italia disattendere gli esiti referendari è purtroppo una costante piuttosto frequente. Ce ne siamo accorti con le abolizioni dei vari ministeri, risorti dopo poco tempo con nomi diversi ma con le stesse identiche funzioni. E purtroppo rientra nella casistica anche il referendum del 2011 sulla ripubblicizzazione dell’acqua, col divieto per i gestori di lucrare sulle tariffe per ottenerne utili. Le varie aziende, gestori per conto dei comuni delle reti idriche, in questi anni hanno in realtà continuato a fare bellamente i propri interessi, nascondendo gli utili del servizio attraverso voci di bilancio disparate e pagando profumatamente i propri manager di nomina politica. Le conseguenze sono ovviamente un incremento esponenziale delle tariffe quasi ovunque (è notizia di pochi giorni fa di come in Sicilia, nei paesi che gestiscono ancora autonomamente i propri acquedotti, le tariffe siano la metà di quelli che si si sono affidati a gestori esterni), nel silenzio generale dei media e dell’opinione pubblica, ad eccezione di pochi casi isolati e dei comitati per l’acqua, nati col referendum del 2011 ed ancora attivi a vigilare sulla situazione.

Succede quindi che anche i partiti come il PD, allora favorevoli alla battaglia referendaria, siano diventati conniventi della situazione e addirittura la abbiano sommessamente propiziata. Oggi il governo Renzi, con lo Sblocca Italia, di fatto incentiva i comuni a cedere i propri servizi idrici, svincolandone i proventi dal patto di stabilità, mentre nel contempo le regioni (di cui la stragrande maggioranza guidata da formazioni di centrosinistra) sta ridisegnando gli Ato, ampliandone i confini affinché gestori più grandi e più potenti siano privilegiati nell’ assumerne la gestione, favorendo quindi i colossi come Iren, Hera, Acea e A2A (già quotati in borsa). Succede quel che a grandi livelli è successo in Europa: una politica che cede sovranità alla finanza e ai potentati industriali, perdendone progressivamente il controllo.

Mi ha fatto rizzare i capelli nei giorni scorsi leggere su Il Secolo XIX questo articolo che racchiudeva un’intervista a Massimiliano Bianco, Ad di Iren (a proposito cercate in rete alla voce rimborsi spese cosa si dice di questo signore…)Iren Bianco

E mi ha stupito e fatto arrabbiare la tranquillità con cui ci si permette a mezzo stampa di dire che: “…”Sul fronte aggregazioni stiamo concentrando la nostra attenzione sul Basso Piemonte: Alessandria, Asti, Cuneo e non solo. É un territorio contiguo ai nostri, dove operano utility piccole o dove, in molti casi, il servizio é ancora gestito dai comuni…”. Come se quest’ultimo fosse un segno di arretratezza e non di lungimiranza come lo reputo.

Se passano questi messaggi, al di là dell’accondiscendenza della classe politica, è perché la gente non conosce a fondo il problema o forse per l’assuefazione a subire scelte politiche senza possibilità di cambiarle dal basso. E questa sarebbe certamente la sconfitta più grande per il cittadino…