MARIO E LUISA (LUI E LEI), CAPITOLO TERZO

Quella di ieri all’Ansaldo era stata una giornata lunga per Mario. Troppo lunga, come non gli capitava da tempo. Il dialogo con la moglie aveva risvegliato in lui passioni politiche sopite e stava facendo cadere, poco a poco, la maschera che si era costruito per nasconderle.

Guardava i suoi giovani colleghi con l’iphone in mano, con un misto tra incazzatura e pena per loro. Incazzatura per quel mondo virtuale nel quale vivevano, convinti di avere il mondo a portata di mano e sotto controllo, solo perché potevano vedere in tempo reale cosa succedeva a Singapore piuttosto che a New York. E pena perché non si rendevano conto che non erano padroni neppure del loro tempo libero, da non riuscire quasi più a dire la loro neppure per andare in bagno, se non arrivava prima un input dall’alto da parte di qualcuno.  Il loro futuro sarebbe stato certamente peggiore del passato di Mario, di questo lui ne era certo. Eppure qualcuno di loro era anche un idealista, seguiva la politica, ma era convinto di fare la rivoluzione col telefono in mano (smartphone proprio non riusciva a pronunciarlo…), pigiando le dita sulla tastiera, ormai virtuale anche quella, mica come quella del suo Nokia dell’anteguerra. Una loro rivoluzione tutta personale a colpi di faccine e di frasi tutte attaccate precedute dal #. Una cosa che non riusciva a capire a cosa servisse, ma del resto quel cretino di Renzi propagandava le sue riforme a forza di cancelletti, cosa poteva aspettarsi da loro??? Renzi…colui che ha affossato definitivamente l’idea di sinistra…prima o poi quando cadrà farà una brutta fine, accoltellato dai suoi stessi sodali come Cesare. Mario credeva di aver visto il peggio con Craxi ed Andreotti, poi arrivò Berlusconi e lì credette di avere toccato il fondo. Ora con Renzi si rendeva conto di avere cominciato a scavare…

LEI: “Oggi gnocchi al pesto”

LUI: “Basilico di Prà spero…”

LEI: “Eh certo, sennò con quel palato fine che ti ritrovi me lo rimandi indietro…e meno male che sei un normalissimo operaio…”

LUI: “Anche io ho i miei difetti…tu sicuramente quello di non morderti mai la lingua”

LEI: “A proposito di lingua, hai visto che ci sono in tv i festeggiamenti per il 2 giugno?”

LUI: “No, posso evitarmeli?”

LEI. “Guarda…c’era il tuo amico Renzi in tv e tutti i sindaci in parata a Roma ai fori imperiali”

LUI: “Ecco…i fori imperiali, il posto giusto dove seppellire la Repubblica… Ma cosa sono andati a fare i sindaci a Roma? A sfilare per omaggiare la nazione? Quella che grazie agli ultimi governi sta massacrando i comuni? Ora dico…hanno ragione i sindaci a lamentarsi, ma credevo che fossero andati a Roma per portare le chiavi dei comuni sulla scrivania a Renzi, non per sfilare insieme alle cariche dello stato…”

LEI: “Sempre infervorato come ieri?”

LUI: “Non mi dire niente che ho appena letto che Benigni si è appena rimangiato la parola e ha detto che voterà SI’ al referendum di ottobre”

LEI: “Beh…coi soldi che ha preso dalla RAI in questi anni mi sarei stupita del contrario. Prima a parlare della Costituzione, poi della Divina Commedia. A proposito della Costituzione, se era la più bella del mondo perché cambiarla?”

LUI: “Ma lo sai che gli attori un tempo venivano seppelliti in terra sconsacrata?”

LEI: “Ma dai…e perché?”

LUI: “Perché venivano considerati vani, inutili. In pratica perché ingannavano la gente piangendo e ridendo a comando. Cosa ti vuoi aspettare da Benigni?”

LEI: “Del resto lo sapevi che Monicelli lo aveva criticato per il finale de La Vita è bella?”

LUI: “No…perché?”

LEI: “Perché quando arrivano i carri armati a liberare il campo di concentramento, sventolano la bandiera americana, ma in realtà sono stati i russi a liberare Auschwitz. Capisci di chi parliamo?”

LUI: “Un bel paraculo…”

LEI: “Ecco…”

LUI: “Dai che oggi andiamo al mare come ti avevo promesso”

LEI: “Andiamo ad Arenzano in autostrada?”

LUI: “Ma figurati! Cambiamo itinerario ed andiamo a Nervi”

Luisa prese gli asciugamani e i costumi nell’armadio, mentre Mario, caschi in mano si avviò a recuperare lo scooter in garage. Sole, cuore e amore. Non fosse stato tanto idiota quel motto, per quel giorno avrebbe pensato di farlo suo

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