LA COMUNICAZIONE DEL PD 2.0

Mi è capitato di leggere in questi giorni diversi articoli di Giuseppe Palma su Scenari Economici e di trovarvi spunti decisamente interessanti. Tra tutti i discorsi sull’Italicum e sul modo di Renzi di portarlo avanti, ho trovato molto pertinente questo stralcio che deve far riflettere bene sugli anni che stiamo vivendo da diverso tempo a questa parte, in particolare dall’inizio della crisi del 2009:

“gli strumenti che il potere utilizza per esautorare e svilire la democrazia sono sempre gli stessi:

  1. si crea ad arte una situazione di grave ed imminente pericolo per lo Stato, oppure di necessità di riforme urgentissime allo scopo di salvare/migliorare le Istituzioni e/o l’economia del Paese;
  2. si condisce il tutto attraverso una campagna mediatica che rimbecillisce il popolo (a tal proposito il potere “ingaggia” alcuni professoroni/espertoni pronti a vendere la propria indipendenza culturale in cambio di riconoscimenti, nomine, scatti di carriera e/o poltrone);
  3. si rende urgente e non più ritardabile l’adozione di misure anti-democratiche facendole digerire per necessarie e salvifiche in virtù di un falso miglioramento della situazione;
  4. si costringono (anche comprandole) le pedine del potere ad adottare queste misure;
  5. si pongono in essere sistemi che rendono quasi impossibile il ripristino delle situazioni pre-esistenti, anche attraverso campagne di informazione a carattere intimidatorio (se non di peggio);
  6. si delegittimano (anche culturalmente) sia le opposizioni che le voci fuori dal coro, arrivando addirittura a tenerle lontane dai circuiti mediatici più seguiti dal popolo!”

Pensateci bene, come un mantra ci sentiamo dire del pericolo imminente per i conti pubblici, che non possiamo più attendere oltre, che siamo all’ultimo treno, che bisogna agire, decidere. E coloro che non accettano questi discorsi sono populisti, gufi, rosiconi e persino sciacalli. Con un coro di regime amplificato dai media con pochissimi distinguo. Ecco quindi che mi sono imbattuto in due articoli sull’Huffinghton post (nota cassa di amplificazione renziana) di due renziani convinti, “Italicum: vogliamo davvero fermare il paese e tornare al via?” di Marco Gay, presidente dei giovani di Confindustria (e già è tutto detto!) e ancor più “Qui si fa l’Italicum o si muore”  di Giulio Di Lorenzo, specializzato in comunicazione ed iscritto al PD per cui ha collaborato orgogliosamente alla campagna per le primarie vinte da Renzi e a quella per le europee del 2014.

Se qualcuno avesse bisogno di un’ulteriore prova per capire il cambio di pelle del PD, ormai uguale alla vecchia Forza Italia col Berlusca saldamente al comando e capopolo per acclamazione,  si legga questi articoli. Già i titoli la dicono lunga, ma il contenuto non lascia dubbi. Prendo il primo articolo di Gay:

“Che fine fa un’azienda dove le carte passano per 14 mesi da un piano all’altro senza che mai nessuno decida? Fallisce. La Repubblica italiana non è un’azienda, eppure ha rischiato di fallire più volte negli ultimi anni”….

Vi ricordate di quando Berlusconi parlava del paese come di un’azienda? Ed ancora…

 “…Che la legge elettorale non ci dia da mangiare è uno slogan tanto banale, quanto offensivo. Non è uno slogan invece ma storia, la nostra, quella di un Paese senza una legge elettorale dignitosa, che rimase bloccato per due mesi nel 2013 per formare un Governo, sprofondando ancora di più nella recessione”…

Ecco..la storia però dice anche altre cose, signor Gay. Ed infine…

“…È il tempo della responsabilità di decidere. Di approvare la legge elettorale oggi, la delega fiscale domani e la legge sulla concorrenza dopodomani. Di dire che l’Italia ha bisogno di correre per tornare grande”

Ma veniamo al secondo articolo, ancora più incisivo. Del resto Di Lorenzo è specializzato in comunicazione, no???!!!

“…Il calcio di rigore va battuto, non si può aspettare in eterno. Se Fabio Grosso si fosse comportato come la minoranza del Pd saremmo tuttora incollati al televisore con un Fabio Caressa esausto e – ormai – sconsolato che non si capacita del perché non l’ha ancora tirato. Non avremmo vinto i mondiali, nessun italiano avrebbe alzato quella coppa e saremmo ancora qui a recriminare la mancanza di coraggio di quel ragazzo che non ha voluto tirare il rigore”…

A proposito, chi era che criticava Silvio per “essere sceso in campo”? Nell’Italia sempre meno panem e sempre più circenses (giochi pallonari) devo ammettere che tirare fuori dal cilindro il rigore di Fabio Grosso sia un vero colpo di genio!

“…Il governo, e in primis Matteo Renzi, si sono presi questa responsabilità. È mai capitato che negli ultimi vent’anni si rischiasse così tanto per il bene del proprio paese? Che io abbia ricordo, direi proprio di no. Mi sembra l’ennesimo esempio, come se ce ne fosse bisogno, del fatto che non esiste più la vecchia concezione di politica: non siamo più di fronte ad un poltronificio, ma ad un servizio per il paese. Punto. E se c’è da rischiare il posto, si fa, senza paura alcuna”…

Il nostro eroe Matteo, puro di cuore, che si immola per il nostro bene. Un vero condottiero!

E chiudo:

“…Non c’è più tempo. Occasioni così non ce ne saranno più. Parafrasando De Gregori, un cantautore a me caro: Qui si fa l’Italicum o si muore”

Termino qua, ma qualcuno spieghi a Di Lorenzo che si possono fare entrambe le cose e simultaneamente…

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