LUPI NON SI DIMETTE (NEPPURE CON TANGENTOPOLI SI CADDE COSI’ IN BASSO)

E così Lupi decise di restare attaccato alla poltrona. Le dimissioni ormai si sa che non vanno più di moda in Italia, eppure tutte le volte ci illudiamo che qualche politico, in determinate situazioni, ci stupisca con questo nobile gesto. Non lo hanno fatto nel recente passato Alfano e la Cancellieri e non ci pensa a farlo (ad oggi) neppure il ministro Lupi per i fatti che conosciamo. Un Lupi che di fronte all’interrogazione del M5S su Incalza del luglio scorso, non è neppure stato in grado di rispondere con parole sue, essendosi fatto scrivere la risposta da Titti Madia, zio della ministra Marianna Madia, nonché avvocato dello stesso Incalza.

Ma a proposito di Alfano e Cancellieri, sarebbe bene ricordare cosa diceva all’epoca Renzi, allora ancor sindaco in quel di FirenzeRenzi Lupi Il Fatto

E pensare che persino la famigerata epoca di Tangentopoli del 1992 ha qualcosa da insegnare ai nostri politici d’oggi. Si dimisero ministri (in primis Martelli, delfino di Craxi, allora ministro della Giustizia e nel governo seguente De Lorenzo, ministro della Sanità) e diversi deputati,non appena arrivò loro l’avviso di garanzia. Alcuni di loro risultarono poi innocenti, vedi Tabacci, tanto per citare uno dei politici ancor oggi conosciuti ed attivi. Ed addirittura ci fu chi per la vergogna si suicidò, come l’ex presidente dell’Eni Gabriele Cagliari in quota PSI o Sergio Moroni, deputato PSI.

E che dire di cosa succede all’estero? Troppo facile parlare delle nazioni riconosciute più mature come l’Inghliterra, dove ci sono ministri che si dimettono per aver pagato in nero una colf o per aver intestato una multa per eccesso di velocità alla moglie per non perdere punti sulla patente?

O vogliamo parlare dell’ex vicepremier svedese Mona Sahlin che nel 2010 si dimise poiché tra i rimborsi spese rimborsati dallo stato figuravano ben due (e ribadisco due!!!) confezioni di Toblerone?

Ancor troppo facile parlare del ministro greco Roussopulos, dimessosi nel 2008 per uno scandalo immobiliare dal quale uscì in seguito pulito?

Bene, se ancora vi sembra poco, allora cercate di ricordarvi della Turchia, dove nel 2013 lasciarono tre ministri per gli arresti dei propri figli in seguito ad un giro di mazzette ed il premier Erdogan si vide costretto a cambiarne altri 7, con la folla inferocita ad invadere le piazze e a mettere a ferro e fuoco le città

Certo, la nostra nazione è ormai troppo assuefatta al malaffare (lontani ormai i tempi del lancio delle monetine a Craxi davanti al Raphael…), ma forse un moto d’orgoglio e di piazza potrebbe ripristinare quel minimo di legalità e di dignità che manca ormai da tempo in gran parte nella nostra società ed in particolare alla nostra classe politica

P.S. Nel caso a qualcuno uscisse dalla bocca l’espressione “Mamma li turchi” si ricordi quanto detto in questo articolo 😉

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