UE

MARIO E LUISA SULLA CATALOGNA

Le immagini in tv non lasciano dubbi. La polizia spagnola ha usato la forza per provare a fermare i cittadini catalani che volevano recarsi alle urne. Mario e Luisa sono davanti al tg con lo sguardo stupito ed arrabbiato per quelle violenze e per tanta idiozia da parte di Rajoy…

M. – Ma si può arrivare a questi punti?

L. – Ti riferisci solo al governo spagnolo o anche agli indipendentisti?

M. – Ovviamente al governo. Gli indipendentisti avevano preannunciato questo referendum da tempo e il governo avrebbe avuto tutti i mezzi possibili per delegittimarlo, lasciando i cittadini liberi di andare al voto

L. – E come avrebbe potuto farlo ad esempio, visto che non ho seguito la vicenda?

M. – Beh…intanto si trattava di un referendum senza nessun valore legale perché non previsto dalla Costituzione, secondariamente secondo te i servizi spagnoli non avrebbero potuto infiltrare votanti che non c’entravano nulla, puntare sulle schede che ognuno poteva portare da casa propria per il voto? Dai…il referendum era tanto male organizzato che un governo serio con mezzi più o meno corretti avrebbe potuto mostrare al mondo la farsa di quel che stava avvenendo

L. – Già…invece così la Catalogna indipendentista ha già vinto o comunque ottenuto più di quel che mai avrebbe potuto immaginare

M. – L’Europa aveva già conosciuto un leader europeo inetto, Renzi. Ma Rajoy gli ha fregato la palma del più scemo. Mi stupisce anche il silenzio della monarchia spagnola. Tu, re, lasci che la polizia meni i tuoi sudditi che non fanno altro che voler esprimere il proprio parere in maniera democratica? Ripeto…il referendum non aveva nessun valore legale, ma almeno rispetta i tuoi cittadini. E’ pazzesco tutto questo…

L. – Oltretutto la polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, avevano rifiutato di usare violenza nei confronti dei loro concittadini. E’ dovuta intervenire la polizia di Madrid per fare il lavoro sporco

M. – Vero…ora pare ci siano anche gli estremi di insubordinazione per la polizia catalana.

L. – Rajoy deve almeno sperare che tra gli 800 feriti non ci scappi il morto, sennò per lui sarebbe la fine politica. Del resto, dovrebbe già dimettersi per quel che ha combinato…

M. – Comunque a parte Rajoy, che non ci sia qualcuno nel suo governo a dirgli “Ma che cosa stai combinando?” evitandogli queste figure barbine mi sembra davvero il colmo.

L. – E l’Europa cosa fa? Sta a guardare…

M. – Sì, come sempre…del resto la Catalogna produce il 20% del pil nazionale. Secondo te da Bruxelles non valutano questo aspetto, così attenti alla finanza come sono da quelle parti?

L. – Già…ed ora cosa succederà?

M. – E chi può saperlo? La Catalogna pare abbia avviato le procedure per la dichiarazione unilaterale di indipendenza che Madrid ovviamente non accetterà. L’UE farà la stessa cosa, ma non vorrà comunque rovinarsi i rapporti con la Catalogna. C’era tutto il tempo per mettere in piedi un dialogo diplomatico tra Bruxelles, Madrid e Barcellona. Ora si rischia una guerra civile, perché mi pare che nessuno receda dalle proprie posizioni. La Spagna e l’UE sono riusciti a farsi mettere i piedi in testa da degli Zaia qualsiasi. Ed intanto pure i paesi baschi si sono rifatti sentire…

L. – Sì, mi pare che il loro leader, Urkullu, abbia rilasciato dichiarazioni molto prudenti, tempestive ed intelligenti. Ha appoggiato le idee catalane, ma parlando di mancanza di dialogo tra le parti e chiedendo oggi un referendum concordato con Madrid. Chiamalo scemo questo Urkullu…

M. – Un gigante in mezzo ai nani direi…

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GOD SAVE THE QUEEN (di Claudio Ottolia)

Continuo a leggere un sacco di cose sulla Brexit e a volte devo strabuzzare gli occhi, vedendo con quanta approssimazione si affronti l’argomento, pur di contrastare il volere degli elettori inglesi.

La prima cosa che noto e’ il pessimo segnale che arriva dai governanti dell’Unione all’indomani della Brexit. La Merkel convoca a Berlino Junker, Renzi e Hollande. Io credevo che l’Unione Europea avesse sede a Bruxelles e non a Berlino. Semmai avrebbe dovuto essere Junker ad invitare gli altri (tutti…non solo tre!). Tutti proni  allo strapotere tedesco!

È’ come se ci fosse stato un referendum in Abruzzo e Maroni avesse convocato a Milano Renzi, Zaia ed Emiliano. Gli italiani e i giornali sarebbero insorti.

Come ci può essere un’Unione se decidono solo i tedeschi? Come può piacere ai cittadini un’Unione che impone agli italiani di fare le mozzarelle con la polvere di latte (sì, perchè i tedeschi la fanno così), di variare la tassazione della birra (per la troppa concorrenza che fa il vino)? Come può quest’Unione permettere di chiamare cioccolato ciò che cioccolato non è, solo per fare un favore alle multinazionali ed affossare le produzioni artigiane di eccellenza che facevano troppa concorrenza?!

Voglio ricordare a tutti cosa significò essere proni alla Germania nel 1938 durante la crisi dei Sudeti e prima ancora con l’annessione dell’Austria. I governanti correvano a Berlino e a Monaco in continuazione. La sede della Società delle Nazioni era però a Ginevra…

Cito quanto detto da Elisabetta II: “Se non usciamo dall’Europa la seconda guerra mondiale sarà solo un piccolo bozzo sulla strada in confronto a ciò che ci aspetta“. Credo che gli inglesi, pur ritenendoli antipaticissimi, ci abbiano salvato per la terza volta negli ultimi cento anni. Se l’Unione Europea cambierà in meglio sarà perché loro hanno detto un chiaro NO a questa impostazione di comando. Sono i popoli e le nazioni a dover  decidere, non solo i tedeschi, le multinazionali e le banche.

Strabiliante e’ poi quanto Michele Serra scrive a proposito del fatto che vecchi e ignoranti hanno tolto il futuro ai giovani. Al di là’ del fatto che i numeri non dicono quello (ha votato il 37% dei giovanissimi fino a 24 anni …forse l’Europa non li appassionava troppo…). La fascia di età che ha votato LEAVE e’ la stessa che ha costruito l’Europa nel benessere e nella democrazia e che sta, man mano, vedendosela scippare.

Vorrei ora soffermarmi sugli ignoranti…

Ricordo che l’Europa a trazione multinazionali ha enormemente allargato la fascia dei poveri e di quei quartieri ghetto e popolari che tanto vengono schifati dai delusi dal voto. Cosa pretendevano questi signori, che queste categorie votassero per chi le ha affamate, deluse ed impossibilitate ad acculturarsi?

Rendete sempre più ricchi i ricchi, continuate ad impoverire i poveri e vi assicuro che dal voto di protesta si passerà alle mani. Mai visto una politica economica tanto miope.

Ora un consiglio per tutti: basta starnazzare, sarà meglio riflettere sul perché gli inglesi hanno preso questa decisione e cercare di cambiare questa Europa ingiusta, retta dai potentati . L’Europa del Bail-in, dove se fallisce una banca pagano i clienti. Come se fallisse la Fiat e pagasse il fallimento chi ha comprato le automobili . Invito tutti noi a riflettere per costruire un Europa giusta, rispettosa dei popoli e democratica.

Cordialità a tutti , soprattutto a chi la pensa diversamente.

 

Un vecchio povero e ignorante.

BALLOTTAGGI E BREXIT

LUISA: “Ti registro la partita stasera?”

MARIO: “Che partita?”

LUISA: “Come che partita? Italia-Irlanda, ultima del girone degli europei”

MARIO: “Ah sì è vero, non ricordavo…comunque lascia perdere, tanto siamo già qualificati”

LUISA: “Boh…non so se devo essere contenta o se devo preoccuparmi. Fino a poche settimane fa sapevi persino il nome del cane di Conte e ora non ti interessa neppure la partita…cosa ti è successo?”

MARIO: “Lo sai dai…hai visto i risultati delle elezioni? Belin, cosa vuoi che mi freghi di quel che fa la nazionale!?”

LUISA: “Bella scoppola che ha preso Renzi! Ti dirò che è più significativa la vittoria di Torino che quella di Roma. A Roma era prevedibile dopo tutte le porcate che sono uscite, ma a Torino…oltretutto diciamoci la verità, Fassino, stando a quel che si dice, non è che poi sia stato un cattivo sindaco”

MARIO: “E’ del PD ed ormai tutto quel che tocca Renzi si trasforma in…bratta…Poi ti dirò, avrà anche governato bene ma hai visto le nomine alla Fondazione San Paolo ed il nuovo presidente di IREN, Peveraro? Ha fatto bene la Appendino a chiedere subito il passo indietro di quei due personaggi. E’ emblematica questa cosa…IREN è un’emenazione del PD, odierò sempre questo sistema di partecipate che non sono altro che poltronifici ed il mezzo per dare una facciata pubblica ad interessi privati e di partito “

LUISA: “Resta il fatto che la gente con queste elezioni abbia voluto dare un bel calcio in culo a Renzi. Ha dimostrato di voler cambiare aria, cambiare questo sistema di cose. E Fassino secondo me ha pagato questa cosa, anche se Renzi si è affrettato a scaricarlo”

MARIO: “Certo! Ed il merito grosso del MoVimento 5 Stelle è stato quello di trovare dei buoni candidati, moderati nei toni e concreti nel parlare dei problemi. Ancora mi brucia quel Vinciamo Noi che ci si è rivoltato addosso come un boomerang alle Europee”

LUISA: “Ho anche notato il cambio di atteggiamento dei media…in questi giorni sembra che in molti stiano rivalutando il MoVimento, ne parlano come di una forza politica di governo e non solo di protesta”

MARIO: “Sarà meglio rinforzare le sospensioni del carro, ci stanno già salendo in troppi per i miei gusti”

LUISA: “ E del referendum inglese cosa mi dici?”

MARIO: “Boh…è strano…”

LUISA: “Cosa è strano?”

MARIO: “Quelli che volevano uscire erano dati in vantaggio, poi è stata uccisa quella poveretta deputata che era per il NO ed i sondaggi dall’oggi al domani sono cambiati. Ma non mi convince del tutto questa storia”

LUISA: “Spiega…”

MARIO: “Mi sembra una manovra per tenere calmi i mercati. Ancor più dell’uscita dall’Unione Europea da parte della Gran Bretagna, preoccupano le borse. Non vorrei che fosse una strategia per tenere le gabbie chiuse. Anche perché i bookmakers inglesi continuano a dare l’uscita più probabile della permanenza. E questo mi fa pensare parecchio…”

LUISA: “Anche la regina pare si sia sbilanciata, ma a favore dell’uscita. Pare abbia posto la semplice domanda: Datemi tre buoni motivi per restare nell’Europa. Mica una frase di poco conto…”

MARIO: “E beh…altra scuola…del resto sai cosa disse Churchill nel 1952 in un’intervista? Disse: Tra il giugno del 1941 e l’aprile del 1945 la grande madre Russia ha perso 27 milioni di persone per fermare Hitler. E ci sono riusciti. Se non fosse stato per l’Armata Rossa, adesso a Buckingham Palace ci sarebbe Joseph Goebbels. Io sarei stato impiccato e Sua Maestà sarebbe in esilio, magari in Australia. Quei 27 milioni di morti hanno salvato la libertà della Gran Bretagna, e come inglese non lo dimenticherò mai. A parte la truffa del comunismo, a me i russi stanno anche simpatici. Sono i crucchi che non sopporto. Loro, sono sempre stati il problema dell’Europa. Ne riparliamo tra cinquant’anni quando avranno rialzato la testa: i gravi problemi per le future generazioni verranno da Berlino e non da Mosca, glielo dice uno che li conosce tutti come le proprie tasche. Capisci quanto ci aveva visto lungo?”

LUISA: “Non so cosa sperare, da una parte col cuore spero che l’Inghilterra esca e crei i presupposti per la fine di questa truffa che è l’Europa, dall’altra però…è certo che qualche bello scrollone lo prenderemo”

MARIO: “Intanto vediamo cosa succede…ma se gli inglesi escono corri subito in banca e ritira quei pochi fondi dell’area Euro che abbiamo ancora. Il direttore mi ha detto di star tranquillo, ma se crede che sia scemo se lo scorda”

GREXIT O MENO, TSIPRAS HA GIA’ VINTO

Social network esplodono al NO greco

Tutto gira intorno ad una parola dal duplice significato: compromesso. La Grecia e la Troika possono raggiungerlo oppure tutto ormai potrebbe essere vano (compromesso, appunto…). E alla luce degli ultimi avvenimenti, la seconda ipotesi, con la conseguente uscita della Grecia dall’euro, è sempre più probabile. Ma comunque vada, io credo che che Tsipras abbia già vinto, pur non avendo vita facile sia restando nell’euro che uscendone… Vi spiego il perché della mia considerazione facendo un po’ di cronistoria della vicenda.

A gennaio si sono tenute le elezioni politiche in Grecia, Tsipras si presenta alla guida di Syriza con un programma alquanto ambiguo ma efficace. Vuole la fine dell’austeritá, una politica per una crescita economica che la Troika, coi suoi crediti nei confronti di Atene, rende impossibile. Ma Syriza e Tsipras VOGLIONO RESTARE NELL’EURO. Vorrebbero far cambiare politica alla Troika, ma solo un sognatore (cosa che Tsipras ha dimostrato di non essere ma di essere, invece, alquanto pragmatico) potrebbe crederlo. Ma il popolo sogna di natura e lo elegge “per acclamazione”. Se Tsipras avesse dichiarato di voler uscire dall’euro non avrebbe avuto questo successo. Vuoi perché gli avversari (che già per paura lo tacciavano di populismo) lo avrebbero screditato accomunandolo alla destra estrema di Alba Dorata, vuoi perché la paura la fa spesso da padrona e non ti aiuta se non ti prepari a dovere il terreno per dominarla ed incanalarla a tuo uso e consumo.

Una volta al governo, Tsipras sceglie come ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, economista docente universitario in terra d’America (Austin), deciso e sfrontato quanto basta per essere tacciato di buffonaggine e dilettantismo dai funzionari e ministri della Troika, che di fatto non lo ritengono gradito nei vertici che li vedono contrapposti.

La situazione si trascina per diversi mesi, tra scene di ordinaria drammaticità per il popolo e per le finanze greche, strozzate dai debiti contratti dai governi precedenti. Il clou arriva però a giugno, allorché la Grecia deve onorare un debito di 1,6 miliardi al Fmi, cosa che viene ritenuta impossibile da Tsipras e Varoufakis, stante le difficoltà economiche ateniesi. Ma la Troika ha pronto l’ennesimo piano di salvataggio, fatto di ulteriori lacrime e sangue (riforme), con nuovi “aiuti” buoni solo a strozzare ancor di più l’economia greca, solo per riuscire ad incassare i crediti, conditi da interessi a doppia cifra.

Qua Tsipras sembra cadere e per la prima volta, dubito della sua strategia. Non accetta il piano della Troika, ma fa una controproposta più morbida (trovate tutto in Grexit, il countdown sta scadendo) ma non di molto, tanto che in Grecia si stavano affilando già i coltelli tra le fila di Syriza stessa. Ma avviene quel che non ti aspetti (e che invece Tsipras sapeva o immaginava?): la Troika non accetta, vuole schiacciare del tutto la testa ai greci. E qua Tsipras tira fuori il colpo di genio del referendum…da svolgersi entro due settimane, senza dare troppo spazio e tempo alla propaganda europeista del SI’ all’accettazione delle condizioni della Troika.

Propaganda che comunque si muove, aiutandosi con la sospensione della liquidità di emergenza alle banche greche della BCE. E qua la paura di cui parlavo prima avrebbe potuto fare la differenza, ma l’ha fatta all’opposto. Sentite ad esempio cosa diceva Varoufakis: “Quello che stanno facendo con la Grecia ha un nome: terrorismo. […] Perché ci hanno costretto a chiudere le banche? Per instillare la paura nella gente. E quando si tratta di diffondere il terrore, questo fenomeno si chiama terrorismo. Ma confido che la paura non vinca”. Insomma, risvegliando l’orgoglio greco il NO ha ottenuto il 61%!!! Risultato schiacciante…

Adesso è la Troika ad invocare Tsipras, a cercare una controproposta ed un accordo. E qua altro colpo di genio del duo Tsipras-Varoufakis. Quest’ultimo, l’indomani della vittoria si dimette per non mettere in difficoltà Tsipras nei negoziati.

Ieri Tsipras si è recato a Strasburgo. Tra applausi e fischi ha dichiarato che gli aiuti finora sono serviti alle banche e non al popolo (qualcuno ha ancora dei dubbi???) ma che farà una controproposta promettendo la riforma delle baby pensioni e la rimodulazione dell’iva, ma ponendo come condizione sine qua non,la ricontrattazione del debito.

Sapete cosa succederà? Saranno proposte molto blande (perché dovrebbe peggiorare quelle rifiutate, alla luce della vittoria referendaria???). Se la Troika accetterà, Tsipras avrà vinto mantenendo anche fede a quel programma elettorale tanto ambiguo. Se invece rifiuterà, tanto peggio per l’UE. Tsipras potrà puntare ancor di più il dito e dire di essere stato sbattuto fuori a forza dall’euro e la Troika dovrà spiegare agli altri Stati che l’indissolubilità dell’euro non era un dogma come si voleva far credere.

Non vi ho detto una cosa molto importante…

In questi mesi, Tsipras ha dialogato spesso con Cina e soprattutto Russia, facendo preoccupare non poco Obama che ha fatto pressioni sulla Troika per la ricontrattazione del debito. Ed ieri a Strasburgo Tsipras ha parlato apertamente di questioni geopolitiche facendo ventilare l’idea che si potrebbero aprire le porte del Mediterraneo a forze che non siano della NATO…

Insomma…

Un piccolo stato guidato da un uomo con un coraggio da leone (per qualcuno persino sconsiderato, cosa che non mi trova d’accordo), che sta tenendo in scacco mezzo mondo. Avesse perso il referendum avrebbe terminato la propria carriera politica facendo sprofondare il suo popolo negli abissi. Oggi invece, comunque vadano le cose, lui ha già vinto!!!

P.S. La vittoria potrebbe risultare con uno scotto enorme da pagare, nel caso in cui le istituzioni europee decidano per il muro contro muro totale senza “aiutare” la Grecia nella fase post euro (nel caso si arrivi a questo). Ciò non significa che la storia tributerà comunque a Tsipras i meriti dovuti

GREXIT, IL COUNTDOWN STA SCADENDO

E così alla fine la rottura tra Tsipras e la Troika si é avverata, nonostante gli spiragli aperti la settimana scorsa facessero pensare ad un accordo ormai imminente. E la cosa incredibile é che un accordo quale quello prospettato, avrebbe rappresentato sicuramente una sconfitta per Tsipras e per il suo popolo, tanto é vero che ad Atene la minoranza interna di Syriza stava già affilando le lame…
Ed invece succede ciò che non ti aspetti, che a far cadere l’accordo sia la Troika (ora Brussels Group…la sostanza non cambia), che non si accontenta di vincere, ma vorrebbe stravincere, imponendo ulteriori sacrifici alla Grecia.

Va ricordato che Tsipras aveva già previsto nella sua proposta una riforma (seppur più morbida di quanto richiesto dalla Troika) delle pensioni, aumenti dell’Iva tranne che per le isole più povere, tagli alla difesa per 200 milioni (a fronte dei 400 richiesti dai creditori), tasse sui beni di lusso e tassa suppletiva del 12% sulle imprese con più di 500.000 € di fatturato, proposta quest’ultima addirittura bocciata dai creditori.
Tutte misure volte a raggiungere l’obiettivo non trascurabile dell’avanzo primario dell’1% che se nn raggiunto avrebbe fatto scattare clausole di salvaguardia con ulteriori tagli alla spesa. Ecco perché Tsipras sembrava aver già perso, tradendo un programma elettorale che diceva in sostanza “Stop all’austerity! Programma che, detto francamente, cozzava non poco col fermo proposito di non abbandonare l’area Euro, a meno di non voler credere all’idea di una Troika che si sarebbe ammorbidita.

Ecco quindi che il referendum indetto da Tsipras stupisce non tanto per l’aspetto di grande democrazia che rappresenta, bensì per il fatto che ammettendo a priori (in campagna elettorale) l’impossibilità di restare nell’euro, tale referendum sarebbe stato totalmente superfluo. Ma forse in fase elettorale faceva ancora paura pensare ad una tale ipotesi e Syriza non avrebbe raggiunto il risultato eccezionale che le permette di governare. Solo così mi posso spiegare le contraddizioni del programma di Tsipras.

Va comunque aggiunto che se Grexit deve essere (per me é solo questione di tempo e neppure molto), meglio che avvenga non per una Grecia sorda ai richiami dell’Eurogruppo e che decide a priori ed unilateralmente di defilarsi, bensì per l’intransigenza dei creditori, ormai più che conclamata.
Basti pensare che non é stata concessa un’ulteriore proroga di 15 giorni a Tsipras per poter svolgere senza problemi (si fa per dire…) il referendum. Referendum che appare oggi, alla luce di questo niet, dall’esito ancor più scontato.

Sarebbe cambiato poco del resto…basti pensare alle prossime scadenze della Grecia, oltre al miliardo e 600 milioni del 30 giugno:
– 13.07 450 milioni da rimborsare al FMI
– 20.07 3,5 miliardi da rimborsare alla BCE
– 01.08 200 milioni da rimborsare al FMI
– 20.08 3,2 miliardi da rimborsare alla BCE
9 miliardi circa…come vedete, il countdown era partito da tempo…

Chiudo con una semplice considerazione…

Forse era destino che partisse  dalla Grecia, culla della civiltà europea e della democrazia, la disgregazione di questa UE, non tenuta insieme dai propositi di fratellanza tra i popoli celebrati dall’Inno alla gioia (leggetevi il mio Inno alla gioia…ma quale gioia?), bensì solo da cinici trattati economici e finanziari.
Speriamo che questo segnale di democrazia che ci arriva dalla Grecia ci faccia capire che la conquista del passaggio dallo stato di sudditi a quello di cittadini non debba mai più essere rimessa in discussione da nessuno!!!

RIPRESA, IL VORREI MA NON POSSO DELL’ITALIA

Quando leggo di ripresa economica e leggo certi articoli, mi domando davvero se siano in tanti a rendersi conto di cosa si stia parlando. Intanto diciamo che dal 2008 l’Italia ha perso la bellezza di 10 punti percentuali di Pil e non è un’ipotetica crescita dello 0,6% come previsto dalla Commissione Europea (badate bene che nel DEF di aprile, Renzi e Padoan si erano dichiarati prudenti con una stima dello 0,7) che ci deve far saltare di gioia. Sempre ammesso che anche questa stima non venga rivista al ribasso come già successo negli anni passati, allorchè a fine anno si tracciava un segno meno dove ad inizio anno si ipotizzava che fosse positivo.

Bisogna aggiungere inoltre che nel DEF si ammette l’impotenza della nazione nel tentativo di risollevarsi. Tant’è vero che viene dichiarato apertamente che lo 0,6% del potenziale aumento del PIL lo si dovrà a fattori esterni (calo del petrolio e dei tassi di interesse in seguito alla politica BCE). Insomma di nostro, nella migliore della ipotesi ci metteremo ben poco (0,1%).

Siamo la nazione cresciuta meno tra i paesi del G7 in  questi anni, basta guardare questo grafico dell’ONS (ufficio nazionale statistico della Gran Bretagna) per rendersi conto della differenza.PIL 2008-2015

Ma del resto, ci sono altri dati a parlare chiaro. Guardatevi quanto è cresciuto il reddito reale medio degli italiani dal 1995 ad oggi…

Redditi in UE

Praticamente nulla. Ed è in calo anche nel 2014 nonostante un’inflazione media dello 0,2%! Quindi il calo è da considerarsi ancor più accentuato di quanto la curva potrebbe far credere. Siamo in Europa quelli messi peggio e senza soldi in tasca…dove vogliamo andare???

Del resto le nostre aziende continuano a navigare in mari perigliosi ed il tessuto produttivo, spina dorsale della nazione, continuerà a fare fatica, col risultato che l’unico vero obiettivo sarà la sopravvivenza più che la crescita. I motivi? Proprio oggi due articoli arrivati sulla mia casella mail mi hanno dato da pensare e la loro concomitanza mi ha convinto a scriverne come non facevo da tempo. Le fonti sono autorevoli, la CGIA di Mestre e la pagina pmi.it che tanto materiale mi ha già fornito in passato. Partiamo dal primo articolo

CGIA

Come se già non fosse sufficiente a capire le zavorre che devono trascinarsi dietro le imprese, vi cito ora il secondo articolo, il cui titolo la dice già lunga

Credito imprese sos fatture insolute

Nel 2015 i tempi medi di attesa per ottenere pagamenti caleranno del -4%, ovvero si passerà ad una media di 110 giorni contro i 115 giorni del 2014. Per le insolvenze aziendali il calo atteso è del -2% rispetto al 2014. Miglioramento che però non appare sufficiente a risollevare le imprese, soprattutto le PMI, e la loro necessità di liquidità. In più si tratta di un dato quasi doppio rispetto a quanto previsto dalla normativa e nettamente superiore a tutti gli altri grandi Paesi occidentali. Tra gli 11 mercati occidentali analizzati, la situazione migliore si registra in Olanda, negli Stati Uniti e in Russia, con poco più di 50 giorni. In Italia, dunque, sono ancora troppe le fatture insolute e ancora è troppo ampio il fabbisogno di credito delle imprese. Secondo le ultime rilevazioni oltre il 70% delle imprese italiane soffre di problemi di liquidità riconducibili al ritardo nei pagamenti e tale situazione a sua volta genera nuovi debitori.

…Per quanto riguarda il ritardo nei pagamenti dalla PA, l’ammontare dei debiti della Pubblica Amministrazione è sceso di soli 5 miliardi di euro, rispetto ai 70 miliardi stimati. In realtà i debiti della PA saldati nell’ultimo anno, anche a fronte delle misure attuate dal Governo per risolvere l’annoso problema dei ritardi nei pagamenti dalla PA, è stato di 30 miliardi di euro, ma nel frattempo si sono generati nuovi crediti arretrati…”

Certo, l’articolo chiude dicendo di una congiuntura positiva (che conferma quanto detto in precedenza sui fattori esterni) e di un effetto EXPO su cui non concordo molto (forse quello 0,1% che spera il DEF di Renzi?), ma mi domando: se l’Italia stenta a crescere (per i motivi citati) in un momento di congiuntura così favorevole (e forse irripetibile!), cosa succederà quando le condizioni internazionali peggioreranno nuovamente?

IL DISCORSO ALLA NAZIONE CHE VORREI DA NAPOLITANO

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“Care italiane e cari italiani,

l’anno che sta terminando è sicuramente uno degli anni più difficili che avete dovuto affrontare. Ne sono consapevole, così come sono consapevole che non avreste potuto fare di più e che non vi si possa chiedere di più dei sacrifici che state già facendo. Sono sinceramente dispiaciuto per non aver potuto e saputo fare di meglio per portare la classe politica a rendersi conto della reale situazione di disagio e di malessere che pervade il paese. E per portare a dei veri e non solo annunciati tagli dei costi e dei privilegi della politica. Questo è il mio più grosso rammarico e di questo vi chiedo umilmente scusa. Così come vi chiedo scusa per aver assistito impassibile agli acquisti degli F35, mentre si succedevano tagli alla sanità, ai servizi sociali, alla scuola e alle forze dell’ordine. Primi ed essenziali servizi di una nazione che vuole ancora definirsi civile e progredita.

Come sapete questo è il mio ultimo discorso alla nazione, per cui vorrei lasciarvi alcuni buoni propositi per il futuro. Partiamo dicendo che la priorità è assolutamente quella del lavoro. Quello dei padri di famiglia, quello dei giovani costretti sempre più ad emigrare fuori dai nostri confini. Ogni giovane che lascia l’Italia è una ferita che brucia sulla pelle mia e dei nostri governanti. Una risorsa che si perde. E dobbiamo fare mea culpa anche di questo e di tutte le leggi sul lavoro, partendo dalla Fornero per arrivare al Jobs Act che oltre a peggiorare le condizioni di chi ancora lavora, non fanno nulla di concreto per poter dare ai giovani un’occupazione degna e per tutelare chi il lavoro lo perde. Non è questo il modello di nazione che avevano in testa i nostri padri costituenti.

Così come non era questa l’idea di Europa che noi tutti pensavamo quando abbiamo detto sì al referendum. Un’Europa che è ormai unita solo dai vincoli economici. Che se non allentati porteranno ben presto a disgregare quel tessuto storico e culturale che era alla base dell’Unione. Mentre cerchiamo “più Europa” in realtà non diciamo altro che “più Euro”, cercando solo di proteggere la moneta unica, come se bastasse questo a farci amare (e non come avviene viceversa) il progetto alla base di tutto, l’unione dei popoli. La dimostrazione ce l’abbiamo con Mare Nostrum, in cui i partner europei di fatto lasciano noi italiani da soli a risolvere il problema degli sbarchi degli immigrati. Nè capendo, troppo preoccupati da vincoli di bilancio e dal rispetto dei trattati economici, di quel che succede ai confini dell’Europa. L’Isis tra non molti anni sarà un problema assai più serio del Fiscal Compact o del Patto di Stabilitá. C’è qualcuno in Europa che se ne sta accorgendo? Stanno andando avanti le nostre diplomazie per capire se esistono (come deve essere) possibilità di dialogo e di convivenza reciproca tra il mondo occidentale e quello islamico?

Veniamo a dare uno sguardo alle nostre istituzioni e al loro stato di salute. Gli avvenimenti degli ultimi anni non sono stati certamente dei migliori per la nostra democrazia. Circostanze anomale mi hanno portato a compiere gesti politici che non ripeterei se potessi tornare indietro nel tempo: la mia rielezione a causa del mancato accordo tra le forze politiche e per i dissidi interni di una di esse e la nomina di tre presidenti del consiglio non eletti democraticamente. Pensavo nel momento in cui presi certe decisioni che quella fosse la soluzione migliore. Non era così. Una democrazia  matura non deve aver bisogno di gesti eroici (quale la mia rielezione come è stata ricordata da gran parte del mondo dell’informazione) e non deve avere paura di andare ad elezioni. Non so cosa sarebbe successo, forse i partiti si sarebbero resi conto del danno arrecato alla nazione e sarebbero corsi ai ripari, mentre un ricambio politico si sarebbe potuto profilare, senza che si mettesse a rischio la democrazia come ho sempre pensato.

Ormai il passato è passato, vi lascio in dote questo pensiero affinché chi governa la nazione ne faccia tesoro. Auguro a voi tutti un 2015 migliore di molti degli anni passati sotto la mia presidenza”

Questo è un discorso che riterrei già passabile da Napolitano (e che mai sentiremo, s’intenda…). Sarebbe troppo chiedere scusa anche a quella parte di nazione che come lui ha detto di recente, pratica un’antipolitica potenzialmente sovversiva. Dimenticando quel periodo storico, fatto di veri e gravi atti sovversivi da parte delle BR, che ha mietuto vittime innocenti e destabilizzato pesantemente i poteri dello stato. Mi piacerebbe anche che una volta tanto si parlasse di sviluppo sostenibile, di beni che devono restare inequivocabilmente pubblici. Penso alla sanità, alla scuola, ma anche ai beni di prima necessità tra cui l’acqua, su cui il governo Renzi con lo Sblocca Italia di fatto aiuta le partecipate più grandi a tenerne il controllo. Vorrei che poi invitasse Renzi a rendere pubblico il patto del Nazareno (benedetto dallo stesso Napolitano) su cui si fonderá probabilmente anche l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e che racchiude in sè i principi su cui si incardina lo status quo della partitocrazia.

So che è chiedere troppo, come so che del presidente Napolitano, augurando ancora lunga vita all’uomo, non sentirò assolutamente la mancanza

P.S. Sinceri auguri a tutti i miei followers e a tutti i lettori occasionali (sperando di ritrovarvi presto su queste pagine) per un sereno e felice 2015!