Rifiuti

AMIU – IREN: STORIA DI UNA PRIVATIZZAZIONE SCANDALOSA

Quella che si sta delineando all’orizzonte è la storia di una privatizzazione a tutti gli effetti dove IREN acquisirà entro il 2017 la maggioranza di AMIU, andando oltre l’accordo iniziale votato anche in consiglio comunale di Genova che stabiliva che AMIU restasse a maggioranza pubblica. E’ una storia dove alla fine a guadagnarci saranno il comune di Genova ed IREN, la società “amica” a cui già abbiamo (di fatto) regalato l’acqua pubblica. Ed a rimetterci come sempre, saranno i cittadini ed utenti. 

Mettiamo schematicamente in ordine i fatti:

– AMIU come detto, entro il 2017 passerà per il 51% in capo ad IREN che raggiungerà questa quota non solo grazie a capitali liquidi apportati ma anche attraverso il conferimento di impianti, tra cui il biodigestore di Tortona

– IREN libererà il comune di Genova della zavorra di Scarpino, la discarica genovese, accollandosi i costi che vengono sostenuti per la sua messa in sicurezza e la sua riapertura prevista per il 2017. Costi che però verranno coperti dalle bollette in 10 anni anziché nei 30 inizialmente previsti, con il conseguente aumento delle bollette dei genovesi del 5/6% all’anno a partire dal 2017, solo per coprire questa voce di spesa

– L’assessore Porcile ha dichiarato, a precisa domanda, che nel mese di gennaio verrà stabilita la cifra di vendita di AMIU ad IREN. Una cifra che varia attualmente dai 9 ai 23 milioni di euro. Ora…per dire una fregnaccia del genere devi essere o in malafede (perché in realtà la cifra non vuoi dirla) o impreparato (perché non puoi sparare cifre così distanti fra loro!)

Ci sono poi alcuni fatti che possono sembrare marginali ma che a mio giudizio non lo sono affatto. Ve li elenco e poi ci tornerò sopra con le conclusioni:

– Dopo aver rilasciato alla stampa dichiarazioni sulla contrarietà della regione Liguria alla costruzione di nuovi inceneritori, nel febbraio 2016 il presidente Toti, in conferenza Stato – Regioni, vota a favore del piano del governo per la costruzione di nuovi impianti in Italia

– Fabio Tosi ed il gruppo M5S in regione Liguria vogliono capire meglio la posizione di Toti e c. e presentano due mesi dopo, nell’aprile 2016, una mozione chiedendo che la regione si dichiari contraria senza se e senza ma a nuovi impianti in Liguria. Toti e la maggioranza votano CONTRO alla mozione (per cui non escludono nuovi inceneritori in Liguria). Singolare (ma neanche troppo) la posizione del PD e di Rete a Sinistra che si astengono

Ora vi dico le mie conclusioni e vedremo tra qualche tempo se avrò ragione (sperando di sbagliarmi):

– Doria ha voluto accelerare sull’accordo per poterlo blindare dall’eventuale intervento del sindaco che gli succederà. Non sia mai che il PD perda l’amministrazione (dove il rischio oggi è fortissimo) ed arrivi qualcuno, magari del M5S, che faccia saltare il banco. Gli affari con IREN si fanno sempre volentieri in certi ambienti. Basti pensare al ciclo dell’acqua affidato agli “amici” di IREN nel 2009 fino al 2032 senza gara d’appalto

– Portando a 10 anni e non a 30 i tempi di ammortamento dei costi di Scarpino, il comune di Genova ottiene una rivalutazione del valore di AMIU che le permette di fare più cassa, mentre ad IREN si consente di rientrare prima dei costi riversandoli in bolletta. Ci guadagna il comune, ci guadagna IREN e ci perdono, come sempre, i cittadini utenti, cari signori della sinistra!!!

– IREN libera il comune di Genova di una zavorra non da poco (Scarpino) ma con che contropartita, visto che le discariche, nella direttiva europea sul trattamento dei rifiuti, ormai sono dichiarate obsolete e da abbandonare?

– Qua mi ricollego alla posizione della Regione Liguria sugli inceneritori. Non è che per caso ci sia già un accordo di massima tra comune e regione per permettere ad IREN di attivare nuovi impianti in Liguria? La centrale Tirreno Power di Savona è ferma da tempo per i noti problemi. Sembra che tecnicamente non necessiti di grossi interventi per farle bruciare rifiuti anziché carbone o gas!

– Doria o chi per esso ci vorrà far credere che gli impianti che IREN porterà in AMIU siano benefit non indifferenti. Ma attenzione! Con questi impianti IREN si garantirà il 51% delle azioni e di fatto rimarrà sempre la padrona degli stessi

Insomma…questa faccenda puzza e non poco! 

Infine mi ricollego a quanto sta succedendo a livello nazionale con l’elargizione del governo alle banche in crisi, tra cui guarda caso MPS. 20 (VENTI) MILIARDI DI EURO DI SOLDI NOSTRI, pari ad una bella manovra finanziaria. Fatevi i conti di quanti siano per le vostre tasche. Non vi va? Ve lo dico io, sono circa 400 euro a testa per ognuno di voi. Siete in 4 in famiglia? Fanno 1600 euro, pari allo stipendio di un mese di un capofamiglia. Questo è il regalo di Natale che vi fa lo Stato, la sua tredicesima, ma quella che darete voi allo stato, non viceversa!

Certo che se ci pensate bene…per MPS ed affini i soldi si trovano, ma quando si tratta dei servizi essenziali i soldi non ci sono mai ed allora ci tocca privatizzare. Ieri é toccato all’acqua, oggi tocca ai trasporti, ai rifiuti e persino all’illuminazione pubblica. Quando la finiranno lor signori di prenderci per il culo fatemi un fischio…

Annunci

PROCEDURE D’INFRAZIONE UE: ALL’ITALIA IL TRISTE PRIMATO

Agli ultimi posti per quanto riguarda le virtù e ai primi posti nei vizi e nei difetti. Questo è lo specchio dell’Italia nel contesto europeo, almeno per quel che riguarda l’aspetto pubblico ed istituzionale. Sappiamo già di essere ai primi posti nella corruzione, nell’evasione fiscale, nel rapporto debito pubblico/pil (in cui siamo in buona compagnia della Grecia e del Portogallo), nella pressione fiscale alle pmi (che sono però percentualmente ai primi posti in Europa rispetto al contesto imprenditoriale nazione per nazione) e naturalmente siamo agli ultimi posti per quel che riguarda ad esempio gli investimenti nazionali sulla cultura e sulla scuola, rispetto al pil del nostro paese. Oppure agli ultimi posti per i tempi di pagamento dei fornitori della pubblica amministrazione.
Proprio per quest’ultima condizione, è notizia di alcune settimane fa che l’Italia è sotto procedura d’infrazione per i ritardi con cui lo stato paga le proprie fatture passive. 210 giorni deve aspettare un fornitore italiano per ottenere il pagamento di una fattura a fronte di una media europea di 30-60 giorni. E non è una novità ormai quella di chi per pagare le tasse deve però accedere a prestiti bancari (e/o usurari) per farvi fronte. Magari quegli stessi fornitori che aspettano di veder incassato il credito che vantano nei confronti della PA. La cosa interessante e non dico buffa perché c’è da piangere, è che dall’Europa ovviamente arrivano sanzioni a seguito delle nostre inadempienze. Multe di svariati milioni di euro che non fanno altro che aumentare le difficoltà di liquidità da parte dello stato, con la conseguenza che i ritardi difficilmente potranno migliorare a breve. E che le multe verranno pagate alzando il debito pubblico o inasprendo un regime fiscale già eccessivo. E con la beffa per chi è creditore dello stato, che sarà anch’egli a pagare per le mancanze dello stesso e per i motivi che lo interessano in prima persona.
Ovviamente quella per i ritardati pagamenti della PA è solo una delle infrazioni aperte nei confronti dell’Italia. Ad oggi risultano ben 117 le procedure dell’UE nei nostri confronti. Le trovate tutte qua, quasi nessun settore del nostro vivere quotidiano è assente dall’elenco, ma nel dettaglio si va dalle solite ed annose infrazioni per le quote latte, a quelle per la gestione dei rifiuti campani (ma che ora riguarda anche la discarica romana di Malagrotta), a quelle per l’acqua all’arsenico nel Lazio (procedura di questi giorni), a quelle per i diritti dei vacanzieri che rischiano di non ottenere alcun rimborso dal tour operator che fallisce perché non è stato istituito un fondo che li tuteli, a ragioni ben più serie di farmacovigilanza. Tornando al discorso sui nostri tristi primati riporto le parole di Marco Quarantelli del Fatto quotidiano, riferite ad un suo articolo del marzo scorso di cui vi posto anche titolo e sottotitolo

Procedure infrazione UE

“Ce lo chiede l’Europa”. Ma a Roma si fa davvero tutto ciò che Bruxelles ordina? Sì, ma quasi esclusivamente quando si tratta di usare le cesoie sui conti pubblici. Perché se i nostri politici sono così lesti a obbedire in tema di tasse e tagli, non sono altrettanto solerti nel soddisfare le richieste continue che l’Ue formula da anni in tema di diritti attraverso gli interventi di indirizzo politico e le condanne delle sue Corti di Giustizia: dal risolvere l’emergenza dei rifiuti in Campania, al fare in modo che la P.A. paghi i debiti con le imprese e restituisca loro i rimborsi Iva in tempi ragionevoli, fino al rispetto dei disabili, dei detenuti e dei consumatori. Quando si tratta dei diritti degli italiani, Roma fa finta di non sentire”

Come si può leggere, anche qua sappiamo distinguerci per il meglio. Nel frattempo si sono evidentemente sanati alcuni procedimenti, visto che da 119 si è passati a 117 ed almeno due di questi sono recenti (debiti PA e acqua all’arsenico), ciò non toglie che la cifra sia di tutto rispetto…

E sarebbe interessante capire quanto ci costano tutti questi inadempimenti, quante multe ci tocca sborsare in continuazione, prima che i nostri governanti si decidano a mettere a posto le cose. Alcune fonti tra cui Il Giornale parlavano nel 2012 di circa 10 milioni (9920000 per l’esattezza) forfettari per ogni sanzione, più spese di mora giornaliere variabili dai 22000 ai 700000 € (!!!), unitamente ad una cifra complessiva, da quando le procedure sono partite ad oggi, di circa 3,5 miliardi di euro. Non so quanto questi numeri siano attendibili, di certo qualcosa di parziale lo si trova. Leggete

Multe UE rifiuti Campania

Ed ancora la situazione carceri (fonte Blitz quotidiano.it)

Multe UE carceri

E per l’acqua all’arsenico? Si parla di multa che va dai 250000 ai 500000 € al giorno a partire dal primo gennaio! Che si tramuterà nel mancato trasferimento di fondi UE.

E vogliamo parlare di cosa ci sono costate le sanzioni sulle quote latte? 2,26 miliardi di euro. Ed ora l’UE intima l’Italia di far pagare il residuo in corso di un miliardo e 400 milioni di euro agli allevatori, per non oberare gli altri contribuenti. E sapete cosa succederà se lo stato italiano non seguirà questa direttiva UE? Provate ad indovinare…

Immagine quote latte

…e così, in caso di torto italiano, magari nuove sanzioni, ma a questo punto, una più una meno, chi vuoi che se ne accorga???