Mese: aprile 2015

L’ITALICUM ED IL 25 APRILE

ITALICUM

Se non si tratta di deriva autoritaria quella che  si sta palesando in questi giorni intorno alla riforma della legge elettorale, ditemi voi di cosa parliamo.

Proprio oggi è stata liberata la Commissione Affari Costituzionali di ogni voce di dissenso. Tolti di mezzo i 10 deputati della minoranza PD contrari all’Italicum, hanno abbandonato i lavori anche i parlamentari del M5S, Forza Italia, Lega e SEL. Al di là del fatto che non so quanto la sostituzione dei parlamentari del PD sia stata imposta d’imperio da Renzi e quanto, invece, non sia stata una cosa concordata con gli stessi deputati estromessi (non mi stupisco più di nulla ormai…), resta comunque il fatto che una riforma istituzionale di tale portata non è normale che venga portata avanti in questo modo. Era lo stesso Renzi,fino a non molto tempo fa, a dire che le riforme andavano condivise. Forse, col senno di poi, si può ipotizzare che a lui bastasse condividerle con madama Boschi ed il solito nutrito gruppo di pasdaran che andranno sempre più avanti col motto del “Credere, obbedire e combattere” che Renzi sembra voler sposare non nelle parole, ma nei fatti.

E’ strano leggere questa pagina di Avvenire del 6 febbraio 2014, in cui è difficile trovare tante promesse e premesse poi smentite dai fatti di cui si è reso protagonista il premier. Addirittura a soli 7 giorni dalle dimissioni di Letta…

“Se ci sono stati problemi” per il governo – ha detto il segretario Pd, Matteo Renzi – non li ha mai posti il Pd, che non ha mai fatto mancare il suo appoggio in nessun passaggio rilevante. La nostra fiducia è sempre stata costante” anche su temi su cui c’erano perplessità.”

Mentre sull’Italicum e sulle riforme in generale…

Considero un valore che Forza Italia sia con noi in questa discussione sulle riforme – ha ribadito Renzi – E mi sarebbe piaciuto sentire, anche da parte di chi continua a dire che questa iniziativa è problematica, una parola per dire che il fatto che anche Forza Italia sia in questa discussione è un bene per il Paese”, ha insistito. “Noi siamo perché le regole si scrivano insieme. Lo abbiamo sempre detto agli altri e oggi con coerenza, dignità e nobiltà d’animo diciamo che vogliamo scrivere le regole con tutti quelli che ci stanno”

Il percorso non è stato esattamente quello delineato da Renzi, ma da quel “Stai sereno” rivolto a Letta chi poteva ancora credergli? Sta di fatto che lunedì alla Camera si voterà e chissà se a voto palese o segreto. La Boschi si augura a viso aperto (per smascherare i dissidenti e magari metterli ancor più fuori dai giochi di partito di quanto non sia ora), Forza Italia a scrutinio segreto (per dare la possibilità ai Verdini di turno di soccorrere il PD???).

C’è chi dice che se non passerà la riforma, Renzi potrebbe dimettersi e che si vada al voto. Io lo ritengo improbabile, anche perché ritengo improbabile che l’Italicum non veda, purtroppo, la luce. Ma di certo, se Renzi, terzo presidente non eletto da Berlusconi in poi (sempre bene ricordarlo, specie quando si parla di riforme istituzionali), vincesse questa prova di forza e su un tema così delicato, la deriva autoritaria sarebbe conclamata e non solo tentata. Tra le altre cose, come fanno notare molti commentatori (inutile postare link, ne troverete a bizzeffe in rete e con poca fatica), l’Italicum è purtroppo molto simile alla legge Acerbo, per non stimolare cattivi presagi…

Però, tra pochi giorni è il 25 aprile e tutti (o quasi tutti) festeggeremo la Liberazione d’Italia e magari intoneremo il Bella Ciao! C’è chi lo canterà convinto e più forte oggi di quanto non abbia fatto ieri, chi lo farà con l’ipocrisia di sapere cosa si sta compiendo nel paese e di non avere la forza di denunciarlo e di opporvisi e chi lo canterà semplicemente perché se lo dice Matteo, sarà sicuramente cosa buona e giusta

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MATTEO RENZI E LE BALLE SULLE TASSE

Come già successo in passato, pubblico molto volentieri un post dell’amico Michele Anello, che spiega in modo dettagliato ma assai comprensibile i contenuti del DEF come usciti dalla presentazione del duo Renzi-Padoan, con le solite uscite ad effetto dell’imbonitore fiorentino che quanto a frottole, come si sa, non è secondo a nessuno

Non è importante che il popolo sappia,quanto che creda.

Una delle più celebri frasi di Benito Mussolini durante il suo ventennio.Egli era infatti convinto che il potere della propaganda di ammaliare il popolo e di fornirgli false informazioni potesse garantirgli il controllo delle coscienze.Dal ventennio fascista ad oggi molte cose sono cambiate,ma il vizio tutto italiano di unire al potere legislativo anche quello mediatico,è proseguito nel tempo.Al di la degli schieramenti e dei colori politici,chi più chi meno,la politica italiana (di parte governativa) si è sempre servita del braccio della stampa per addolcire bocconi amari da ingoiare o peggio per non dare risalto ad argomenti considerati nocivi per il consenso del governo.Paradigmatica in questo senso la nostra posizione nella classifica della libertà di stampa stilata ogni anno da associazioni non governative come “House of freedom”,che ci vede scivolare sempre più giù,fino quasi a raggiungere paesi del terzo mondo.

Tutto questo preambolo mi è venuto in mente sentendo l altra sera,alla radio,l’intervista fatta al nostro Premier Matteo Renzi sul nuovo documento del DEF.(Documento di Economia e Finanza) La legge finanziaria tanto per capirci.

Ci risiamo,Matteo Renzi non riesce a parlare se non per mezzo del megafono della propaganda.Si fa vanto del fatto che la sua,è la prima legge di stabilità che taglia le tasse,sebbene il documento del DEF firmato dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan e da lui stesso dica il contrario.Una delle più evidenti balle del suo governo: «Ho abbassato le tasse per 18 miliardi di euro».Ma si sa,i pallonari tendono sempre ad alzare il tiro e infatti ieri l’ha sparata un po’ più grossa di quel che faceva fino allo scorso Capodanno:«Diciotto miliardi di tasse tagliate.No,anzi,sono ventuno perchè ho evitato le tasse di Enrico Letta».Da dove vengono quei fantomatici 18 miliardi di tasse ridotte agli italiani?Risposta di ieri del premier:«10 sono i miliardi derivanti dal bonus degli 80 euro e 8 dalle misure legate soprattutto al costo del lavoro». E come mai sia le autorità monetarie internazionali che la stessa italianissima Istat dicono l’esatto opposto,e cioè che la pressione fiscale italiana sia aumentata? Figurarsi se Renzi non ha una risposta anche per questi “soloni” o “professoroni” che tanto male gli vorrebbero: «Le statistiche di autorevolissime istituzioni ci dicono che questi 80 euro sono in realtà un aumento di tasse perchè vengono considerati come prestazioni sociali e non come una riduzione del bonus Irpef,e tutto ciò da fiato a chi dice che le tasse aumentano, ma chi sta a casa sa perfettamente che non è così: gli 80 euro sono una riduzione della pressione fiscale».

Proviamo a mettere un po’ di numeri veri in fila,e poi spieghiamo.Innanzitutto la misura degli 80 euro non vale 10 miliardi,ma 8,7 miliardi.Così è scritto nella tabella finale della legge di stabilità 2015 firmata da Renzi e dal suo ministro dell’Economia.La differenza è di 1,3 miliardi di euro,e non si tratta di bruscolini.(Magari per Renzi contano poco).Entriamo nei particolari che tanto danno fastidio al premier.Quegli 8,7 miliardi di costo del bonus da 80 euro sono stati contabilizzati nella legge di stabilità da Renzi e Padoan e non da quei cattivoni della Ue per 8 miliardi di euro come aumento della spesa pubblica e solo per 0,7 miliardi di euro come riduzione delle tasse.Gli 80 euro sono una regalìa,un aiuto sociale per altro nemmeno dato a chi ne aveva più bisogno.È stata come la famosa scarpa di Achille Lauro data ai napoletani prima del voto,con la promessa dell’altra solo una volta fosse stato eletto.Renzi ha fatto più o meno così:ha promesso che quella regalìa sarebbe divenuta permanente e sarebbe stata allargata ad altre categorie.Si è preso i voti alle europee,e dopo ha mantenuto solo parzialmente le promesse: la scarpa è arrivata per fare il paio solo a una parte di quelli che erano stati abbindolati prima dell’urna.Gli 80 euro di Renzi sono più sostanziosi,ma identici alla social card inventata nel 2008 da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti e tanto criticata anche dal premier e dalle sue attuali cheerleaders di regime. Il documento della legge di stabilità per il 2015 (sempre scritto da Renzi e Padoan,non dai gufi) dice che nel triennio lo Stato spenderà 61 miliardi e 190 milioni di euro di più (16 miliardi nel 2015), e aumenteranno pure le entrate fiscali di 64 miliardi e 313 milioni di euro (10 miliardi in più nel 2015). È la legge di stabilità che ha messo più tasse in assoluto negli ultimi anni. Peggio addirittura di quella 2013 firmata da Mario Monti.E il conto non considera l’aumento della pressione fiscale locale,che pure c’è e finisce nelle stesse tasche: quelle dei cittadini italiani. Perchè Renzi farà pure finta di nulla,accusando sindaci e presidenti di Regioni,ma quando lui taglia loro i trasferimenti,loro se li riprendono aumentando Tasi, addizionali Irpef e altre tasse locali.È accaduto nel 2015,riaccadrà nel 2016 secondo le anticipazioni del Def

Occhi aperti e culo stretto ragazzi!

Aggiungo solo questo grafico che trovo molto eloquente e preoccupante, specie perchè le regioni a statuto ordinario, come si vede, saranno quelle più penalizzate

.Taglio enti locali

E penso ad esempio alla regione Liguria, dove la cementificazione e le alluvioni recenti hanno reso impellente la lotta al dissesto idrogeologico (quella vera, cara Paita, non quella annunciata e non fatta in passato!). Ora le competenze, nel riordino delle province e nella nascita della città metropolitana di Genova, passeranno in gran parte alla regione. E la cosa non lascia certo tranquilli…