Abolizione CIG in deroga: aumentano le disuguaglianze tra le imprese e tra i lavoratori

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Ho criticato e continuo a criticare quelle che non sono figlie di una riforma epocale sul lavoro, come l’ha chiamata il premier, ma solo delle misure palliative ed elettorali, per cui tra aumenti TASI, abolizione delle detrazioni per il coniuge a carico, aumento della tassazione sulle rendite, i soldi rischiano spesso di entrare in una tasca ed uscire dall’altra.

Però c’è una cosa che mi fa pensare e criticare ancor più l’esecutivo, sperando che possano cambiare le cose di qua ai decreti attuativi. E cioè l’abolizione della CIG in deroga. Resteranno solo l’ordinaria e la straordinaria come detto da Poletti.

Per quella in deroga, ci sarà una trasformazione nell’ASPI, l’indennità di disoccupazione in vigore dal primo gennaio 2013, ma i lavoratori saranno comunque a spasso. A me sta bene riformare l’istituto della cassa, usata spesso con eccessi e sprechi, ma ci sono aziende che non hanno né la cassa ordinaria né quella straordinaria, in particolare tutte le imprese con meno di 15 dipendenti. A dire il vero la CIG in deroga era nata nel 2009 per mano del governo Berlusconi proprio per fornire un ammortizzatore sociale alle imprese che non erano oggetto della CIGO (cassa integrazione guadagni ordinaria) e della CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria). Errore è stato estenderla anche alle aziende che già avevano esaurito la CIGO e la CIGS, creando sì un’ulteriore protezione a quelle imprese e dipendenti in difficoltà, ma tenendo così in vita aziende a cui si era già data una grossa mano con le prime due forme di cassa. Quindi togliere la CIG in deroga agli altri lo trovo un modo per accentuare una sperequazione di diritti che già esiste tra lavoratori e tra imprese.

Ed il tutto accade proprio nei giorni in cui Cottarelli presenta il piano con 85000 esuberi tra i dipendenti pubblici da oggi al 2016. Io non so se i numeri siano giusti, non ho mezzi e motivi di dubitarlo, ma coi propri occhi ognuno di noi può testimoniare di istituti pubblici dove il servizio è carente anche per mancanza di personale (penso in particolare alla sanità). E diciamo che non si parla di licenziamenti, bensì di rialloca menti e blocco del turnover.

Tornando a bomba, o meglio al Bomba ;), Renzi ha subito tacciato Cottarelli dicendogli che la scelta sarebbe toccata alla politica, considerandolo alla stregua di un commercialista e tranquillizzando così l’esercito degli statali, noto serbatoio di voti tanto a destra quanto a manca da sempre in Italia, in una sorta di mutuo soccorso tra politici e dipendenti (per i quali spesso e volentieri i posti di lavoro sono stati creati fittiziamente e/o “elargiti” con logiche di partito, v. casi dei concorsi truccati per il quale in rete non si fa fatica a trovare miriadi di esempi ). Ovviamente i sindacati sono già pronti a dare battaglia. Sentite in particolare le dichiarazioni dei confederali. Ne riporto un sunto dall’articolo evidenziato

La Cgil definisce la proposta di Cottarelli “l’ennesimo attacco al sistema pubblico e del welfare”. La Cisl parla di una “ riedizione dei passati tagli lineari”, parla di dieci anni di blocco delle assunzioni e 6 anni di stop alla contrattazione” I dipendenti pubblici vengono indicati” come  un costo e non come una risorsa”. La Uil :” Basta con il pubblico impiego come bancomat del governo”.

Interessante quest’ultima dichiarazione. I dipendenti pubblici come bancomat del governo…fatico a ritrovare la calma…

Beh…del resto li capisco…facile crearsi e mantenersi consenso (tessere) sui grandi numeri, più difficile farlo in piccole o addirittura microimprese, dove spesso oltretutto il rapporto diretto imprenditore-dipendente è più stretto di quello lavoratore-sindacalista.

E se c’è questa disparità di diritti tra lavoratori delle aziende a cui viene tolta la CIG in deroga e lavoratori della PA per cui la riduzione prevista da Cottarelli  resterà molto probabilmente un tabù, va anche ricordata (cosa che non mi risulta ad oggi smentita, anzi viene rilanciata dal blog di Beppe Grillo) l’istituzione della CIG per i dipendenti dei partiti. Forzatura che porterà ad usare la cassa per nascondere uno stato di evidente disoccupazione, viste le probabili riduzioni di personale nei partiti. Riporto le parole della Lanzillotta, vicepresidente del Senato nelle file di SC

“La cassa integrazione è fatta per lavoratori di settori in crisi, in vista del risanamento strutturale dell’azienda da cui vengono in quel momento licenziati». Un uso improprio, come quello previsto dal decreto sul finanziamento ai partiti, rischia di avere conseguenze tutt’altro che positive. «Il fatto di utilizzare le risorse per la cassa integrazione per i lavoratori dipendenti da un partito significa toglierla a lavoratori di fabbriche ed aziende che hanno un futuro e che possono avere un risanamento, per le quali però non vi saranno risorse perché queste saranno state assorbite impropriamente dai dipendenti dei partiti”

Ecco…mi pare non ci sia da aggiungere altro

 

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