VOGLIO USCIRE DAL KIT KAT KLUB

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Il primo gennaio sono stato a teatro a vedere Cabaret, il celebre musical del’ 66 rivisitato dalla Compagnia della Rancia. La storia forse la saprete già, è quella di uno scrittore americano che si reca a Berlino nel 1931 per trovare ispirazione nella scrittura di un suo romanzo. Si innamorerà di Sally, una ballerina del Kit Kat Klub, un night berlinese frequentato da prostitute ed omosessuali dove tutto è lecito perché come dice il Gran Cerimoniere del Klub, la vita è una sola e si devono abbandonare le preoccupazioni e lasciare spazio al divertimento. La faccio breve, si assisterà ad un crescendo del partito nazista, osannato dal popolo e sottovalutato dai più, fin tanto che gli stessi che hanno applaudito o lasciato che il partito nazista facesse il suo percorso, in un finale brechtiano davvero toccante (nella versione attuale) saranno vittime loro stesse del regime.

Al di là della bravura del cast, mi ha colpito molto, cercando recensioni ed interviste in rete in questi giorni, il pensiero del regista che é esattamente quel che mi é rimasto impresso uscendo da teatro.

“…(Cabaret) è il risultato di un testo e di una storia che conosco molto bene….Credo che sia un tema che non muore mai: l’indifferenza della gente che non si occupa (o preoccupa) di quello che gli succede intorno se non viene toccata direttamente. Allora nacque il nazismo, oggi cosa nascerà?…”

Siamo in una fase storica difficile, siamo colpiti solo da ciò che ci tocca da vicino. Viviamo spesso senza spirito critico, alla giornata. Godiamo delle gioie (effimere?) del momento e cerchiamo la distrazione aiutati in questo, moltissimo dai media nostrani. Trovo che in molti casi si verifichi un’anestetizzazione delle coscienze. Chi critica, chi cerca la verità, denunciando quel che non lo convince, più che risvegliare le coscienze diventa un gufo e un rompicoglioni. Eppure é sotto gli occhi di tutti quel che sta accadendo.

Parliamo dell’Italia…siamo al terzo premier non eletto, siamo ad una sospensione della democrazia, ad un suo commissariamento. Ne abbiamo parlato su queste pagine già parecchio tempo fa, non mi dilungo oltre. Allora vogliamo guardare all’Europa? Si sospende Schengen allorché un attentato colpisce un paese dei “nostri” ma continuano a circolare merci e soldi, compresi quelli che forse vanno a finanziare anche i movimenti come ISIS. O vogliamo parlare del referendum greco tradito? O delle elezioni portoghesi dove al blocco di sinistra non é stato permesso di governare (nonostante la maggioranza parlamentare) e si é formato un governo di minoranza filo UE per non destabilizzare i mercati? In quanti hanno seguito questa vicenda nei paesi occidentali e hanno quanto meno provato ad alzare il sopracciglio???

Penso al 2015 appena passato e mi vengono in mente i “Je suis Charlie”, le bandiere francesi dopo gli attentati di Parigi e mi rendo conto, l’ho già detto sui social e l’ho scritto in un post (abbozzato) che non ha mai visto la luce: la nostra non è solidarietà verso i francesi, è soprattutto paura poiché ci siamo resi conto improvvisamente di quanto siamo vulnerabili in casa nostra. Cerchiamo di non essere ipocriti e di guardare davvero in fondo alle nostre coscienze e ditemi se non mi sbaglio…

Io non so cosa ci sarà dopo questa fase storica, dove sfocerà. Ma so solo che la storia si ripete, se non nella forma nella sostanza. Non so voi, ma io voglio uscire prima possibile dal Kit Kat Klub. Il cabaret lo lascio volentieri agli altri

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